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Gian Marco Moroni e i sogni di un Next Gen

Il 21enne tennista romano, secondo nella “Race to Milan”, è già sicuro di giocare le qualificazioni: “Dopo un anno di assestamento, spero arrivi presto il definitivo salto di qualità”

di Stefano Izzo | 02 ottobre 2019

Un anno fa le qualificazioni alle Next Gen Atp Finals potevano rappresentare il giusto premio dopo una stagione vissuta tutta in crescendo. Ed, invece, un infortunio alla schiena impedì a Gian Marco Moroni di essere in campo verso il grande evento di Milano. A distanza di 12 mesi il 21enne tennista romano ha l’opportunità di prendersi una rivincita sul destino nel torneo che si disputerà dall’1 al 3 novembre sui campi dello Sporting Milano 3. Nella “Race to Milan”, che premierà i primi 8 under 21 italiani, Moroni è al secondo posto dietro a Sinner (al quale però è stata assegnata una wild card per le Finals) e quindi è già sicuro di essere nell’entry list delle qualificazioni, che prenderà a riferimento la classifica alla data del 28 ottobre.
“Sarà una bellissima occasione, spero di arrivarci al meglio per potermi giocare le mie chance – dice Moroni - Sarà una manifestazione di livello in cui ognuno di noi cercherà di dare tutto per mettersi in mostra e centrare l’obiettivo”.

E ORA SERVE UNO SCATTO IN PIU'

L’anno scorso Gian Marco di questi tempi faticava a chiudere gli occhi: il rischio era di pensare che fosse tutto un sogno. Nel 2018 aveva fagocitato oltre 500 posizioni Atp, fino ad arrivare a ridosso della Top 200 (best ranking 212). Un pedigree importante, costruito passando dai Futures ai Challengers. L’anno che si sta per chiudere è stato più avaro di soddisfazioni ed i risultati hanno fatto fatica ad arrivare, anche se nel palmares figura comunque una prima apparizione in un Atp 250 (a Gstaad con vittoria al primo turno sull’ex Top 5 Tommy Robredo) e la finale nel Challenger del Garden. “La definirei una stagione di assestamento. Dopo l’euforia dello scorso anno, mi aspettavo sicuramente qualcosa in più. Inizialmente è stato un po’ difficile da accettare questo rallentamento dopo aver bruciato le tappe nell’anno precedente. Sono andato avanti tra alti e bassi, ho giocato match molto duri, ma ne ho portati a casa pochi. Col tempo, però, ho capito che anche questo è un passaggio necessario nel percorso di crescita, sono tutte esperienze da mettere nel proprio bagaglio. Il prossimo step dovrà essere innanzitutto mentale, quest’anno mi è capitato di perdere diversi match che avrei potuto vincere. Devo maturare nell’atteggiamento, la voglia di crescere è enorme ma ho capito che non bisogna avere fretta, l’ulteriore salto di qualità arriverà con il lavoro e la dedizione. Riguardo all’aspetto tecnico poi, c’è da lavorare molto sul servizio e sul gioco da fondo, che devo rendere più aggressivo”.

IL MODELLO BERRETTINI

Moroni da due anni si è trasferito a Madrid ed è allenato da Oscar Burrieza, ma è cresciuto tennisticamente al Parioli ed ha fatto la trafila giovanile con i fratelli Berrettini. “Adoro la cultura spagnola, e non parlo di tennis ma proprio di stili di vita. Conservo tuttavia ottimi ricordi della mia esperienza italiana. Con Matteo e Jacopo Berrettini abbiamo frequentato la stessa scuola, il liceo scientifico-sportivo Pacinotti a Roma. E sui campi abbiamo iniziato a sfidarci dall’età di 8 anni. Matteo è più grande di due anni, mentre con Jacopo siamo coetanei”.
L’esplosione fulminea di Berrettini rappresenta un modello da emulare. “E’ impressionante dove è riuscito ad arrivare in così breve tempo – ammette Moroni - Ci siamo incontrati qualche mese fa a Doha, prima ancora dell’exploit agli Us Open, anche se aveva già raggiunto risultati incredibili. Sicuramente Matteo funge da stimolo per noi che puntiamo a spiccare il grande salto. Voglio essere realista, posso fissare degli obiettivi, ma è inutile dire ora dove posso arrivare. Nel tennis tutto può cambiare in un mese o anche in una settimana. Devo lavorare perché ciò accada il prima possibile”.

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