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Sartori e il progetto Sinner: "Ha i numeri per diventare un campione"

Il coach di Seppi, altoatesino come Jannik, racconta la nuova stella della tennis italiano e mondiale

di Angelo Mancuso | 11 novembre 2019

"E' nata una stella", ha detto Nicola Pietrangeli dopo averlo visto trionfare alle Next Gen Atp Finals di Milano, il più giovane vincitore del torneo con i suoi 18 anni e tre mesi. E in pochi conoscono bene Jannik Sinner bene come Massimo Sartori, uno che ha la vista lunga e mentore di Seppi, altoatesino come l'enfant prodige del tennis italiano. "Aveva 13 anni - racconta - e un giorno ci siamo messi d’accordo per farlo giocare con Seppi durante il challenger di Ortisei. Ovviamente, proprio quel giorno Seppi è stato male e in campo, con quel ragazzino, ci sono finito io. Dopo un’ora, sono uscito morto... Spesso maestri e genitori mi chiedono di dare un’occhiata a un ragazzino per valutarne le potenzialità e quando ho visto Jannik ho subito capito che era speciale. Li ho convinti a venire qualche giorno nel nostro centro di Bordighera perché ci tenevo che lo vedesse anche Riccardo Piatti e insieme abbiamo capito che si poteva, anzi si doveva puntare su questo ragazzo". Una fiducia ripagata con i risultati: Sinner non solo ha vinto l'appuntamento riservato ai migliori giovani del circuito mondiale travolgendo in finale l'australiano De Minaur di due anni più grande e vincitore nel 2019 di tre titoli Atp, ma è il più giovane tennista nei top 100. "Una frase per descriverlo? E' un ragazzo forte, non butta mai via il suo tempo, neppure un minuto. Perché quello che fa è sempre guidato da un'idea corretta. Impara in fretta, si fa guidare, ma deve essere convinto di quello che gli dicono". Non è un caso se quando a Milano gli hanno chiesto cosa pensa del coaching ai campi di campo ha risposto che non gli piace granché e che ogni giocatore deve essere capace di ragionare anche da solo per far girare una partita.

L'IMPORTANZA DELLA FAMIGLIA

Sinner si è trasferito a soli 13 anni a Bordighera: dalle montagne della Val Pusteria al mare della Liguria. Dietro ha una famiglia solida e con una grande cultura del lavoro. Papà Hans Peter è cuoco e con mamma Siglinde gestisce un rifugio della Val Fiscalina. Ha un fratello un po' più grande, Mark, che lavora a Brunico. Sono persone estremamente concrete e hanno appoggiato le scelte del figlio senza mai essere invadenti o voler imporre le loro decisioni. "Quando vengono a trovarlo magari escono a cena, stanno insieme, ma senza pressarlo", racconta Sartori. La mamma rappresenta per il giovane altoatesino un importante punto di riferimento: quando emerge la frustrazione o la fatica, Jannik la puntualmente. Ma i genitori non sono tanto indulgenti: la madre, che lo ha visto per la prima volta in un match da professionista agli Internazionali BNL d'Italia lo scorso maggio, è solita ripetergli che se quella del tennis è la strada che ha scelto allora deve perseguirla senza farsi prendere dallo sconforto.

IL PERCORSO

In molti hanno cominciato a parlare di Sinner come di un Seppi 2.0. In realtà, i due sono piuttosto diversi: certo, sono entrambi altoatesini, ma cresciuti in città e ambienti distinti. Jannik parla molto di più di Andreas alla sua età, anche perché nella sua zona c'è più turismo, soprattutto italiano, e questo lo ha favorito. Un aspetto nel quale sono simili sono le qualità atletiche: hanno sciato a ottimo livello e sanno giocare a hockey su ghiaccio. "Seppi è servito a far capire a Sinner che ha il livello per arrivare lassù. Andreas però è nato in un tennis che non aveva la credibilità di adesso e tutto quello che ha fatto, le sue vittorie, hanno dato appunto credibilità al movimento, hanno contribuito a farlo crescere - sottolinea sempre Sartori - Sinner sta venendo fuori in un momento storico profondamente diverso. La percezione del tennis in Italia ora è diversa, c'è un entusiasmo contagioso e la consapevolezza che il lavoro porta il risultato. Jannik ha lavorato duro e secondo me sbaglia chi dice che è in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Non lo è assolutamente, lui non vince per caso ma perché è pronto a farlo ed è il momento giusto". Questo non vuol dire che non ci sia ancora da lavorare tanto. "Ha tutti i numeri per diventare un grandissimo giocatore - conclude Sartori - ma ci vorranno altri tre anni di lavoro. Deve migliorare e crescere in tanti aspetti, a cominciare da come gioca la partita. Così come nell'approccio a rete".

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