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“Solare e ambizioso, ecco il Sonego che non conoscete”

Gipo Arbino, il coach che lo segue da quando aveva 11 anni, racconta Lorenzo, anche fuori dal campo: “Non è uno di tante parole, ma non sa cosa siano cattiveria o invidia per gli altri. Dentro ha una straordinaria forza di carattere: ora il suo sogno sono le Atp Finals a Torino”

di Gianluca Strocchi | 12 dicembre 2019

Dicembre è tempo di bilanci, a maggior ragione per un professionista della racchetta visto che il circuito internazionale maggiore solo in questo periodo si ferma per poche settimane. E così Lorenzo Sonego, dopo i brividi per la prima convocazione in Coppa Davis alle Finals di Madrid, si è concesso una settimana di vacanza alle Maldive, per ricaricare le batterie prima di rituffarsi anima e corpo nella preparazione invernale in vista dell’anno che verrà. A tirare le somme della stagione che va in archivio è dunque Gipo Arbino, il suo coach, dunque colui che vive quasi in simbiosi per tanti mesi con il tennista torinese.
E’ stato un 2019 assolutamente positivo per noi, ci eravamo posti un obiettivo ambizioso come l’ingresso fra i primi 50 del mondo, considerando che a gennaio Lorenzo era numero 108 Atp. Ritengo giusto puntare in alto quando si fissano delle mete ma sinceramente non credevo riuscissimo ad arrivarci già quest’anno – ammette il 64enne tecnico piemontese – invece anche in questo caso lui ha giocato d’anticipo, entrandoci già a luglio, poi dopo un assestamento ha chiuso la stagione al numero 52 del ranking. Al di là dei numeri, è stato un anno ricco di emozioni, a cominciare dalla conquista del primo titolo Atp ad Antalya, dove Lorenzo ha giocato una settimana splendida per intensità e carattere, riuscendo in quello che a tanti suoi colleghi da più tempo nel circuito non è ancora riuscito oppure riesce dopo vari anni di militanza nel tour. Senza dimenticare i quarti nel Masters 1000 di Montecarlo partendo dalle qualificazioni o la semifinale a Kitzbuhel, ma anche il bis vincente nel challenger di Genova: confermarsi non è mai semplice nello sport di vertice, specie in un torneo che come valori tecnici vale un Atp 250. Sappiamo bene che sarà difficilissimo ripetersi nel 2020 e per questo in questo periodo di off-season stiamo lavorando con grande dedizione”.

“Quel ragazzino gracile che non ci stava a perdere”

Arbino segue Sonego da quando aveva 11 anni ed era una sorta di “scricciolo”, eppure l’occhio del maestro torinese in quel ragazzino intravide qualcosa di speciale. “Quello che mi colpì fu soprattutto sul piano caratteriale, visto che era ancora fisicamente era piccolo e molto magro. Lorenzo giocava a calcio nelle Giovanili del Torino ed era piuttosto considerato, però nei contrasti per via di questa gracilità pagava dazio a chi era già strutturato più di lui. Inizialmente faceva due volte tennis e tre calcio alla settimana, ma quella sua predisposizione alla lotta e voglia di vincere devo dire che mi attrasse. Vedevi questo piccoletto che correva da una parte all’altra del campo, muovendosi benissimo, e si batteva con coraggio anche con avversari più forti e dotati sul piano tecnico. Era allora quel che si dice un ‘pallettaro’, però ragionai pure sulla genetica  considerando che il padre è 1 metro e 95 e anche la madre è alta come donna e mi dissi che piccolo non poteva rimanere. E così mi sono deciso ad insegnargli tutto il bagaglio tecnico del tennis, i movimenti e le impugnature. Sonego ha fatto la strada insieme agli altri ragazzi dell’agonistica, dedicandosi a un’attività quasi esclusivamente in ambito regionale, a parte qualche torneo under in Croazia dove però non ha mai passato le qualificazioni. Del resto, non aveva il livello per svolgere attività junior internazionale. Io però, come faccio con tutti i miei allievi, non ho mai frenato quelli che erano i suoi sogni: ‘credo che si possa fare’ è un po’ il mio motto. E quando Lorenzo ha aggiunto peso, quindi forza, abbiamo cambiato tipologia di gioco: gli dissi che doveva stare più vicino al campo e spingere, con le armi principali che aveva, ovvero servizio e diritto. Però la sua iniziale indole alla regolarità in certi frangenti torna ancora fuori e lui si tira indietro”.

“Fondamentale l’aiuto della Federazione”

Visti i progressi dell’allievo, il buon Gipo decise di chiamare Giancarlo Palumbo al Centro Federale di Tirrenia per segnalarlo ai tecnici federali. “Mi consigliò di contattare Umberto Rianna, responsabile del progetto over, di cui io sinceramente non conoscevo l’esistenza. Siamo andati alcuni giorni a Tirrenia e i presenti hanno potuto verificare le qualità di Lorenzo nonostante avesse ancora tanti difetti. E da quel momento è nata una splendida collaborazione, la Federazione ci ha davvero aiutato tanto ed è giusto ringraziarla. Poi è stato un crescendo continuo, nel 2015 Sonego ha scalato oltre 400 posizioni nel ranking e conquistato i primi due titoli ITF, a Santa Margherita di Pula, fino all’inverno 2017 con l’ingresso fra i primi 200 del mondo, le qualificazioni in Australia e il primo Slam disputato che ha segnato una svolta. Il resto è storia recente”.

