-

Berrettini: "Le Atp Finals? Fa un po' impressione..."

Matteo con una visita all’Allianz Cloud entra in clima Masters: “Che soddisfazione, da ragazzino sognavo di giocare nei grandi palcoscenici. Di fronte i 7 migliori tennisti del mondo, sarà durissima ma in campo non entro certo battuto”

di Angelo Mancuso | 04 novembre 2019

Di volata a Milano, prima di tornare ad allenarsi in vista delle Atp Finals di Londra. Matteo Berrettini oggi è stato anche all'Allianz Cloud, dove da martedì si giocano le Next Gen Atp Finals riservate ai migliori otto giovani del circuito, tra cui anche il 18enne azzurro Sinner, già tra i top 100 Atp. "Jannik è un talento precocissimo - sottolinea Matteo - io alla sua età neppure avevo punti Atp, ma non bisogna mettergli pressione". Berrettini di strada ne ha fatta negli ultimi mesi: numero 8 del ranking, già certo di chiudere il 2019 da top ten, un biglietto prenotato per volare a Londra giovedì. Prima di lui c'erano riusciti nel 1975 Adriano Panatta (quell'edizione del Masters si giocò alla Tennis Hallen di Stoccolma) e nel 1978 Corrado Barazzutti (teatro il Madison Square Garden di New York). Già domani conoscerà il nome degli avversari del suo girone (si comincia domenica alla O2 Arena). Nadal (se ci sarà dopo il ritiro per infortunio a Parigi-Bercy), Djokovic, Federer, Medvedev, Thiem, Tsitsipas e Zverev: non c'è che l'imbarazzo della scelta. "Fa un po' impressione, ma per fortuna ho qualche giorno per prepararmi al meglio. Anche se non partirò da favorito, in campo non entro certo battuto. Certo sarà dura: di fronte ci sono i 7 migliori tennisti del mondo", sottolinea.

VENTATA NUOVA NEL CIRCUITO

Berrettini fa parte di una nuova generazione che è riuscita a varcare la soglia dell’élite del tennis mondiale e tenta l’assalto ai Fab Three.Sono infatti quattro, compreso l'azzurro, i giocatori con 23 anni o meno qualificati per le Atp Finals.Gli altri tre sono Zverev, Medvedev e Tsitsipas. Non erano mai stati così tanti da dieci anni a questa parte.Nel 2009, gli Under 23 erano Djokovic, Nadal, Murray e Del Potro. A fare da ponte tra le due generazioni c’è il 26enne Thiem. La certezza della qualificazione al Masters è arrivata venerdì scorso grazie al successo a Parigi-Bercy di Shapovalov su Monfils che lo inseguiva in classifica. Proprio il giovane canadese ha detto che Matteo deve regalargli una bottiglia di vino. "Non lo ho ancora fatto, ma rimedierò...", scherza il 23enne gigante romano.

“Il Masters? Il sogno di una vita”

"Solo qualche mese fa non avrei mai pensato di qualificarmi alle Atp Finals. Me lo sono meritato e sono felicissimo, è una grande soddisfazione per me, la mia famiglia, il mio team, la federazione. E' il sogno di una vita. Quando da ragazzino i miei genitori mi accompagnavano per i tornei facendo tanti sacrifici sognavo di giocare nei grandi palcoscenici". Ora lo fa eccome: "E sono curioso di vedere gli spogliatoi della O2 Arena, mi hanno raccontato che sono personalizzati", racconta. Quindi ripensa a venerdì scorso: "Non ho visto il match tra Shapovalov e Monfils. Ero a Monte Carlo, stavo andando a cena con un amico e non ho visto né la tv né seguito il live score. Non volevo sapere nulla. Poi quando il cellulare ha cominciato a squillare ho capito che era andata bene, che ce l'avevo fatta".

SCALATA INARRESTABILE

Il suo è stato un 2019 straordinario (era fuori dai primi 50 del ranking lo scorso gennaio): l'esordio da protagonista in Coppa Davis a Calcutta, in India, i due titoli conquistati, a Budapest sulla terra rossa e a Stoccarda sull'erba. Ha anche raggiunto altre sei semifinali, tra cui quella storica agli US Open e al Masters 1000 di Shanghai, dimostrando di essere competitivo su tutte le superfici. Dietro i successi c'è il grande lavoro fatto negli anni con Vincenzo Santopadre, che lo allena da quando era un ragazzino di belle speranze, ora con il prezioso apporto del tecnico federale Umberto Rianna. "Quest'anno dopo un avvio un po' sofferto - dice - ho alzato il livello del mio tennis. Certo, con i miei due colpi migliori, servizio e diritto, ma pure con il rovescio ho cambiato marcia".

“Da migliorare ancora tanti aspetti”

Forte in campo, saggio fuori. Il successo va gestito e lo sa bene. "E' fondamentale restare con i piedi per terra, restare umile come mi suggerisce sempre Vincenzo che mi ha sempre sopportato e supportato nei periodi negativi. Così come Umberto e Corrado Barazzutti. Ricordo che a New York, prima dei quarti, mi ha incitato ad eguagliare la sua semifinale agli US Open e lo ringrazio. Mi è sempre vicino al di là del fatto che sia il capitano di Coppa Davis. Continuerò a lavorare duro perché devo migliorare sotto tanti aspetti. Adesso c'è da godersi la soddisfazione delle Atp Finals, ma so bene che per farlo devo guardare indietro, ripensare ai momenti difficili, ai sacrifici".

 

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi