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Jannik da sogno: può attaccare il record di Nadal

Il 18enne di San Candido sta bruciando le tappe e i suoi numeri sono già de record. Prima semifinale Atp in carriera e da lunedì può entrare per la prima volta nei top 100, il più giovane italiano dell'era open

di Angelo Mancuso | 18 ottobre 2019

Il futuro è adesso. Giusto un anno fa Jannik Sinner giocava un torneo Itf da 15mila dollari a Monastir ed era fuori dai primi 500 della classifica Atp. Ora sfida Wawrinka in semifinale ad Anversa e al momento nel ranking live è il più giovane italiano nell'era open a entrare tra i top 100, tra i primi 30 più giovani della storia dell'Atp. Anche se la certezza l'avrebbe solo domani battendo lo svizzero e conquistando la finale in Belgio (è virtualmente numero 100, salirebbe al numero 90). A 24 ore dalla primo squillo in carriera contro un top 20 (nei quarti aveva travolto il numero 13 Monfils), l'azzurro ha sconfitto nei quarti anche Frances Tiafoe, numero 53 del ranking: 64 36 63. Superata la classica prova del nove. Non ha tremato neppure quando nel terzo e decisivo set serviva per il match ed è andato sotto 15-40: un paio di servizi a oltre 200 orari e il rovescio bimane in spinta hanno ricacciato indietro lo statunitense. Un successo che vale la prima semifinale in carriera nel circuito maggiore. E beneagurante in vista delle Next Gen ATP Finals di Milano (5-9 novembre all'Allianz Cloud), dove entrambi saranno protagonisti.

Non solo top obiettivo 100: siamo ancora alle semifinali, ma i numeri di Sinner sono da record e Jannik può davvero sognare. Intanto a 18 anni, un mese e 28 giorni è diventato il più giovane azzurro in semifinale in un torneo Atp. Il più giovane italiano a vincere un titolo è stato, invece, Claudio Pistolesi nel 1987 a Bari  (ma rimase il suo unico successo Atp): aveva 19 anni e 7 mesi, oltre un anno più dell'altoatesino. Diventerebbe anche, anzi soprattutto, il più giovane giocatore in attività a vincere un torneo Atp: a 18 anni, un mese e 30 giorni supererebbe di qualche settimana niente meno che Rafa Nadal: lo spagnolo, quando nel 2004 si impose a Sopot, aveva 18 anni, 2 mesi e 15 giorni. 

Sinner è indiscutibilmente il miglior classe 2001 del mondo: a inizio anno era numero 553, ora è virtualmente top 100. Alla stessa età solo Nadal (era numero 49), Federer (numero 66) e Djokovic (numero 96) erano meglio piazzati nel ranking. Parliamo dei Fab Three, dei tre fenomeni che stanno riscrivendo la storia del tennis e che insieme vantano la mostruosa cifra di 55 titoli Slam. Meglio di Murray, che all'età di Sinner (18 anni e due mesi) era numero 164.

Timido fuori dal campo, sfrontato quando ha la racchetta in mano. Uno straordinario ragazzo normale a cui piace andare di corsa. E' capace di alzare l'asticella giorno dopo giorno. Il suo è un anno da predestinato: non si vince per caso a 17 anni un challenger come quello di Bergamo lo scorso febbraio e poi si concede il bis a Lexington, nel Kentucky ad agosto. Non si supera il primo turno di un Masters 1000 come gli Internazionali BNL d'Italia battendo sul centrale un marpione come Steve Johnson, per di più in rimonta e annullando un match point. E non si gioca il tabellone principale agli US Open, uno Slam, dopo aver superato le qualificazioni a 18 anni appena compiuti: tra i tennisti italiani solo Diego Nargiso nel 1988 aveva due mesi in meno quando partecipò gli Australian Open. A New York è riuscito pure a strappare un set all'avversario che ritrova in semifinale ad Anversa. 

L'enfant prodige dell'Italtennis da ragazzino, come ogni buon altoatesino che si rispetti (è nato a San Candido e cresciuto a Sesto Pusteria dove i genitori gestiscono un rifugio un noto rifugio in Val Pusteria) era una promessa dello sci, poi ha scelto il tennis e all'età di 14 anni si è trasferito armi, bagagli e racchetta a Bordighera, presso l'accademia di Riccardo Piatti su imbeccata di Massimo Sartori, uno che ha la vista lunga e mentore di Andreas Seppi, bolzanino come Sinner. Il talento e i suoi sogni lo hanno portato a crescere lontano dalla famiglia: dalle montagne di casa al mare della Liguria. Mentre batteva Tiafoe, papà Hans Peter, stava lavorandoal rifugio alle prese con le ordinazioni dei clienti.

IL NUOVO MURRAY?

Il paragone a qualcuno potrà sembrare ardito: Jannik ricorda molto un certo Murray e lo ha fatto vedere anche al suo esordio Slam in uno degli stadi da tennis più belli del mondo, il "Louis Armstrong Stadium" contro Stan Wawrinka, avversario di enorme prestigio. Uno che qualche anno fa gli US Open li ha pure vinti. Attenzione, questo non significa che Sinner vincerà più dello scozzese o quanto lui, ma che lo ricorda nelle movenze e nello stile di gioco. Come Andy non perde campo e colpisce la palla senza paura: come il campione britannico sa cambiare continuamente velocità alla palla senza neppure pensarci. Gioca lungo, stretto, ad altezze differenti trovando angoli micidiali. Soprattutto cerca di stare più vicino possibile alla riga di fondo per togliere tempo all'avversario, dote che ha permesso a Murray di raggiungere il vertice della classifica mondiale. Jannik, nonostante la giovane età, è già molto abile nel costruire e indirizzare lo scambio per poi cominciare a spingere.

UN ATTACCANTE DA FONDO

Se escludiamo un gioco di volo ancora un po' scolastico (ma i margini di miglioramento sono enormi a soli 18 anni), non gli manca nulla: servizio potente (oltre i 200 orari), due fondamentali da fondo incisivi, puliti e regolari (il colpo naturale è il rovescio bimane, anche se è con il dritto che prende più rischi cercando di chiudere il punto o quanto meno aprirsi il campo), una buona rapidità di gambe a dispetto dell'altezza (191 cm) e riflessi felini alla risposta, dote che lo accomuna appunto a Murray.

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