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Marion Viertler: sulle orme di Sinner

Classe 2001 e altoatesina come Jannik, è il nome nuovo del tennis femminile italiano. In questo scorcio finale di stagione si è messa in luce in Egitto vincendo al debutto assoluto in un main draw il suo primo titolo in carriera

di Luca Fiorino | 10 dicembre 2019

Dal freddo di Silandro al caldo del Cairo con in mano un biglietto di sola andata. È iniziata così due settimane fa l’avventura nel mondo professionistico di Marion Viertler, salita agli onori della cronaca dopo aver conquistato il primo titolo della carriera all’esordio assoluto in un tabellone principale di un torneo ITF. Il caso ha voluto che fosse proprio l’Egitto, terra millenaria notoriamente avvolta da un alone di mistero, a svelare il talento della giovane altoatesina.
Promossa a pieni voti dalle qualificazioni, Marion ha sbaragliato la concorrenza imponendosi su tutte le avversarie incontrate sul proprio cammino a suon di smorzate a fil di rete e improvvise variazioni di ritmo. Un regalo di Natale scartato con immenso stupore dalla stessa Marion e fatto recapitare in un insolito contesto all’ombra delle piramidi egizie. “Siamo partiti con l’ambizione di superare le qualificazioni e ottenere il mio primo punto ITF - confessa l’altoatesina - sinceramente non mi aspettavo di poter giocare a questo livello, ma partita dopo partita cresceva l’autostima e di pari passo anche la fiducia nei miei mezzi”.

La storia di Marion

Marion Viertler nasce a Silandro, piccolo comune in Val Venosta, il 26 novembre del 2001. Mamma Gudrun ha studiato teologia ed è attualmente assistente spirituale in un ospedale, mentre papà Walter, oggi sacrestano, è stato un insegnante di religione. Tra Marion e il tennis è amore a prima vista già all’età di 4 anni. Nel 2009 si trasferisce al Tc Merano, a circa 30 km più a est di Silandro, sotto l’egida di Renato Ercolani. “Quando l’ho vista giocare per la prima volta ho sin da subito intravisto ottime qualità - racconta Renato, suo attuale coach - allora aveva i capelli lunghi e portava un cappellino che le copriva quasi per intero il viso. Sembrava un fumetto in carne e ossa! (ride, ndr). Ciò che mi colpì a primo impatto - prosegue - era il modo in cui si muoveva in campo e accarezzava la palla. Se esistessero i campionati mondiali di pittino - aggiunge - credo che si sarebbe divertita un mondo”.
Marion disputa in questi anni qualche torneo Open nelle vicinanze di casa senza spingersi oltre e senza accantonare gli studi presso l’istituto alberghiero . “Dai 12 ai 16 anni avrò giocato non più di una decina di tornei Tennis Europe - rivela Viertler - dopodiché non ho preso parte ad alcun torneo ITF juniores perché non ne sentivo la necessità. Adesso, anche in virtù di quel che è accaduto in queste settimane in Egitto, ho intenzione di fare sul serio con il tennis”. Le difficoltà in questo lasso di tempo non sono mancate. In un momento buio, circa due anni fa, Marion aveva infatti anche preso in considerazione l’idea di smettere definitivamente ancor prima di mettersi realmente alla prova. “Abbiamo corso il serio rischio di perderla per strada. Per nostra fortuna - spiega Ercolani - si è ricreduta e ha ritrovato la voglia di divertirsi giocando a tennis. Sarebbe stato inutile forzarla a fare un qualcosa che non l’avrebbe più resa felice”.

L’arte della semplicità

Nell’era delle apparenze la semplicità rappresenta una grande virtù, ma occorre un duro lavoro per raggiungerla nonché gusto per apprezzarla appieno. Introvabile su qualsiasi piattaforma social, è più facile trovarla comoda su un letto a leggere un libro o ad ascoltare buona musica. “Mi definisco una ragazza genuina e spontanea che ama stare in compagnia delle proprie amiche. Allergica ai social? No, semplicemente non sono presente perché non ho mai sentito il bisogno di esserci”. 

