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Giannessi, l’effetto traino per rilanciarsi ad alto livello

Il 29enne ligure con l’aiuto di coach Flavio Cipolla deciso a lasciarsi alle spalle una stagione altalenante: “L’obiettivo principale del 2020 è riuscire a mantenere la prestazione senza cali di tensione. Spero di rientrare in Top 100 e rimanerci: disputerò più tornei Atp e meno Challenger, a cominciare dall’ATP Cup”

di Luca Fiorino | 27 dicembre 2019

L’autocritica è il primo passo per migliorare e riscoprire se stessi. Al termine di una stagione in chiaroscuro contraddistinta da alti e bassi, Alessandro Giannessi è pronto a ripartire più carico e determinato che mai. Nel suo angolo, per il secondo anno consecutivo, ci sarà coach Flavio Cipolla con cui ha lavorato duramente nel corso della preparazione invernale al Tennis Sanremo 1897, uno dei circoli più longevi e con maggior tradizione del nostro Paese. “È stata una bellissima off season nella quale ho avuto modo di allenarmi senza dolori - confessa il ligure - Ho avuto anche la fortuna di poter giocare spesso all’aperto e di focalizzarmi minuziosamente su tanti dettagli con Flavio. Ringrazio Matteo Civarolo per averci messo a disposizione la struttura. In questi giorni mi godrò finalmente la famiglia dopo esser rimasto lontano da casa per diverso tempo”.

Il 2020 si apre con l’ATP Cup in Australia

Il primo appuntamento in calendario nel 2020 sarà l’ATP Cup, nuova manifestazione a squadre creata dall’ATP, in cui Giannessi (numero 148 del ranking) figurerà come riserva in virtù del forfait di Matteo Berrettini. “Sono contento di poter vivere un’esperienza di questo tipo anche se mi dispiace per Matteo - afferma “Gianna” -. Rappresentare l’Italia è sempre motivo d’orgoglio. Inoltre ci sarà la possibilità di guadagnare tanti punti ATP e di misurarsi contro giocatori di altissimo livello”. Il tennista ligure, in bilico tra la Nuova Caledonia e l’Australia, ha sciolto ogni dubbio su dove avrebbe iniziato la propria stagione soltanto la settimana scorsa. “È stato il mio coach ad aggiornarmi su quanto successo. Eravamo a Sanremo ad allenarci quando Flavio ha ricevuto una telefonata. Matteo ha avuto la premura di avvisarmi dato che ero il primo nella lista tra quelli esclusi dall’ATP Cup. Per fortuna non avevo ancora comprato il biglietto aereo per Noumea, dove si gioca uno dei tre Challenger in programma nella prima settimana del nuovo anno”.

ESAME DI COSCIENZA

Un titolo Challenger colto a Vicenza più una finale raggiunta a San Benedetto del Tronto e appena due tornei ATP disputati nel mese di febbraio. L’annata di Giannessi non è stata propriamente all’altezza delle sue aspettative. “È stata una stagione complicata, decisamente troppo altalenante dal punto di vista emotivo – ammette il 29enne mancino di La Spezia -. Mi sono posto delle domande a riguardo e penso di aver accusato un po’ di stanchezza dopo qualche anno di militanza all’interno del circuito. Nonostante questo sono stato in grado di chiudere la stagione nei primi 150 al mondo a testimonianza del fatto che quando mi sentivo bene riuscivo a competere con buoni risultati. Contro Benoit Paire a Marbella non ho concretizzato due match point ma ho espresso un buonissimo tennis. Il francese si è salvato con una delle sue stop volley con la retromarcia, uno di quei punti che difficilmente dimentichi in fretta... L’obiettivo principale di questa stagione - prosegue Giannessi - è riuscire a mantenere mentalmente la prestazione senza subire cali di tensione. Penalizzato dagli infortuni? Prima del Roland Garros mi ha frenato per un mese e mezzo un problema al tendine d’Achille ma non deve essere un alibi. Malgrado moralmente non fossi al top ne sono uscito bene grazie a Flavio e al mio mental coach Stefano Massari. Adesso è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e cominciare col piede giusto la nuova stagione”.

LA FIGURA DEL COACH

Negli ultimi anni il ruolo dell’allenatore sta assumendo all’interno del circuito sempre più importanza e considerazione. La scuola italiana, in particolare, ha prodotto recentemente coach di altissimo profilo, stimati e richiesti ovunque per le loro competenze e qualità umane. “Se da una parte è vero che sono i giocatori a scendere in campo, dall’altra sarebbe ingeneroso non sottolineare il lavoro svolto dai nostri coach - afferma Giannessi -. Un allenatore competente può fare la differenza sul ragazzo e permettergli di esprimersi al meglio. Il percorso di crescita intrapreso dai nostri coach parte da lontano e riguarda un po’ tutti, sia coloro che sono alle prime esperienze che quelli più navigati”.

