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Pellegrino 2020 secondo coach Aldi

Il pugliese ha una voglia matta di arrivare in alto. In questa intervista, il suo coach Francesco Aldi ci racconta quali sono le sue ambizioni e le sue possibilità, all'inizio di un'annata importante

di Alessandro Nizegorodcew | 09 gennaio 2020

“Ha una voglia incredibile di arrivare in alto e confrontarsi con il tennis di vertice”. Coach Francesco Aldi descrive così il suo neo allievo Andrea Pellegrino, da sempre considerato un giocatore dal potenziale importante. Grande atletismo, turbo rovescio e un dritto che, pian piano, sta diventando un’arma importante e sicura. Nato a Bisceglie il 23 marzo 1997, attuale numero 336 Atp, Pellegrino ha vissuto un 2019 complicato, senza un coach di riferimento, all’inseguimento di un salto di qualità che, nonostante qualche buon torneo a livello challenger, stenta ancora ad arrivare.

È giunta così la decisione di affidarsi all’allenatore siciliano, che fa base da alcuni mesi a Roma. “Abbiamo svolto una lunga preparazione invernale al Forum Sport Center di Roma – prosegue ‘Aldino’, ex numero 111 Atp nel 2005 – della quale sono molto soddisfatto”. Pellegrino durante la stagione si allenerà qualche settimana all’Accademia di Bari con Vincenzo Carlone, ma la sua base sarà romana.

Partiamo dalla preparazione e dal team.
“Abbiamo passato l’inverno al Forum Sport Center grazie all’ospitalità dei fratelli Piccari e della proprietà. A Roberto Marcora, che seguo già dalla scorsa stagione, si sono aggiunti Alessandro Bega e proprio Andrea Pellegrino, che hanno lavorato duramente insieme al preparatore fisico Luca Fortini. È stato con noi anche Federico Gaio, allievo di Daniele Silvestre, che ha completato il team di allenamento. Si è venuto a creare un ambiente piacevole, che ha permesso la formazione di un gruppo coeso e affidabile. Sono molto contento complessivamente della preparazione invernale, che è durata circa 5 settimane”.

Che giocatore è Andrea Pellegrino?
“Non è un tennista che scopriamo oggi, lo si conosce da tempo. È un ottimo giocatore che possiede qualità fisiche e tecniche di livello assoluto. Può far bene sulla terra battuta ma anche sul veloce, dove nel tempo potrà probabilmente togliersi a mio avviso le maggiori soddisfazioni. Si trova bene a giocare con i piedi sulla riga di fondo e colpisce con disinvoltura con entrambi i fondamentali, anche se il rovescio bimane è certamente il più naturale”.

Su cosa avete lavorato?
“Voglio che entri ancor di più con i piedi dentro al campo, deve rubare il tempo all’avversario. Si muove benissimo, ma non sempre ad alta intensità di piedi. È ancora giovane e sono sicuro che migliorerà in fretta sotto questi aspetti”.

Nel 2019 non è arrivato il salto di qualità. Come vedi Pellegrino a livello di motivazioni?
“È carico, motivato, ha una voglia pazzesca di salire nel ranking e giocare tornei sempre più importanti. Ci vorrà un po’ di pazienza all’inizio, perché non ha la classifica per entrare regolarmente nei Challenger, ma sono sicuro che ci toglieremo parecchie soddisfazioni. Nel complesso ha grandi motivazioni, ma dovrà essere bravo a mantenere la massima attenzione anche nei tornei minori. Andrea ha acuti davvero interessanti ed è capace di battere già i top-100, come avvenuto con Stefano Travaglia a Ortisei, ma manca totalmente la continuità”.
Oltre alla continuità cosa è mancato?
“Maturità, sia caratteriale che di gioco. Deve crescere, capire ancor meglio il circuito, avere pazienza e lavorare sodo, come sta facendo da oltre un mese. Deve tirare fuori anche una maggiore cattiveria, ma vedo già grandi miglioramenti. Sono fiducioso”.

Come vive Andrea il fatto che tanti suoi connazionali, che da giovane era solito sconfiggere, siano già arrivati nel circuito Atp?
“Sto imparando a conoscere Pellegrino in questi mesi. Non è semplicissimo capirlo perché è piuttosto introverso. Quando allenavo Filippo Baldi era come leggere un libro aperto, capivo qualche secondo prima quando stava per lanciare la racchetta o quando era nella fase di trance agonistica. Andrea invece si tiene un po’ tutto dentro. Detto ciò, mi pare che non subisca i risultati degli italiani che gli sono davanti, ma che anzi possano fare da traino”.
Uno sguardo ai giovani del circuito. Chi ti ha colpito di più?
“Sinner è ovviamente quello che ha impressionato maggiormente, non solo per la classifica che ha raggiunto, ma ritengo che anche Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri, che ho seguito attentamente nel 2019, abbiano grandissime doti e siano ben seguiti. Sinner top-10? Penso che potenzialmente possa assolutamente arrivare fin lassù. La cosa che più mi ha colpito è quanto sia migliorato, soprattutto nel servizio e nella risposta, dal Challenger di Bergamo di inizio 2019 sino a oggi. È impressionante”.

Tornando a Pellegrino, quali sono gli obiettivi stagionali?
“Crescere come persona e come tennista. Lavorare, lavorare e lavorare. La speranza è che possa arrivare il prima possibile a una classifica che gli permetta di giocare sempre in tabellone a livello challenger. Ha una voglia matta, ce la farà”.

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