-

Santopadre: "Londra è il premio per un percorso straordinario"

Berrettini è il terzo italiano della storia a qualificarsi per il Masters di fine anno dopo Panatta e Barazzutti. Un sogno diventato realtà in un 2019 che ha visto Matteo protagonista su tutte le superfici

di Angelo Mancuso | 02 novembre 2019

Per Matteo prima è stato il maestro, poi l'allenatore, adesso è il coach. Vincenzo Santopadre, classe 1971, ex numero 100 del mondo 20 anni fa, fino a ieri l’altro in Serie A si divertiva a far impazzire ragazzi con la metà e pure meno dei suoi anni grazie a quel suo tennis da gesti bianchi: traiettorie malandrine e giocate di fino. Dietro l'esplosione di Berrettini c'è anche il 48enne coach, pure lui romano, che l’ha plasmato con attenzione, pazienza e cura guidandolo da quando aveva 14 anni. I segreti del successo di Matteo sono giustamente custoditi da lui, coadiuvato dal tecnico federale Umberto Rianna, dalla famiglia e da chi gli sta accanto. La loro scommessa, perché a 14 anni di questo si tratta se un ragazzino e un allenatore puntano al professionismo, la stanno vincendo insieme. Hanno messo la costruzione del giocatore al primo posto, relegando il presente in un angolino e pensando al futuro. Cose che tutti dicono, ma in pochi fanno davvero. E' diventato un giocatore moderno, capace di vincere dovunque: era convinto che la sua miglior superficie fosse la terra rossa, ma ha raggiunto gli ottavi sull’erba di Wimbledon (sempre sui prati ha conquistato il titolo a Stoccarda, il secondo del 2019 dopo Budapest sulla terra rossa) e la semifinale sul cemento degli US Open. E ora il premio: sarà tra gli otto "maestri" delle Atp Finals di Londra, lui che a inizio 2019 era fuori dai primi 50 del ranking.

Dov'eri ieri durante il match tra Monfils e Shapovalov che ha sancito la qualificazione di Matteo al Masters?

"Ero in treno, stavo tornando da Milano, dove avevo seguito le qualificazioni delle Next Gen Atp Finals, a Roma. Ho visto un po' il match al computer e gioito".

Qual è la prima cosa che ti ha detto Matteo?

"Mi ha fatto una videochiamata e rideva con le mani sulla testa. Era quasi incredulo. Non c'era bisogno di parole, è un sogno diventato realtà. Alcune cose ora sembrano normali, ma se ci fermiamo e pensiamo a due anni fa, al percorso che ha compiuto, ci rendiamo conto della portata straordinaria di quello che sta facendo".

Si è sempre parlato di un progetto a lungo termine, invece chiuderà il 2019 da top 10. Sorpreso?

"Sta facendo molto in fretta, non mi aspettavo tutto così presto, anche se non posso dire di essere stupito dei suoi progressi. Forse sono troppo crudo, però mi aspetto di tutto da lui. E lui mi ha aiutato a pensarla così. Sta facendo un percorso che va al di là della normalità. Un percorso iniziato da lontano per il quale devo ringraziare l'Aniene, dove si è allenato per molti anni, e la federazione per quanto ha creduto in Matteo e per il supporto che ci ha dato e continua a darci. Solo nel 2018 si era affacciato al circuito Atp, un mondo completamente diverso da quello cui era abituato. Sono contrario alla voglia esasperata di andare oltre. Bisogna rispettare la crescita fisica e mentale: per diventare un giocatore vero il percorso è lungo e delicato. Può capitare che i giovani si perdano mettendo in dubbio tutto ciò che fanno. Quest'anno avrebbe dovuto consolidare quanto fatto nella passata stagione perché corri il rischio di sbarellare. Infatti l'inizio del 2019 è stato faticoso, ma lui assimila con una velocità incredibile e mette una dedizione assoluta in quello che fa. Qualche giorno fa mi ha confessato di aver capito perché nei momenti difficili, quando gli infortuni lo condizionavano e i risultati non arrivavano, lo spronavo ad andare avanti per la sua strada a prescindere dal risultato. Io ripeto sempre che il tennis è una maratona, non una gara di velocità sui 100 metri".

Quanto aiuta essere stato un buon giocatore?

"Non è decisivo, ma molto utile sì. Puoi capire meglio cosa si vive in campo. Il ruolo dell'allenatore è delicato, devi capire quando il giocatore ha bisogno di restare solo e quando devi stargli vicino. A Matteo mi lega un rapporto quasi paterno e lui sa che tutto ciò che gli dico è per il suo bene, Qualche giorno fa eravamo a Parigi per il torneo e gli ho raccontato che i miei due sogni erano entrare nei primi 100 ed essere convocato in Davis. Confesso che una volta raggiunti mi sono sentito appagato e questo è stato un limite. Lui non ripeterà il mio errore".

Di Matteo colpisce l'atteggiamento positivo, la maturità.

"Adesso c'è da godersi questo momento, ma è fondamentale restare con i piedi per terra e continuare ad allenarsi. Restare umili e ricordare sempre il percorso fatto. Lui in questo è perfetto, è un ragazzo serio e ha ancora grandi margini di miglioramento sotto tutti gli aspetti. Nell’ultimo anno stiamo cercando di dargli più libertà di espressione e responsabilità maggiori per costruire un atleta che possa essere in grado di funzionare da solo".

E ora la grande vetrina di Londra. Come ci arriva?

"Lo scopriremo lì, ma Matteo è un agonista vero e quindi non andrà mai per fare la comparsa, non è nella sua indole. In lui ho sempre visto questo atteggiamento positivo da combattente che non si arrende mai. Va a Londra per prendere il massimo che può. Come sempre".

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi