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Lea Pericoli: "Grazie Francesca, così aiuterai tante donne"

Lea Pericoli, la signora del tennis azzurro, elogia il coraggio di Francesca Schiavone. "E' stata coraggiosa come in campo, può aiutare le donne che la ascoltano: è importante la diagnosi preventiva". Lea è stata la prima donna testimonial per la lotta contro i tumori.

di Alessandro Mastroluca | 14 dicembre 2019

"Grazie Francesca, per aver aiutato tante donne che ti ascoltano. Sei brava e coraggiosa, come sul campo da tennis". Lea Pericoli, la signora del tennis italiano che abbiamo raggiunto al telefono, omaggia così Francesca Schiavone che in un video-messaggio ha comunicato ai tifosi di aver vinto la sua "battaglia più dura" contro un un tumore del quale non aveva mai parlato prima: il linfoma di Hodgkin, una grave patologia del sistema linfatico.

Lea Pericoli, 27 volte campionessa italiana tra singolare, doppio e doppio misto, capace di raggiungere sette volte gli ottavi in uno Slam (quattro al Roland Garros e tre a Wimbledon) ha affrontato e sconfitto due tumori: un carcinoma all'utero nel 1973 e un cancro al seno nel 2012.

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Il primo l'ha scoperto, racconta, per caso dopo una visita di controllo. Il cancro è ancora in fase iniziale. "Per questo non ho avuto grandi problemi" racconta, "l'ho preso in tempo. Allora la chemio-terapia era devastante, oggi le cose sono migliorate. Io non sono una donna coraggiosa. Quando me l'hanno diagnosticato, sono quasi svenuta". 

E' in quel momento che Lea conosce Umberto Veronesi, allora primario all'Istituto nazionale dei tumori in via Venezian a Milano. Veronesi sta avviando una nuova era. Comunica la diagnosi anche direttamente ai pazienti, ed è una piccola rivoluzione. Chiede ai medici che lavoravano con lui di essere trasgressivi. Usa quella parola, tumore, che sembrava tabù, per cui si preferiva parlare di "brutto male", "male incurabile" e simili perifrasi. "Mi ha detto che dovevo essere operata. Io avrei preferito che non me lo dicessero. Allora certe cose le dicevano ai familiari ma spesso non ai pazienti: il tumore era una specie di condanna".

Veronesi, ci spiega, "Era una persona molto positiva, poi è diventato un mio grande amico, abbiamo girato insieme l'Italia. Mi ha chiamato, mi ha chiesto: perché vai dicendo a tutti che hai un tumore? Allora non lo si diceva a nessuno, il fatto di raccontarlo faceva scalpore". 

Sconfitto il cancro, dopo sei mesi torna in campo e vince il titolo italiano. "Dopo quella vittoria, Veronesi mi ha chiamato e mi ha chiesto di diventare il volto di una campagna della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, di cui allora era presidente. Mi ha detto che lo sport era l'immagine della buona salute". 
 
Lea Pericoli diventa la prima donna a prestare il proprio volto per una campagna a favore della ricerca contro il cancro. "Aveva un tumore. Ma è venuta da noi. Subito" è lo slogan della campagna che invita a farsi controllare e sottolinea il valore degli esami preventivi. Da allora, è rimasta un volto amico dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e della Lega Italiana per la lotta contro i Tumori (Lilt). "Con loro collaboro sempre, quando c'è una manifestazione o una raccolta fondi" ci racconta. 
E sottolinea l'importanza per tutte le donne delle diagnosi preventive, soprattutto per combattere tumori all'utero e al seno, che lei stessa ha poi affrontato e sconfitto nel 2012. Per questo, conclude, la testimonianza di Francesca può essere di grande aiuto. Perché il coraggio e una diagnosi precoce aiutano a vincere.

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