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Fognini, un decennio da 10 e lode

Fabio ha iniziato il 2010 da 54 al mondo e chiuderà la decade da numero 12. Sono solo in dieci ad essere stati tra i Top 100 negli ultimi dieci anni

di Stefano Izzo | 30 dicembre 2019

Di lui dicono che in campo è una testa calda, a volte irascibile. Ma si racconta anche che sia un gran generoso e al tempo stesso papà dolce e premuroso. Negli anni gli è stata imputata scarsa continuità, talvolta l’incapacità di compiere un ulteriore salto di qualità. Ma negli stessi anni, in realtà, Fabio Fognini ha dimostrato di essere un esempio quasi unico di costanza e longevità, un campione in grado di dosare talento, energie e gestire il proprio fisico. In ascesa prepotente, culminata in questo 2019 magico, l’anno migliore di sempre. Il risultato è stampato nella statistica che vede il 32enne ligure sempre presente nella Top 100 nel decennio che sta andando in archivio. Roba per pochi eletti, per la precisione sono solo in dieci. Fabio è stato inquilino fisso nell’élite del ranking dal primo giorno del 2010, quando era 54 Atp, all’ultimo del 2019, che chiuderà in 12esima posizione.

 


FABIO... E I FAB 3

La prima volta oltre la fatidica soglia è datata 12 novembre 2007, quando un Fognini appena ventenne salì al numero 94 grazie alla semifinale di Asuncion. Se non fosse stato per l’infortunio al polso che lo tenne fuori dalle competizioni per buona parte della prima metà di stagione del 2008 ed il conseguente esilio per qualche settimana fuori dai Top 100, il tennista azzurro avrebbe allungato a 12 anni consecutivi la sua presenza nella classifica a due cifre. Nella decade, il club privato annovera tre Fab Four, Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic, mentre Andy Murray ha sporcato la sua percentuale di onnipresente per i noti guai fisici, che lo hanno portato ad un passo dal ritiro. Re Roger ha iniziato in vetta il 2010 e terminerà il decennio sul gradino più basso del podio, mentre Nadal 10 anni fa è partito dalla seconda posizione ed ora chiuderà al comando. Djokovic, invece, era numero 3 ad inizio decade e la chiuderà da numero 2, con in mezzo 275 settimane da leader. Esclusi i tre mostri sacri, nella lista dei 10 eletti che comprende anche i francesi Gilles Simon e Richard Gasquet, il croato Marin Cilic, l’americano John Isner, l’intramontabile tedesco Philipp Kohlschreiber e lo spagnolo Fernando Verdasco, Fabio Fognini è attualmente il più alto in classifica. 

COME IL BUON VINO

Il campione di Arma di Taggia si presenterà allo start del 2020 da numero 12 in classifica, mai così in alto in carriera ad inizio anno. Perché uno dei talenti più cristallini che l’Italia abbia mai avuto è come il vino: “invecchiando” migliora.

Ad inizio 2010 era 54, mentre a metà 2011, dopo lo storico Roland Garros in cui dovette ritirarsi per infortunio alla soglia dei quarti di finale ottenuti grazie alla drammatica vittoria sullo spagnolo Montanes negli ottavi, il 35esimo posto nel ranking ne faceva il nuovo alfiere della truppa italiana. Il 2013 è la stagione dell’ulteriore svolta: i primi titoli Atp nel back to back Stoccarda-Amburgo lo proiettano tra i primi 20 giocatori al mondo e rimandano al mittente l’etichetta di giocatore incompiuto. Nel 2015, in coppia con Simone Bolelli, assapora l’ebbrezza di entrare in Top 10 di doppio, unici azzurri ad esserci riusciti. In coppia con il compagno di Davis, si toglie anche lo sfizio di approdare alle Atp Finals e vincere un match nel round robin. E’ solo un promo di quanto riuscirà a Fabio a livello individuale nel 2019. L’anno della consacrazione. Ad aprile vince il suo nono titolo Atp, ed è il più importante in carriera: il Master 1000 di Montecarlo. Il Principato torna azzurro 51 anni dopo Nicola Pietrangeli. L’exploit monegasco gli spalanca le porte della Top 10, diventando il tennista più anziano al mondo ad aver esordito tra i primi 10 giocatori della classifica. Dopo Wilmbledon salirà addirittura al numero 9 del ranking, cullando il sogno di partecipare alle Finals di Londra, sogno che realizzerà invece il suo compagno di Nazionale, Matteo Berrettini. Il resto è una storia ancora tutta da scrivere.

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