Lavoro e passione: ecco il miracolo Sonego

Lorenzo racconta la sua scalata e un 2019 ricco di soddisfazioni. Dai quarti a Monte-Carlo alla vittoria nell'Atp 250 di Antalya (su erba!) passando per la partita con Federer al Roland Garros. "Da junior - dice - ero scarso, ma coach Arbino ha sempre creduto in me"

05 dicembre 2019

Gipo Arbino, il suo maestro prima, coach adesso, ci aveva sempre creduto. Andando contro il parere di molti e contro i risultati che – a livello giovanile – stentavano ad arrivare. Aveva ragione lui, alla fine, e adesso Lorenzo Sonego si sta riprendendo tutto con gli interessi: si trova a essere numero 52 al mondo e 3 d'Italia in un momento in cui il tennis tricolore sta godendo di una salute straordinaria e sconosciuta negli ultimi 40 anni. In altri tempi, nemmeno troppo lontani, il torinese sarebbe stato il faro del movimento. Oggi, è quasi nascosto nel gruppo azzurro, che conta su personaggi come Matteo Berrettini, Fabio Fognini e sull'emergente Jannik Sinner.

“Meglio così – taglia corto il diretto interessato confermando una delle sue qualità principali: l'umiltà – perché essere numero 1 d'Italia ma stare più indietro nel ranking, in un movimento in difficoltà, sarebbe stato molto meno stimolante. Adesso questi risultati danno carica a chiunque, me compreso. Matteo e Fabio si meritano di stare davanti perché hanno vissuto un'annata straordinaria, mentre io devo lavorare ancora parecchio per essere alla loro altezza”.

ERBA A SORPRESA
Un discorso che si riflette poi sulla Nazionale e sulla nuova Davis, dove finora Lorenzo è rimasto a guardare: “Non posso fare paragoni col passato – spiega – perché semplicemente non ero mai stato coinvolto. Adesso che faccio parte del team, posso dire che è un onore esserci, malgrado il nuovo format della Davis non ci abbia del tutto convinto, né a me né ai miei compagni. Detto questo, l'atmosfera della Nazionale è qualcosa che ti fa crescere, dunque spero di continuare a farne parte e poter dare il mio contributo”.

Lorenzo è uomo per tutte le stagioni, per tutte le superfici. Anche se forse prima di questo 2019 non lo sapeva nemmeno lui. “Sull'erba non mi aspettavo di fare un risultato importante, come vincere l'Atp ad Antalya. I primi due tornei erano finiti con altrettanti primi turni, quindi non avevo particolari speranze. Ma la fiducia c'era, fin da parecchio tempo prima. In quel senso Monte-Carlo è stato determinante, e anche con Federer a Parigi, la mia bella figura l'ho fatta. Diciamo che non c'è mai stato un match dal quale mi sono trascinato dei rimpianti”.

Di obiettivi, Sonego ne ha eccome. Tanti e ambiziosi. Ma l'umiltà e la disciplina del lavoro prendono il sopravvento su tutto il resto. “Sono orgoglioso del mio percorso diverso rispetto a tanti altri colleghi, ma ammetto che gli anni da junior di alto livello mi mancano. Perché non ho ottenuto risultati? Semplice, ero troppo scarso (risata, ndr). Poi Gipo mi ha fatto capire cosa valevo, ha continuato a lavorare e adesso quello che vedete è merito soprattutto suo. Con un altro coach non sarei qui intorno al numero 50 del mondo. La classifica? sono arrivato già molto in alto e per salire ulteriormente devo solo pensare a lavorare duro, anche se in ultima analisi dipende pure un po' dal destino. Nel frattempo, però, non voglio precludermi nulla. Il sogno? Giocare le Finals a Torino, la mia città”.

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