“Con Cipolla lavoro per completarmi”

Fra i nuovi allenatori che ben si stanno comportando dopo un passato di tutto rispetto sul rettangolo da gioco, spicca proprio il nome di Flavio Cipolla, attuale coach di Alessandro Giannessi.“Flavio è un ragazzo molto intelligente, un po’ come lo era anche in campo. Con alle spalle una bellissima carriera da tennista - dichiara “Gianna” - sta già dimostrando di essere tagliato per fare l’allenatore. Ha tutte le carte in regola per calarsi in questa veste con eccellenti risultati”.

Dopo aver speso parole al miele per il proprio coach, il tennista ligure ammette di riporre grande fiducia in lui al punto di lasciargli carta bianca su molte decisioni. “Mi sta dando una grossa mano per cercare di completarmi. Stiamo lavorando molto sotto rete per trovare più sensibilità e sulla risposta di rovescio, un colpo da sempre un po’ carente nel mio repertorio. Inoltre stiamo cercando di rendere il dritto un colpo ancora più performante”.

LA SLITTA DA TRAINO AZZURRA

L’ottimo stato di salute del movimento italiano non trova riscontro soltanto ai piani alti del circuito maggiore. L’Italia, difatti, con ben 15 titoli conquistati da 10 giocatori differenti è stata la nazione ad essersi aggiudicata nel complesso più tornei Challenger nel corso dell’ultima stagione. Un dato strabiliante che avvalora i grossi passi in avanti compiuti nelle retrovie. “La stragrande maggioranza di questi splendidi risultati è dovuta all’effetto traino - spiega Alessandro -. Inutile girarci attorno, il tennis è uno sport individuale che ti porta delle volte a ragionare in chiave egoistica. Vedere un altro ragazzo del tuo livello che improvvisamente ottiene exploit incredibili ti stimola tantissimo. Ora spesso passano quasi in secondo piano gli ottimi risultati nel circuito Challenger, cosa che dieci anni fa sarebbe stato assurdo anche solo immaginare”. 

Per l'Italia è stata un’annata da incorniciare anche nel circuito mondiale juniores con tanti talenti che si sono messi in luce a suon di belle giocate e vittorie prestigiose. “Sinner, Musetti e Zeppieri sono il futuro del nostro tennis. Oggi anche i più giovani sono costretti ad accorciare i tempi per emergere - rivela “Gianna” -. Abbiamo così tanti giocatori pronti a farsi valere che c’è l’imbarazzo della scelta. Stiamo vivendo un momento magico”. 

PIANIFICAZIONE MIRATA

Una programmazione ambiziosa è indispensabile delle volte per poter compiere un ulteriore salto di qualità. Alessandro Giannessi ha le idee chiare sui propri obiettivi e su quali siano le scelte migliori da fare per ritrovare la strada verso la top 100. “Spero di rientrarci e rimanerci per più tempo questa volta - afferma il ligure -. Negli anni ho sempre cercato di dividermi tra ATP e Challenger perché mi è sempre piaciuta l’idea di alzare l’asticella e confrontarmi con avversari di spessore. I motivi sono molteplici: i tornei ATP sono organizzati meglio, ti confronti con i più forti ed è anche più facile, almeno per me, esprimersi a un livello più alto. Lo scorso anno io e Flavio avevamo deciso di giocare qualche Challenger in più per provare a risalire in classifica ma i risultati non sono stati soddisfacenti. Nei Challenger oramai trovi un ambiente molto competitivo, con tanti ragazzi in rampa di lancio pronti a farti mangiare la polvere. Per tali motivi proverò a mettermi in gioco disputando più tornei ATP e meno Challenger. Inoltre dedicherò maggior spazio al cemento in quanto ritengo possa portarmi dei grossi benefici sul piano del gioco. Obiettivi di ranking? Nessuno in particolare, conteranno le prestazioni e la voglia di dare il massimo in campo. Sono del parere che si possa vincere come perdere ma che l’atteggiamento debba essere sempre lo stesso, specialmente nei momenti difficili. Ecco, questa corrente di pensiero è venuta un po’ meno negli ultimi mesi ed è per questo motivo che da quest’anno si dovrà cambiare registro”.

Il tennista ligure inaugurerà il 2020 con l’ATP Cup e le qualificazioni a Melbourne, dopodiché sarà atteso dallo swing sulla terra sudamericana (Challenger di Punta del Este, Cordoba, Buenos Aires e Rio de Janeiro) e dai tornei Masters 1000 di Indian Wells e Miami.

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