“Mi emoziona la gratitudine di Lorenzo”

Un’ascesa che ha portato il torinese nato l’11 maggio 1995 ad essere il terzo tennista italiano nella classifica mondiale, risultati di cui lo stesso ‘Sonny’ attribuisce sempre i meriti principali al suo allenatore. “Fa un certo effetto sentirglielo dire, lo ammetto, e sarei ipocrita se dicessi che non mi fa piacere il suo essere riconoscente – ammette Arbino, che da qualche anno con il suo team fa base al Green Park di Rivoli, a due passi da Torino – tanto più sapendo che Lorenzo non è uno di tante parole. Del resto è vero che ho investito tanto su di lui anche quando non ci credeva nessuno, per seguirlo ho preso rischi enormi e ho fatto anche passi indietro, rinunciando magari a ruoli di direttore tecnico, dopo esserlo stato ad esempio allo Stampa Sporting, circolo in cui sono rimasto 14 anni crescendo anche buoni giocatori come Giraudo, la Chieppa o la Disderi, per citarne solo alcuni. Senza dimenticare certe rinunce sul piano personale, togliendo spazi agli affetti, ad esempio mia figlia prima e i nipotini ora, per carità non un peso, perché fatte per passione e il mio modo di vivere le cose in modo totale. E’ normale che in uno sport come il tennis in cui si passa veramente tanto tempo insieme durante buona parte dell’anno il nostro rapporto si sia cementato in maniera incredibile e quindi c’è una confidenza sul piano personale che va oltre l’aspetto professionale tra atleta e tecnico. Questo non significa, naturalmente, che non ci siano screzi o che talvolta si arrivi a un punto di rottura, come credo capiti in ogni situazione di legame interpersonali”.

“Ragazzo che non sa cosa sia la cattiveria”

Poche persone in effetti conoscono a fondo Sonego come Arbino. Allora com’è Lorenzo, anche fuori dal campo? “E’ un ragazzo solare, che ama stare con gli amici, spesso proprio quelli d’infanzia ancora, con i quali è rimasto in contatto. E nel circuito invece Matteo Berrettini è il suo miglior amico. Una cosa davvero bella del carattere di Lorenzo è il non sapere cosa sia la cattiveria o l’invidia, lui se gli altri vincono è veramente felice per loro convinto fino in fondo che ognuno compie il proprio percorso. In tal senso è stata un’esperienza fantastica, sotto tanti punti di vista, la prima convocazione in Coppa Davis: fa nulla se a Madrid non ha giocato, magari ci sarebbe stata occasione se l’Italia avesse superato il girone, però abbiamo imparato tanto vivendo quel periodo in gruppo. Anche perché Lorenzo è un uomo-squadra, sente molto questo genere di competizioni, come ha dimostrato pure recentemente in serie A1, quando si è reso disponibile anche per più delle giornate inizialmente concordate con il TC Italia Forte dei Marmi. E’ educato e ha dei buoni valori, che gli sono stati trasmessi dalla famiglia, una componente fondamentale dietro la formazione di questi ragazzi. Così come importante è la serenità in un rapporto affettivo e in questo momento Sonego è felicemente innamorato… Nel suo approccio essenziale alla vita e ai rapporti mi ha sempre ascoltato molto, ora però che è maturato gli piace esprimere la propria opinione su questioni tecniche e quindi pure io sto modificando un po’ l’approccio: ci sono più momenti di dialettica e interscambio”.

“Per il 2020 obiettivo Top 30 ma il suo sogno sono le Finals a Torino”

Sulla base di tali premesse che cosa si aspetta dal 2020 il binomio sabaudo? “Durante una delle ultime trasferte di fine stagione ci siamo confrontati sull’argomento. Lorenzo si è detto entusiasta del 2019 e io ho puntualizzato alcuni aspetti, insistendo sullo sforzo mentale di non sedersi mai e avere sempre la giusta cattiveria agonistica, visto che ha molta meno esperienza di tanti giovani, pure dello stesso Sinner, non avendo frequentato il circuito junior. Proprio per questo siamo convinti che ci siano ancora notevoli margini di miglioramento, fisicamente e mentalmente, e se riusciamo ad alzare il livello ci sarà da divertirsi. Sarà necessario fare tesoro delle esperienze dell’anno che si sta chiudendo e quindi nella programmazione lasceremo spazi liberi, settimane cioè senza giocare tornei, in cui Lorenzo può ricaricare le energie e lavorare dal punto di vista tecnico, cosa quasi impossibile durante una competizione. Obiettivi? Nella logica del puntare in alto di cui dicevamo è l’ingresso nei top 30 del ranking, anche se lui è assai ambizioso e in prospettiva ha il sogno di arrivare nei top ten, imitando l’impresa dell’amico Berrettini – conclude il coach torinese - per riuscire a giocare le Finals che dal 2021 per cinque anni si svolgeranno a Torino”.

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