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Zeppieri & Musetti: "Belli i 5 set". Moroni: "Ora più aggressivo"

Le parole dei protagonisti alla prima giornata delle qualificazioni Next Gen allo Sporting Milano 3. Avanti Giulio Zeppieri su Maggioli, poi Lorenzo Musetti 'spietato' contro Berrettini Junior

01 novembre 2019

Il taglio del nastro, in questo 2019 di qualificazioni Next Gen allo Sporting Milano 3, è toccato a lui. Giulio Zeppieri, mancino di Latina, già nei Top 400 Atp, è andato veloce veloce verso le semifinali.

“All’inizio ero un po’ teso, dovevo aprire il programma e per me era l’esordio in questa manifestazione non avendola mai giocata prima”, ha detto Zeppieri. Un filo d’adattamento al format e alle regole serviva, dunque: “Però sono soddisfatto, credo di aver giocato una buona partita”. E il punteggio su Emiliano Maggioli, pure lui mancino, lo conferma, 4-1 4-1 4-0.

“Le condizioni sono molto buone qui, mi ci trovo bene: mi avevano detto che in passato i campi erano molto più veloci di così però adesso sono molto simili a quelli su cui si gioca abitualmente, quindi si riesce a giocare al meglio e credo che anche per il pubblico venga fuori un bello spettacolo”. Lo sguardo va subito avanti: “Oggi ho servito molto bene - aggiunge Zeppieri - tenendo una buona percentuale di prime, ma anche con gli angoli e la velocità di palla”.

A funzionare però è stata anche la risposta: “Anche in quel fondamentale ho tenuto un bel livello, soprattutto in considerazione del fatto che Emiliano è mancino quindi è un po’ più difficile adattarsi”. Servire e rispondere così dà fiducia anche per il prosieguo della settimana: “Credo di poter fare un buon torneo su questi campi, a Milano tra l’altro ho giocato molti tornei e tre anni fa ho fatto un periodo di preparazione proprio in questo club”.

“Siamo in otto e tutti hanno la possibilità di vincere il torneo, poi tutti noi non abbiamo mai giocato con questo format, quindi si tratterà di capire chi si adatterà meglio. è la prima volta per tutti, quindi i pronostici della vigilia lasciano un po’ il tempo che trovano. Alla fine vince sempre il più forte”.

Anche su questa distanza ‘ai 4’: “La formula mi piace un sacco, avevo proprio voglia di giocare sui 5 set perché non mi era mai capitato prima. Certo, con i set corti la partita può essere molto rapida e se vai sotto hai poco tempo per recuperare, però è una bella idea”. Adesso il laziale avrà modo di abituarcisi.

Musetti: “Un onore essere qui”

Ha dovuto cercare un po’ di ritmo, invece, Lorenzo Musetti. Il toscano ha sì superato Matteo Berrettini, ma col brivido. Quello di tre tie-break vinti consecutivamente:“Era tanto che non giocavo una partita sul veloce, soprattutto indoor. Non è stato facile, anche perché Jacopo è sempre un ottimo avversario. Alla fine però sono riuscito a spuntarla con tre bellissimi tie-break - ha spiegato il vincitore degli Australian Open Juniores 2019 -. Il lato meno positivo è che ho avuto qualche alto e basso di troppo, sono stato in vantaggio di un break in tutti e tre i parziali e mi sono sempre fatto rimontare. Quell’aspetto è sicuramente da migliorare, ma sono fiducioso che giorno per giorno riuscirò a migliorare anche sotto l’aspetto della continuità”.

Anche perché con i set brevi non ci si possono prendere troppe pause: “Bisogna partire subito molto concentrati e tenere botta a livello mentale - continua Musetti - anche se personalmente soffro un po’ il riscaldamento breve a 3 minuti, non è facile entrare subito in palla, preferirei fossero 5. Bellissima invece la formula 3 su 5, devo dire che mi piace molto questa nota Slam”.

A proposito d Slam, Lorenzo è quello più abituato a certi palcoscenici: “Non credo però che farà molta differenza, anzi nessuna. Il fatto che io abbia giocato sulla Rod Laver Arena non sposta una virgola, tutti abbiamo il nostro livello e il nostro gioco e le partite hanno sempre una loro storia a sé e vanno vinte sul campo”. Soprattutto visti gli avversari: “Giocatori come Zeppieri, Moroni, e tutti gli altri hanno un ottimo tennis e hanno già calcato palcoscenici comunque importanti. Vedremo in settimana chi ne avrà di più”.

Con l’obiettivo di seguire le orme di Berrettini Sr e Sinner: “Giocare qui dà molte motivazioni perché sappiamo che tutti quelli che sono già arrivati a livelli alti sono passati da questa manifestazione”.

“È un onore per me essere qui e far parte di questo gruppo. Poi non è da sottovalutare il fatto che si gioca in Italia, quindi le motivazioni sono ancora più alte. Speriamo di andare il più avanti possibile”.

Il primo match, per Musetti, è stata fin da subito un’ottima palestra: “Certo, giocare subito tre tie-break al primo match, e vincerli, può essere molto importate per il resto del torneo. In certe situazioni sei costretto a giocarti sette punti estremamente importanti uno via l’altro”. Un bel modo di prepararsi ai punti che contano, molti in questo format in salsa Next Gen”.

