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Berrettini e le emozioni del primo Slam da top ten

Matteo è a Melbourne già da una decina di giorni: per lui i prossimi Australian Open saranno il primo Major che affronterà da top ten. "Sto sempre meglio, sia sul piano fisico sia su quello mentale, e mi sento pronto. Per completare la preparazione giocherò a Kooyong mercoledì contro Anderson e giovedì probabilmente contro Tsitsipas”

di Dario Castaldo - da Melbourne | 16 gennaio 2020

Sabato ha saggiato la "Margaret Court Arena" con Travaglia, domenica la "Melbourne Arena" con lo slovacco Martin e nella mattinata di lunedì anche la "Rod Laver Arena", scambiando per due ore con Dimitrov nel derby tra i due semifinalisti degli ultimi Us Open. Un climax che ricorda l’ascesa fisica, mentale e tecnica vissuta da Matteo Berrettini in un 2019 da sogno, iniziato con un titolo sulla terra rossa, proseguito con un acuto sull’erba e culminato nella final four dell’ultimo Slam stagionale, con l’ingresso tra i top 10 e la ciliegina del best ranking. Quello che - numeri alla mano - è il miglior tennista italiano degli ultimi quattro decenni è arrivato in Australia il primo giorno del 2020 da numero 8 del mondo e fresco dei galloni di "most improved player" della passata stagione.

“A fine 2018 ero andato a Londra per seguire un corso organizzato dall’ATP e mai avrei pensato di ritrovarmi dopo un anno con i big alle Finals. Per cui mi sembra strano dire che faccio parte del gruppo dei migliori del mondo, ma è quel che racconta la classifica”. Martedì, prima di salire ancora di livello allenandosi proprio contro quel Monfils battuto a New York e che gli ha conteso fino alla fine l’ultimo badge per Londra, Berrettini ha sistemato la sveglia prima del solito e si è presentato col borsone in spalla a Federation square, nel centro di Melbourne, per raccontarsi ai microfoni della Radio-TV australiana SBS, concedendo un’ora del suo tempo alle curiosità degli italiani d’Australia.

"A parte ricevere richieste per interviste radiofoniche ad orari improbabili" - ha scherzato - "anche da top 10 continuo a vivere la mia vita di tennista con lo stesso atteggiamento, la stessa adrenalina e la stessa voglia di fare che ho sempre avuto. L'importante è cercare di rimanere con i piedi per terra e continuare a lavorare come abbiamo fatto per arrivare fin qui". Matteo ogni tanto parla al plurale, perché non dimentica mai l’apporto - dentro e fuori dal campo - di Vincenzo Santopadre, cui riconosce molti meriti, compreso quello di non fargli mai venir meno la passione per questo sport.

“Vincenzo mi ha sempre messo in guardia dal rischio di arrovellarmi" - spiega Berrettini, che si definisce un ragazzo riflessivo, qualche volta anche troppo - . "E una delle svolte dell’anno scorso è avvenuta proprio quando ho cominciato a vivere tutto con maggior leggerezza e ho trovato l'equilibrio tra istinto e ragionamento, tra l'essere presente e l'essere pesante. Il mio coach dice sempre che vedere il bicchiere sempre mezzo pieno serve per allenare una mentalità vincente e che finché l’approccio è positivo le fondamenta sono buone”.

Atterrato nel giorno in cui il cielo di Melbourne era coperto da una coltre di fumo, il 23enne romano si è lasciato alle spalle quegli acciacchi che in via cautelare l’hanno tenuto lontano dall’Atp Cup e sta lavorando per ritrovare la forma e le sensazioni giuste a 55 giorni dall’ultimo match, quello di Coppa Davis contro Fritz. “Sto sempre meglio, sia sul piano fisico sia su quello mentale, e mi sento pronto per affrontare il primo major da top 10. Per completare la preparazione giocherò a Kooyong mercoledì contro Kevin Anderson e giovedì, probabilmente, contro Tsitsipas”.

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