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La hit 2019 dell'orchestra azzurra

Abbiamo scelto i 5 match più significativi dei tre tenori italiani in questa stagione. Fognini a Montecarlo, Berrettini a Wimbledon, Us Open e ATP Finals. Sinner alle Next Gen

di Stefano Izzo | 26 dicembre 2019

Un 2019 principesco. Se pensiamo al tennis maschile italiano, è difficile trovare aggettivo più calzante per descrivere l’anno che sta per andare in archivio. L’anno del rinascimento, degli stereotipi abbattuti, delle barriere finalmente infrante. Delle promesse mantenute e di quelle rinnovate per un 2020 ancora più intrigante. Una bomba azzurra innescata da Fabio Fognini, Principe al Country Club di Montecarlo, detonata con l’escalation di Matteo Berrettini e deflagrata definitivamente con Jannik Sinner, principino della nuova generazione. Una stagione resa ancor più straordinaria dalla continua ascesa di Lorenzo Sonego e dalla coralità di un movimento nazionale che ha portato ben 8 italiani tra i primi 100 dell’Atp. Un’orchestra sinfonica imperniata sui tre tenori, da cui abbiamo preso spunto per la nostra Top 5, la hit delle partite più rappresentative per i nostri giocatori in questi 12 mesi magici.

MONTECARLO: FOGNINI-LAJOVIC 63 64

Fabio sceglie il giardino di casa per la vittoria più importante della carriera. E’ il primo Master 1000 col sigillo di un italiano dal 1990, anno di introduzione della nuova categoria di tornei. Ci riesce Fognini da Arma di Taggia, una manciata di kilometri dal Principato, sui campi in terra rossa, sfondo mare, che lo hanno visto crescere. La Costa torna Azzurra grazie al 31enne tennista ligure, quarto italiano ad indossare la corona del Principato, oltre mezzo secolo dopo Nicola Pietrangeli. Se in semifinale batti l’11 volte Re di Montecarlo, Rafa Nadal, non puoi lasciarti sfuggire l’occasione. Non può fermarti neanche una coscia malconcia e tantomeno il serbo Dusan Lajovic, alla prima finale di lusso in carriera. “Se mi avessero detto che sarei tornato a casa con la coppa mi sarei messo a ridere” racconta Fabio col trofeo tra le mani. E invece è tutto vero. Fognini ripercorre i pochi kilometri dell’autostrada dei fiori da numero 12 del mondo. Di lì a poco abbatterò la barriera dei Top 10. Il fiume azzurro è in piena.

Wimbledon: Federer-Berrettini 61 62 62

Ottavi di finale: a lezione dal Maestro. "Ho preso una stesa, ma mi porterò dentro tante informazioni da questa partita. Giocare con Roger è sempre stato il mio sogno, poi figuriamoci su questo campo. In ogni caso sono orgoglioso del mio percorso. Dalle sconfitte ho sempre imparato e mi servirà anche questa volta". Matteo Berrettini è appena uscito dal Centre Court di Wimbledon. Un’ora e 14 minuti di gioco, appena 5 games raccolti. Un lampo, ma quanto basta a raccogliere informazioni sufficienti. Gli servirà, eccome se gli servirà. La campagna sull’erba ha già portato il titolo a Stoccarda e la semifinale ad Halle. L’esame più duro con Re Federer non è una bocciatura; Fabio è solo rimandato. Anche la sconfitta più impietosa non basta a trasformare in incubo il sogno di poter giocare con il più forte di tutti nello stadio più bello. “Resta qualcosa da poter raccontare ai miei figli”. E sarà soltanto una delle pagine da tramandare ai posteri. Di quelle già scritte e di quelle ancora da scrivere

US Open: Berrettini-Monfils 36 63 62 36 76(5)

Altre statistiche da aggiornare, altri cliché da cancellare. Matteo Berrettini riporta l’Italia in semifinale a Flushing Meadows 42 anni dopo Corrado Barazzutti. Quattro ore di adrenalina pura. Per la precisione 235 minuti, che tengono incollati migliaia di appassionati nella notte italiana. Sarà una notte magica. Sul 5-3 al quinto set, quando il braccio armato di Matteo diventa braccino sul match point commettendo un doppio fallo a mezza rete, "l’ohh" di stupore misto a rassegnazione attraversa l’oceano in un baleno. E’ il finale thrilling che fa la differenza tra una partita da ricordare e la partita che fa la storia. Il pathos evapora nello spontaneo sorriso di Matteo, quando il quinto match point piega la resistenza dell’istrionico Monfils, troppe volte sul punto di cadere, di mollare, ma sempre dentro alla partita fino all’ultimo 15.
“Non riesco a ricordare nessun punto – il commento a caldo di Berrettini - Ricordo solo il doppio fallo che ho commesso sul primo match point. Ho giocato e assistito ad uno degli incontri più belli. Il torneo non è ancora finito, voglio dare battaglia anche nel prossimo match". Nel turno successivo ci sarà Nadal a stroncare le velleità del tennista romano, che a 23 anni rimanda al mittente il luogo comune del giocatore italiano lento, quasi indolente nel processo di maturazione. Il discorso con le top 10 è rimandato soltanto di qualche settimana e nello sprint verso le Atp Finals, Matteo ringrazierà ancora una volta Monfils, che perdendo da Shapovalov nei quarti a Parigi Bercy, gli lascerà via libera verso il Master di Londra.

Next Gen Atp Finals Milano: Sinner-De Minaur 41 42 42

L’Epifania di Jannik Sinner è lunga un intero anno ed arriva a compimento al Master di Milano riservato agli Under 21. Il 18enne altoatesino è la guest star all’Allianz Cloud. Riceve ed onora una wild card sacrosanta al culmine di un anno iniziato oltre la 500esima posizione e chiuso da numero 78. Nel round robin dribbla gli avversari come se fossero le porte di un gigante, quando ancora dominava la scena sci ai piedi. Tiafoe, Ymer, un pit-stop nel match ininfluente con Humber, poi di nuovo rullo compressore nella semifinale con il serbo Kecmanovic. L’all in arriva nella finale con Alex De Minaur, il “Demon” australiano, numero 18 del mondo e di due anni più grande è annichilito. Va bene i set a 4, ma il punto della consacrazione arriva ad appena 64 minuti dallo start, quando l’aussie ha messo in cascina soltanto 5 games. Jannik è ancora in età scolare, eppure è già Maestro. Vince il primo titolo Atp a Milano… come Roger Federer nel 2001. L’anno vecchio è finito ormai, ma la favola di Sinner è appena all’inizio.

AtpA Finals Londra: Berrettini-Thiem 76(3) 63

Dalle sconfitte si può sempre imparare. E dalla dura lezione subita da Federer a Wimbledon, Berrettini ne ha fatta già tanta di strada. Perde ancora con sua Maestà nel torneo dei Maestri, ma stavolta è partita vera. Matteo è il primo italiano a qualificarsi alle Finals di fine anno alla O2 Arena di Londra, l’ex Masters, dai tempi di Adriano Panatta (1975) e Corrado Barazzutti (1978). Ma il match con Thiem lo renderà unico. Il 23enne romano è già eliminato, mentre l’austriaco è già qualificato per le semifinali (perderà in finale con Stefanos Tsitsipas). Ma nulla toglie all’impresa di Berrettini, che battendo Thiem diventerà il primo italiano a vincere una partita alle Finals. Chiuderà il 2019 da numero 8 e una promessa. “Voglio tornare a Londra l’anno prossimo e fare ancora meglio”. E se il bello dovesse ancora venire?

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