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Nargiso: "ItalDavis a Madrid per aprire un ciclo"

In vista delle Finals di Coppa Davis alla Caja Magica, l'ex doppista azzurro colloca la Nazionale di Barazzutti tra le favorite

di Stefano Izzo | 15 novembre 2019

A Diego Nargiso sono legate le immagini di un’Italia mai più così vicina a conquistare la seconda Coppa Davis della sua storia. Triennio 1996-1998, in squadra Andrea Gaudenzi, Renzo Furlan (nei primi due anni), Davide Sanguinetti ed il Diego nazionale, uno dei migliori doppisti azzurri di sempre, non solo di quell’Italia targata Bertolucci. Due semifinali consecutive perse con chi avrebbe alzato il trofeo, prima con la Francia a Nantes e poi con la Svezia a Norkoepping, prologo alla finale del ‘98 al Forum di Assago, a Milano, ancora contro gli scandinavi. Epilogo drammatico col grave infortunio di Andrea Gaudenzi alla spalla, che lo costrinse al ritiro sul match point a favore nel primo singolare con Magnus Norman e lo spedì direttamente sotto i ferri. Fu l’ultima volta dell’Italia ad un passo dall’insalatiera più ambita.

Una trilogia incompiuta, ma ricca di pagine storiche. Come la semifinale di Milwaukee con gli Stati Uniti, sugellata dal punto del 3-0 firmato Gaudenzi-Nargiso contro Gimelstob-Martin. “Sono convinto che senza l’infortunio di Andrea avremmo vinto la Coppa, giocavamo in casa ed il pubblico in quella finale fu incredibile – racconta ancora adesso Diego Nargiso con più di un pizzico di rimpianto – Era una bella squadra la nostra, c’era grande coesione e unità di intenti, eravamo molto affiatati. Sanguinetti era un bel jolly da giocare sulle superfici veloci, io ed Andrea in doppio in quegli anni perdevamo veramente poche partite. Insomma, era una squadra costruita per la Davis. Come può esserlo l’Italia di adesso, che sta per andare a Madrid. Quella di Barazzutti è una Nazionale sicuramente più forte a livello di individualità rispetto al team di allora. Abbiamo Berrettini e Fognini, un numero 8 e un numero 12, che ormai se la possono giocare con tutti. Sono due punti fermi in singolare, come lo è il doppio composto da Fabio e Bolelli. Corrado può contare anche sull’esuberanza di Sonego e l’esperienza di Seppi. E’ una squadra intercambiabile e con la nuova formula, che ti porta a disputare tanti match ravvicinati e tutti decisivi, questo aspetto può rivelarsi un’arma in più”.




UN DREAM TEAM MODELLO SPAGNA

È l’Italia che abbiamo sempre sognato, ammissione dello stesso Barazzutti. L’impressione diffusa è che l’avventura alla Caja Magica possa rappresentare la pietra miliare per l’apertura di un nuovo ciclo. Anche senza alcune squadre di rango non qualificate come la Svizzera di Federer e Wawrinka, l’Austria di Thiem e la Grecia di Tsitsipas, però, la concorrenza sarà comunque spietata. “Siamo nel lotto delle Nazioni migliori – si sbilancia Nargiso – C’è la Serbia con Djokovic, la Spagna padrona di casa che oltre a Nadal ha Bautista Agut e potrà contare su campi non troppo veloci. Conscendo gli spagnoli, penso abbiano preparato una superficie a loro più congeniale, con la palla che rimbalzerà parecchio. Attenzione anche al Canada, inserito nel nostro girone insieme agli Stati Uniti, pur senza Roanic ha due giovani in prepotente ascesa come Shapovalov e Auger-Aliassime. Credo che la lotta per vincere il girone sarà con loro, mentre gli Usa con Tiafoe, Fritz e Opelka mi sembrano meno pericolosi. Noi possiamo contare su due numeri 1 come poche altri Paesi e ci sono tutte le premesse per aprire un ciclo da qui in avanti. Se continueremo a mantenere le aspettative, il team azzurro potrà diventare uno dei più completi e competitivi a livello di Davis. Fognini può essere la chioccia e ha davanti a sé altri 2-3 anni a grandi livelli. Berrettini ha appena 23 anni, Sonego 24, lo stesso Cecchinato è giovane e da dietro sta arrivando Sinner che ha tutte le carte in regola per diventare la stella di questa squadra. Se ci proiettiamo in avanti di qualche anno, possiamo arrivare ad essere quello che la Spagna è stato per un lunghissimo periodo”.

Italgas è team sponsor della nazionale italiana di Coppa Davis

NUOVO FORMAT IN STILE MONDIALE

La formula tutta nuova di queste Davis Cup Finals prevede una settimana di tennis stellare. Attesi 5 top 10 e 12 top 20. Alla prima edizione saranno presenti 18 nazionali, divise in sei gironi da tre. Si qualificano ai quarti di finale le prime di ogni gruppo più le due migliori seconde, che sfideranno le vincenti del gruppo A, quello della Serbia, o B, quello della Spagna. L'Italia, se dovesse passare come prima, incontrerà la vincente del gruppo D, ovvero una tra Belgio, Australia e Colombia. Un format che intriga molto Nargiso. “La nuova formula rompe con la tradizione, ma c’è grande curiosità. Sarà come un campionato del mondo a squadre. Avere tanti grandi campioni tutti impegnati sugli stessi campi è di sicuro interesse e sarà più stimolante anche per i giocatori stessi che avranno i riflettori del mondo puntati addosso. L’organizzazione si è presa una grande responsabilità, ma sono certo che la riuscita sarà totale in una struttura peraltro di primissimo livello. C’è il rischio che alcuni protagonisti arrivino un po’ spremuti dal Master, ma è anche vero che questa full immersion a squadre può rappresentare un vantaggio per i giocatori nella programmazione dell’intera stagione, concentrando in pochi giorni gli sforzi da dedicare alla squadra del proprio Paese, evitando lunghe trasferte nei periodi cruciali dell’anno”. E allora non resta che mettersi in poltrona e godersi lo spettacolo.  

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