La recente vittoria al Cairo non ha cambiato di una virgola il suo modo di essere. “È rimasta con i piedi per terra - spiega Ercolani - ma non avevo dubbi a riguardo. Deve credere però di più in se stessa, al nostro arrivo al Cairo pensava di dover affrontare ragazze con due teste e quattro braccia (scherza, ndr). Questa settimana riceverà una wild card per disputare l’ultimo torneo dell’anno e poi ci focalizzeremo sulla prossima stagione. È una ragazza che non si tira mai indietro con una naturale propensione al lavoro. Sono fiducioso”.

Fantasia al potere

Una spiccata vena creativa sul rettangolo di gioco, un tennis vario ed imprevidibile che rompe la monotonia degli schemi moderni ed esce all’ordinario. Questo, in sintesi, è lo stile di Marion Viertler. “Dispone di un bagaglio di soluzioni piuttosto ampio - ammette il coach - che le permette di distinguersi dalla massa. Ritengo abbia ampi margini di miglioramento sia da un punto di vista squisitamente tecnico che tattico. A volte abusa fin troppo delle palle corte, delle sortite a rete o del back di rovescio anche in situazioni di gioco impossibili. Bisogna naturalmente ancora lavorarci tanto ma il cammino intrapreso è quella giusto”. 

Il punto debole è il servizio, ancora troppo vulnerabile e lento per poter compiere un importante salto di qualità nell’immediato. Sebbene il potenziale sia di tutto rispetto, Renato Ercolani preferisce volare basso. “Non siamo di fronte a nuova stella del firmamento WTA. Siamo all’inizio di una strada ancora lunga e sbilanciarsi oggi potrebbe essere controproducente. Finché non si raggiunge un livello tale da poter vivere di solo tennis, è inutile esaltarsi oltremodo. Adesso bisognerà alzare l’asticella per capire fino a dove potremo spingerci” conclude.

Il rapporto con Sinner e gli obiettivi futuri

Marion Viertler è l’ennesimo prodotto proveniente dalla scuola dell’Alto Adige. Un serbatoio di talenti che negli anni ha dato i natali a giocatori del calibro di Andreas Seppi e più recentemente a Sinner. “Io e Jannik siamo coetanei e ci conosciamo fin da quando eravamo bambini - rivela Marion - abbiamo giocato per anni i campionati a squadre in Alto Adige, ma da quando si è trasferito a Bordighera da Riccardo Piatti non ci siamo più visti. Sono contenta per i risultati che ha ottenuto e per come si stia facendo valere nel circuito maggiore. Seppi? Non l’ho mai incontrato, ma mi piacerebbe conoscerlo un giorno”. Non capita tutti i giorni di esordire in un main draw di un torneo ITF portando a casa un titolo al primo tentativo né di inanellare una serie di dodici vittorie consecutive. “È stata una grande sorpresa anche per me - confessa la tennista di Silandro -. L’anno prossimo cercherò di incrementare l’attività giocando più tornei possibili con lo scopo di migliorare il mio tennis. Obiettivi futuri? Un domani spero di entrare in top 10 anche se i miei due sogni nel cassetto sono vincere il Roland Garros e giocare la Fed Cup con l’Italia”.

In un periodo di stagione avaro di tornei in calendario, Marion Viertler ha calamitato l’attenzione di molti appassionati confermando quanto già si era detto in questi mesi: l’aria di montagna fa bene. Guai adesso però a cadere in tentazione con pericolosi accostamenti (leggasi la nuova Jannik Sinner in gonnella) o a etichettarla prematuramente come nuova predestinata del tennis italiano. La storia di Viertler è il classico esempio di come non esista una ricetta ideale per arrivare ad affacciarsi nel mondo professionistico. Ogni percorso di crescita, infatti, differisce da giocatore in giocatore con tempi e risvolti spesso contrastanti. Non ci resta che incrociare le dita e aspettare speranzosi. In religioso silenzio.

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