Ribaltone Dalla Valle

Sotto due set a zero, e apparentemente fuori dalla partita, Enrico Dalla Valle ha saputo ribaltarla alla grande, condannando il romano Flavio Cobolli a una sconfitta piuttosto dolorosa.“La verità è che ho iniziato male - ha detto il romagnolo -, sono partito molto contratto, lui giocava bene e io no. Non sono riuscito a dare intensità nei primi game, sicuramente potevo fare meglio. A quel punto mi sono detto di continuare forte, anche se non sarebbe stato facile”.

E infatti non lo è stato: “Flavio ha avuto a disposizione un match point, ha sbagliato una volée che forse poteva mettere a segno e quindi la partita poteva tranquillamente finire nelle sue mani. Però anche quando sembrava finita, io ci ho sempre creduto e quindi, con positività, adesso mi sento pronto per il prossimo passo”.


Anche perché con questa formula le rimonte diventano ancora più difficili. “Sì, più che altro perché sai che fin da subito i game saranno decisivi, quindi c’è pressione, però il livello d’attenzione rimane sempre lo stesso. Anche un normale quaranta-pari può diventare decisivo e far girare la partita da una parte o dall’altra”. Ma l’occasione è sempre dietro l’angolo: “Avevo avuto già in precedenza alcune occasioni per tornare in partita e non le avevo sapute sfruttare, per fortuna però ce l’ho fatta al momento giusto”.

“Il campo è abbastanza veloce e anche quello è un fattore. Ma devo dire che è tutta esperienza che mi metto in tasca in previsione del prosieguo della mia carriera, mi aiuterà a saper gestire dei momenti difficili e importanti. Tutti i punti contano, qui in particolare, e questo è un bell’allenamento in senso generale”.

Tolto il match-point da affrontare, il clic s’è sentito forte e chiaro: “Ho capito che potevo ribaltarla nel terzo quando ho breakkato e quando ho annullato la palla break a sfavore”. Anche perché lo sport è un gioco di inerzia, se sale da una parte, scende dall’altra. “Flavio è più giovane di me e sapevo che avrebbe potuto subire molto l’occasione persa. Lì dovevo far valere un po’ d’esperienza e sono stato bravo a restare solido, anche se non è stata certamente una delle mie migliori partite”.

All’inizio del quinto mini-set, un punto emblematico, una vera e propria istantanea del match. I due se le danno di santa ragione, nastri, palle corte, recuperi, volée… alla fine lo vince Dalla Valle, quel punto: “Ho avuto anche un pizzico di fortuna in quell’occasione. Effettivamente vincere o perdere un quindici del genere poteva fare la differenza, per fortuna è andata bene. Anche perché da lì in poi Flavio è sceso un po’”. E Dalla Valle ne ha approfittato.

Moroni Bum Bum

“Arrivo da un po’ di influenza con un filo di febbre, ma ora è risolta e sto bene”. E in campo si è visto: col solito tennis bum bum Gian Marco Moroni si è fatto largo verso le semifinali ai danni di Riccardo Balzerani in quattro set: “Non è mai facile abituarsi a questo cambio di format, siamo tutti sempre abituati a giocare ‘a 6’ e il primo impatto non è così naturale”.

Anche se lui, Jimbo, ormai è una sorta di veterano nonostante la giovanissima età. Ha giocato qui a Milano 3 già nel 2017 e poi avrebbe avuto il diritto di classifica di farlo anche lo scorso anno ma il fisico lo tenne lontano.

“Ricordo che all’epoca i campi erano più veloci di adesso, ma comunque stiamo sempre parlando di veloce-indoor, quindi bisogna star bassi, il servizio ha una bella incidenza e si gioca sempre sui primi colpi”. Specialmente per uno che ha un tennis votato all’aggressione. “Sempre di più in realtà, perché negli ultimi mesi ho cercato di ‘entrare’ maggiormente in campo e di sfruttare le occasioni in maniera più aggressiva”.

Il problema è che la formula non perdona: “Sono partito un po’ teso contro Balzerani - continua Moroni - ed è rischioso con queste regole, recuperare non è così facile. Ma ho reagito subito bene, anche a livello mentale. Con queste regole, siccome il match è più corto, devi cercare di dare tutto in quell’ora, ora e mezza, e viene invece a cadere un po’ la gestione delle energie tipica di una partita standard. Più sei intenso, più cerchi di imprimere il tuo gioco, meglio è”.

Moroni, romano come Berrettini, prova a seguire quelle orme: “Matteo è un esempio per me, un grande stimolo. Lui, Sonego, lo stesso Sinner, quello che hanno fatto è davvero impressionante e ci fanno da punto di riferimento per provare a seguire la loro strada”.

Il prossimo clic per fare il salto di qualità, con l’esempio degli altri, può essere dietro l’angolo: “In questi due o tre anni sono cambiate tante cose. Ho fatto molta esperienza e ne ho guadagnato in consapevolezza e maturità tennistica, sento però che ne ho bisogno ancora di più per fare un altro salto. Devo trovare certamente più costanza, anche perché giocando in maniera più aggressiva è ovvio che serva anche continuità”.

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