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Musetti: "Che emozione rivedere la Rod Laver Arena"

Dodici mesi fa il 17enne di Carrara diventava il primo italiano a vincere un titolo junior a Melbourne Park. Un successo storico, e da brivido per i due match point annullati in finale allo statunitense Nava. E quest'anno Lorenzo, grazie ad una wild card, sarà in campo nelle qualificazioni

di Dario Castaldo - da Melbourne | 13 gennaio 2020

“Rivedere la Rod Laver Arena mi ha fatto una grande impressione”. Il 26 gennaio scorso, mentre l’Australia celebrava la festa nazionale, Lorenzo Musetti diventava il primo italiano a vincere un titolo junior a Melbourne Park. Un successo storico per definizione, reso epico dai 2 match point salvati in finale contro Nava. E grazie al quale il 17enne di Carrara, numero 357 del mondo, si è ripresentato down under con un pass al collo e una wild card per le qualificazioni del primo Slam del 2020. “Ho guardato tante volte gli highlitghs di quella partita - racconta Lorenzo, arrivato a Melbourne con 10 giorni di anticipo sull’inizio delle quali - e sul telefonino conservo la foto in cui bacio la coppa. Il cimelio ce l’ho in bella evidenza su un armadio all’ingresso di casa. E anche se ci passo sempre meno tempo, quando ci vado la vedo sempre”. Quella vittoria si è tradotta in grande popolarità, sui social e nella vita di tutti i giorni. E Lorenzo, che nonostante il look da frontman di una boy band è un ragazzo riservato, ha fatto inizialmente fatica a digerire tutte quelle attenzioni. “Almeno fino a Bergamo avvertivo molta pressione, poi gradualmente mi sono abituato a quella situazione e ho imparato a gestirla. Spero solo che d’ora in poi la popolarità vada di pari passo con i miei risultati”.

Dopo il successo in Australia, quelli di Lorenzo Musetti sono stati risultati positivi, sicuramente in linea con gli obiettivi prefissati. “Il 2019 è stato un anno bellissimo, ricchissimo di esperienze e di prime volte. Da junior mi sono tolto tutte le soddisfazioni possibili: ho conquistato un major e sono diventato numero 1 ITF. Poi mi sono confrontato con i professionisti e ne sono uscito bene", aggiunge.

"Inizialmente l’obiettivo era di entrare tra i primi 300 del mondo, poi i parametri che determinano le classifiche sono cambiati in corsa e ho perso parecchie posizioni, ma nonostante questo ho concluso l’anno col mio best ranking, anche se con qualche rimpianto per alcune sconfitte evitabili come quella nei quarti ad Ortisei. Se avessi vinto quella partita avrei fatto un salto ulteriore, e in generale se non avessi buttato via alcuni match avrei un ranking migliore e potrei entrare nei tabelloni dei challenger”.

Bergamo ha anche coinciso con la nascita della stella di Jannik Sinner, la cui esplosione da una parte gli ha tolto i riflettori di dosso, dall’altra ha ridotto quella luce negli occhi che rischiava di diventare fastidiosa.

“Quello che ha fatto Jannik nel 2019 è stato incredibile. Si merita tutto - fama, popolarità e successo - e spero che continui a gestirli al meglio anche grazie ad un team molto capace e ricco di professionisti di alto livello. Quanto a me - spiega con lucidità Lorenzo, che compirà 18 anni a marzo ed è 7 mesi più giovane dell’altoatesino - cambia poco essere il riferimento degli appassionati e dei media italiani. Però forse è un bene che al centro dell’attenzione adesso ci sia lui, così mi tolgo un po’ di pressione di dosso. E comunque è tutto il movimento che sta beneficiando degli incredibili traguardi individuali. Non parlo solo di quelli di Berrettini, ma anche di quelli di Sonego, di Travaglia e via dicendo. I loro risultati fanno bene a me, a Giulio (Zeppieri; ndr) e anche a Jannik”.

L’assenza di pressione significa anche una maggior serenità nell’affrontare le tappe della scalata assieme al suo storico capo-cordata, coach Simone Tartarini. Musetti sa che il percorso è lungo e non ha fretta di arrivare in cima.

“Dal punto di vista fisico stiamo lavorando tanto per far crescere la mia massa muscolare. Mentalmente l’obiettivo è evitare il più possibile gli alti e i bassi nel corso dei match. Tatticamente devo rendere più semplice il mio tennis. Mentre tecnicamente stiamo cercando di rendere più efficaci i colpi di inizio gioco. Soprattutto la risposta, dalla quale dipendono molte delle mie fortune. In realtà ci abbiamo sempre lavorato, ma adesso ci stiamo mettendo ancora più attenzione. Soprattutto qui a Melbourne, anche se i campi sono più lenti rispetto all’anno scorso”.

E se un anno fa gli avversari si chiamavano Sach, Nguyen e Draxl, adesso potrebbero chiamarsi Chung, Klizan o Sugita. Musetti guarda il bicchiere e scopre che è pieno: “Sul piano tecnico le quali di uno Slam somigliano ad un challenger: l’ambiente è diverso e gli stimoli sono maggiori, ma bisogna affrontare tre avversari con una classifica compesa tra la 110ma e la 250ma posizione mondiale”. 

E sei mesi fa, all’Aspria di Milano, il 17enne cresciuto tennisticamente a La Spezia ha già battuto il n.110 del mondo. Anzi, in quella circostanza ha lasciato solo un game al giapponese Taro Daniel.

“Sono cresciuto nella consapevolezza di poter stare a questo livello - spiega - e anche se il Lorenzo Musetti che sogno io non si è ancora formato, non ho fretta. L’obiettivo è quello di giocare un match  alla volta. La vittoria da junior qui deve essere un punto di partenza ma anche rappresentare un trampolino di lancio. Spero che questo torneo lo sia”. 

Quanto ai traguardi stagionali, il Musetti-pensiero è preciso: “Il primo obiettivo è crescere sul piano tecnico, fisico e mentale, partendo dal limare i miei punti deboli. In termini di ranking, mi piacerebbe arrivare ad entrare nelle quali di uno Slam grazie alla mia classifica. Spero di farcela già a Parigi, ma se succedesse a Wimbledon non mi lamenterei. Dopodiché tra due anni spero di vedermi nei top 100. Il mio sogno da bambino”.

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