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Su Repubblica alle origini del fenomeno Sinner

Un articolo di Giampaolo Visetti fa un ritratto del campione Next Gen. Da promessa dello sci a grande speranza del tennis italiano

24 novembre 2019

Alle origini del fenomeno Sinner. Repubblica, attraverso un articolo uscito oggi a firma di Giampaolo Visetti, fa un ritratto del 18enne altoatesino: dalla vita nel rifugio di famiglia sulle montagne della Val Pusteria e il primo amore per lo sci fino all’incredibile esplosione tennistica, che lo ha portato a diventare campione Next Gen a Milano. Le testimonianze di chi lo ha visto crescere raccontano di un bambino, poi adolescente, sempre in cerca della perfezione, con lo spirito della competizione nel sangue. “Mi sono accorto che era diverso, non assomigliava agli altri – racconta il suo primo maestro di sci, Andreas Schoenegger – Non cercava di divertirsi, voleva imparare”. Ad 8 anni Jannik è campione italiano di gigante, a 12 è secondo. In molti sono pronti a scommettere che diventerà un nuovo Thoeni o Innerhofer. Ma la passione per il tennis cresce, il talento è innato e viene notato. Alex Vittur, grande amico di Andreas Seppi, racconta la sua prima volta con Sinner su un campo da tennis. “Mi avevano chiesto di dare un’occhiata a un ragazzino che tirava cannonate. Dopo un’ora non voleva più smettere, sembrava uno che già fa il suo mestiere. Ai genitori ho detto che con un tipo così, un progetto poteva avere senso”. A 13 anni la svolta: “Papà ho deciso – racconta il padre Johann – non scio più, voglio fare il tennista”. Nessuna pressione da parte dei genitori. “Hanno detto che il figlio era grande e che voleva giocare a tennis. Mi hanno solo chiesto di stargli vicino” svela Vittur. “A noi – raccontano ancora oggi i genitori – preme che impari come si diventa una persona anche dedicandosi a una passione. Devi fare il massimo: male che vada hai fatto il massimo”.
Cinque anni fa, l’allora 13enne di Sesto Pusteria si trasferisce a Bordighera, alla corte di Riccardo Piatti. Sboccia fisicamente a 16 anni, coltivando passione per la musica, il calcio e i videogiochi, gli studi di ragioneria a Bolzano. I genitori vivono l’improvvisa popolarità del figlio con la naturalezza della gente semplice di montagna. ”C’è troppo da fare, a volte guardiamo qualche partita. Vediamo che Jannik è felice e ci basta. Mi preoccupa sapere solo che è sempre in aereo” ammette mamma Siglinde. E poi c’è l’ala protettiva di Piatti. “L’obiettivo – dice – è fare in modo che questo ragazzo sempre serio sia qualcuno anche se non dovesse rivelarsi qualcuno”.
E dalle sue parti garantiscono: “Non ha fatto ancora niente, la strada per diventare un campione è ancora lunga”. L’articolo si chiude con le parole di Sinner, pronunciate appena dopo la vittoria alle Next Gen di Milano. “Ho preferito il tennis allo sci perché è un gioco. Vedi il tuo avversario, la gara non finisce subito. Hai il tempo per capire cosa sta succedendo”.

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