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Jannik sfida Tiafoe: il futuro è adesso

Saranno entrambi protagonisti a novembre all'Allianz Cloud di Milano nel torneo di fine stagione riservato ai migliori giovani della stagione. Ma prima ci sono da gustarsi i quarti ad Anversa live su SuperTennis

di Angelo Mancuso | 18 ottobre 2019

E' nata una stella? Presto per dirlo, ma la suggestione è enorme. Ancor più dopo averlo visto all'opera oggi ad Anversa contro Monfils, numero 13 del mondo, letteralmente travolto dal tennis del giovane azzurro. Prima vittoria in carriera contro un top 20 e primi quarti nel circuito maggiore. Anche il sito web dell'ATP dedica l'apertura alla sua vittoria sul francese: un 63 62 senza appello, senza sbavature, senza mai tremare contro un avversario ben più esperto con i suoi 33 anni. Sarà tutta da gustare la sfida di oggi nei quarti contro Tiafoe (diretta su SuperTennis dalle ore 14), succoso anticipo delle Next Gen ATP Finals di Milano (5-9 novembre all'Allianz Cloud) dove entrambi saranno protagonisti. 

Sinner è indiscutibilmente il miglior classe 2001 del mondo: a inizio anno era numero 553, ora è vicinissimo ai top 100 (108 per la precisione). Alla stessa età solo Nadal (era numero 49), Federer (numero 66) e Djokovic (numero 96) erano meglio piazzati nel ranking. Parliamo dei Fab Three, dei tre fenomeni che stanno riscrivendo la storia del tennis e che insieme vantano la mostruosa cifra di 55 titoli Slam. Meglio di Murray, che all'età di Sinner (18 anni e due mesi) era numero 164.

Jannik ha le lentiggini e lo sguardo spensierato degli adolescenti, ma anche la capacità di alzare l'asticella giorno dopo giorno: non si vince per caso a 17 anni un challenger come quello di Bergamo lo scorso febbraio e poi si concede il bis a Lexington, nel Kentucky ad agosto. Non si supera il primo turno di un Masters 1000 come gli Internazionali BNL d'Italia battendo sul centrale un marpione come Steve Johnson, per di più in rimonta e annullando un match point. E non si gioca il tabellone principale agli US Open, uno Slam, dopo aver superato le qualificazioni a 18 anni appena compiuti: tra i tennisti italiani solo Diego Nargiso nel 1988 aveva due mesi in meno quando partecipò gli Australian Open. Di Jannik, enfant prodige dell'Italtennis, si sa ancora poco se non che da ragazzino, come ogni buon altoatesino che si rispetti (è nato a San Candido e cresciuto a Sesto Pusteria dove i genitori gestiscono un rifugio) era una promessa dello sci, poi ha scelto il tennis e all'età di 14 anni si è trasferito armi, bagagli e racchetta a Bordighera, presso l'accademia di Riccardo Piatti su imbeccata di Massimo Sartori, uno che ha la vista lunga e mentore di Andreas Seppi, bolzanino come Sinner. Il talento e i suoi sogni lo hanno portato a crescere lontano dalla famiglia: uno straordinario ragazzo normale a cui piace andare di corsa. 

IL NUOVO MURRAY?

Il paragone a qualcuno potrà sembrare ardito: Jannik ricorda molto un certo Murray e lo ha fatto vedere anche al suo esordio Slam in uno degli stadi da tennis più belli del mondo, il "Louis Armstrong Stadium" contro Stan Wawrinka, avversario di enorme prestigio. Uno che qualche anno fa gli US Open li ha pure vinti. Attenzione, questo non significa che Sinner vincerà più dello scozzese o quanto lui, ma che lo ricorda nelle movenze e nello stile di gioco. Come Andy non perde campo e colpisce la palla senza paura: come il campione britannico sa cambiare continuamente velocità alla palla senza neppure pensarci. Gioca lungo, stretto, ad altezze differenti trovando angoli micidiali. Soprattutto cerca di stare più vicino possibile alla riga di fondo per togliere tempo all'avversario, dote che ha permesso a Murray di raggiungere il vertice della classifica mondiale. Jannik, nonostante la giovane età, è già molto abile nel costruire e indirizzare lo scambio per poi cominciare a spingere.

UN ATTACCANTE DA FONDO

Se escludiamo un gioco di volo ancora un po' scolastico (ma i margini di miglioramento sono enormi a soli 18 anni), non gli manca nulla: servizio potente (oltre i 200 orari), due fondamentali da fondo incisivi, puliti e regolari (il colpo naturale è il rovescio bimane, anche se è con il dritto che prende più rischi cercando di chiudere il punto o quanto meno aprirsi il campo), una buona rapidità di gambe a dispetto dell'altezza (191 cm) e riflessi felini alla risposta, dote che lo accomuna appunto a Murray.

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