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Michele Vianello, il Next Gen che non si mette fretta

Classe 2001 come Sinner, il ravennate dopo aver vinto 6 tornei Open è stato decisivo in A1 per la salvezza dello Sporting Club Sassuolo: “Soddisfatto della mia stagione visto che venivo da un infortunio al polso e che frequento il liceo statale. Sogno di scalare il ranking Atp e laurearmi”

di Gianluca Strocchi | 14 dicembre 2019

Si divide fra banchi di scuola e racchetta, però il 2019 che sta per andare in archivio è stato ricco di soddisfazioni sul campo per Michele Vianello. Rientrato a Ravenna dopo tre anni passati al centro federale di Vicenza e uno a Palazzolo, il 18enne ha dettato legge negli Open andati in scena in Romagna nel corso della stagione – sei i titoli messi in carniere – per poi recitare un ruolo di primo piano in serie A1 nelle fila dello Sporting Club Sassuolo. Il club emiliano, alla sua seconda avventura nel massimo campionato maschile, ha guadagnato la salvezza senza dover ricorrere agli spareggi grazie a un team tutto tricolore, che insieme a Stefano Napolitano ed Enrico Dalla Valle ha avuto proprio in Vianello uno degli uomini-squadra (si è aggiudicato cinque dei sei singolari disputati, oltre a tre doppi).

“CHE SALVEZZA IN A1 CON SASSUOLO”

Siamo riusciti a centrare l’obiettivo della permanenza in categoria senza dover passare dai play-out in un girone davvero tosto, comprendente formazioni che non nascondevano le loro ambizioni come Forte dei Marmi e Crema, o la stessa Siracusa, poi approdata alle semifinali. Esserci lasciati alle spalle il team versiliese e quello lombardo non è risultato di poco conto - sottolinea con legittimo orgoglio il giovane nato il 3 gennaio 2001 - e il merito è di tutta la squadra, nessuno escluso: ogni componente si è fatto trovare pronto quando è stato chiamato in causa e ha saputo dare il proprio prezioso apporto alla causa. E alla fine ci è addirittura mancato un solo punto per raggiungere i play-off, se avessimo magari pareggiato alla prima giornata in Sicilia dove abbiamo ceduto di misura… Vuol dire che ci proveremo l’anno prossimo se il club riesce a conservare l’ossatura di questo gruppo. Devo dire che a me piace il campionato a squadre, perché presenta aspetti emotivi e stimoli particolari in uno sport prettamente individuale come il tennis. Personalmente mi ritengo soddisfatto: sono stato schierato in tutte le sei giornate, vincendo cinque singolari e tre doppi, alcuni dei quali decisivi per l’esito dei confronti. E’ vero che, come già lo scorso anno, abbiamo costruito la nostra salvezza in casa, aggiudicandoci le tre sfide disputate sul boltex di Sassuolo, che rende ancora più efficaci certi aspetti del mio gioco”.

Sei Open vinti nel 2019 e le pre-quali al Foro

Il positivo risultato in A1 non è che il coronamento di una stagione vissuta da protagonista da Vianello, a differenza di altri suoi coetanei però a livello di Open nazionali e non nel circuito internazionale. Una scelta dettata da un insieme di ragioni. “Per un infortunio al polso sono rimasto fermo sette mesi, praticamente fino quasi a giugno. Poi ho giocato alcuni Futures ITF, però le nuove regole di assegnazione dei punti Atp erano penalizzanti, per cui ho preferito dedicarmi all’attività Open, prevalentemente in Romagna, anche perché dovevo pensare alla scuola. Dopo essere tornato a Ravenna, frequento infatti il liceo scientifico-sportivo statale ogni mattina, con il sabato libero. I risultati agonistici sono stati assai soddisfacenti, nelle competizioni individuali ho giocato una cinquantina di match in stagione, con sei tornei vinti e due finali, una delle quali nella tappa BNL all’Ambrosiano Milano che dava accesso alle pre-qualificazioni degli Internazionali d’Italia. E calcare i campi del Foro Italico, anche se durata poco, è stata un’esperienza speciale”. 

“Credo nella Ravenna Tennis Academy”

In particolare Michele (dovrebbe salire da 2.4 a 2.2 nelle classifiche nazionali) ha messo in bacheca i trofei degli Open di Cervia (doppietta vincente, prima a maggio e poi a luglio), Bagnacavallo, Ravenna (due: CT Cesarea e CT Zavaglia) e Massa Lombarda, oltre alla finale a Cattolica (fermato dall’altro azzurrino Luciano Darderi) e ai quarti a Villanova di Bagnacavallo. Ora che è rientrato alla base veste un po’ i panni del “figliol prodigo” al Circolo Tennis Zavaglia, che ospita la Ravenna Tennis Academy, guidata da Roberto Perticarà e Patricio Remondegui. "Sono partito proprio da questi campi quando avevo 8-9 anni dopo aver mosso i primi passi alla Zalamella con Nicola Gambi e sono cresciuto con Omar Urbinati come maestro. Dopo un paio di mesi di ambientamento ora mi sento davvero parte integrante di questo progetto. Certo, quando sei seguito direttamente dalla Federazione, hai una via maestra da percorrere, tracciata dai tecnici che sono al tuo fianco. Adesso c’è un po’ più di autonomia nella programmazione, anche se rimane fondamentale il confronto con lo staff della Ravenna Tennis Academy per la metodologia di lavoro e l’approccio ai match".

“IL SEGRETO DI SINNER? LAVORATO IN PROSPETTIVA”

Michele, a differenza di altri under azzurri, non è arrivato a respirare l’aria degli Slam junior. “All’inizio devo riconoscere che un po’ di rimpianto c’era per non essere riuscito a calcare quei campi prestigiosi, però con il passare del tempo me ne sono fatto una ragione, considerando che non può essere un punto d’arrivo. Anche perché lo stesso discorso può valere anche per altri tennisti italiani che sono comunque stati capaci di farsi largo nel circuito professionistico e quindi vivere poi da protagonisti i Major veri”. Il riferimento, solo per rifarsi a casi recenti, è a Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego, ma anche a Jannik Sinner, uno che lui conosce bene per averlo avuto come compagno nelle Nazionali giovanili (entrambi classe 2001) ed esserselo trovato di fronte spesso, ad esempio nei Tricolori under 16 due anni fa, sui campi della Canottieri Mincio Mantova, quando il talento altoatesino s’impose nei quarti. “Qual è il suo segreto? Credo sia uno dei pochissimi che ha sempre lavorato con un progetto ben chiaro in prospettiva futura, per costruirsi appieno come giocatore, dal punto di vista tecnico, fisico e mentale, senza preoccuparsi più di tanto dei risultati che poteva ottenere a livello giovanile. E ora, grazie al suo talento e all’applicazione che mette nel fare le cose, sta raccogliendo i frutti di quanto seminato nel tempo”, il giudizio del ravennate.

“Ecco i miei sogni: ranking Atp e laurea”

Vianello, come ogni 18enne, non può non avere comunque qualche sogno nel cassetto per il futuro più o meno prossimo. “Punto ad arrivare tra i primi 200 della classifica mondiale, così da poter cimentarmi almeno nel circuito challenger, continuando però al contempo gli studi universitari, perché vorrei laurearmi in Scienze Motorie”.
Chissà se nei prossimi giorni scriverà pure lui una letterina indirizzata a quella famosa casetta di Rovaniemi…

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