Mississipi burning: il sogno americano di Giò Oradini

Il 21enne roveretano era partito alla fine dell’estate di tre anni fa, destinazione Mississipi State University. Lo attendeva una borsa di studio per la facoltà di chinesiologia, con la possibilità di studiare e giocare in uno dei migliori college degli States. E di provare a diventare un tennista professionista.

di Luca Avancini | 09 agosto 2019

Mississipi burning. Il sogno tennistico di Giovanni Oradini arde più vivo che mai oltreoceano. Il 21enne roveretano era partito alla fine dell’estate di tre anni fa, lo aspettavano al Ct Trento per giocare il Master del Grand Prix, ma lui aveva già infilato le racchette in valigia e si era messo in tasca un biglietto aereo di sola andata, destinazione la Mississipi State University. Lo attendeva una borsa di studio per la facoltà di chinesiologia, scienza che studia il movimento umano. Anche Giò insomma aveva trovato l’America, e la possibilità di studiare e giocare in uno dei migliori college degli States. Per coltivare un piccolo grande sogno, diventare un tennista professionista. Un’idea nata durante l’estate del 2016, quando un allenatore dell’Università, a caccia di talenti, lo aveva visto giocare e ne era rimasto favorevolmente impressionato, convinto che il ragazzo avesse le qualità e il temperamento per emergere. E così era arrivata subito una proposta. Imponeva una scelta di vita coraggiosa, ma anche parecchio stimolante. “L’offerta era sicuramente allettante, anche dal punto di vista economico - racconta Giò, come lo chiamano un po’ tutti da queste parti, zazzera bionda e sbarazzina, sguardo vivace e profondo - Mi garantivano anche la possibilità di disputare alcuni tornei in America, completamente spesato. Beh, non c’è stato bisogno di pensarci troppo.” Anche perché a consigliarlo e a incoraggiarlo nella scelta ha provveduto un certo Claudio Pistolesi, già rappresentante dei coach nel Player Council dell’Atp, ex tecnico di Monica Seles, Robin Soderling, Simone Bolelli e Davide Sanguinetti, tanto per intenderci. Il 51enne romano, ex numero 71 al mondo, ha aperto da tempo in Florida un centro d’allenamento, il “Claudio Pistolesi Enterprise”, in collaborazione con Brian Gottfried. Obiettivo assistere i ragazzi nei periodi di transizione in ambito tennistico e scolastico, e dare loro la possibilità di conoscere il mondo dei college e delle università americane. E’ stato proprio lui a guidare Giovanni verso gli States. “Mi ha fatto capire che si trattava di un’esperienza molto importante. Inoltre si è offerto di seguirmi, una volta conclusa l’avventura americana.” Prima di varcare l’Oceano Giò era già da qualche anno un osservato speciale della Federazione, da Rovereto si era spostato a Vicenza sotto la guida del maestro Stefano Orso. Poi aveva cominciato ad allenarsi con Francesco Borgo, insieme ad un altro ragazzo di belle speranze, Francesco Ferrari. Ed è stato proprio sui campi del Circolo vicentino che si era fatto notare da Pistolesi. Adesso Oradini sta avvicinandosi alla conclusione del suo percorso di studi e di tennis, tra qualche mese inizierà il suo quarto anno a stelle e strisce, l'obiettivo della laurea è ormai vicino. “In America ho vissuto un’esperienza pazzesca - racconta - C’è grande cultura sportiva e di conseguenza tanta attenzione verso chi studia e pratica uno sport. Hai a disposizione uno vero e proprio staff che mi segue passo dopo passo, un ottimo allenatore, un preparatore atletico, un fisioterapista e una nutrizionista. Hai sempre la possibilità di esprimerti al massimo.”

LA CRESCITA

“Le soddisfazioni ti ripagano sicuramente dell’impegno e dei sacrifici. In questi anni penso di essere cresciuto molto a livello tennistico, ma anche e soprattutto come persona. Vivere lontano dalla mia realtà mi ha insegnato a sapermi adattare, a reagire davanti alle difficoltà, e ho potuto perfezionare la conoscenza della lingua. Credo di essere diventato una persona più responsabile. Non è stato semplice all’inizio, perché ti ritrovi sballottato in un mondo completamente diverso, l’Università poi è molto grande, e intorno c’è poco o nulla. Alla fine però sono riuscito ad abituarmi a tutto, persino alla cucina. Diciamo che ho uno stomaco forte.”

IL SOSTEGNO

“Un bell’aiuto me lo ha dato la mia fidanzata, Georgia Kane. Ci siamo conosciuti all’Università, un anno e mezzo fa, adesso passo la maggior parte del mio tempo libero con lei. E’ iscritta alla mia stessa facoltà, così possiamo seguire diversi corsi e studiare insieme. Anche se il suo indirizzo è quello di fisioterapia, mentre il mio è più legato agli aspetti del management, con materie come psicologia, etica, comunicazione. Tra i possibili sbocchi c’è anche quello del giornalismo.” 

LE EMOZIONI 

“Sono contento di quello che sono riuscito a fare. Ho perso solo due incontri in stagione, e ai campionati universitari ho raggiunto i quarti in singolo e la semifinale di doppio, conquistando il miglior ranking da quando sono lì, numero cinque nelle graduatorie individuali, e numero tre in doppio. Con la squadra dell’Università abbiamo vinto per due anni di fila la Conference, cosa mai successa prima. E nel campionato NCAA ci siamo piazzati noni. Siamo in prima divisione e il livello è sicuramente molto alto, un paio di stagioni fa per Tennesse giocava anche Tennys Sandgrend, quello che ha battuto Fognini a Wimbledon. Io ho vinto delle belle partite, una con Paul Jubb, 19 anni, primo britannico ad aggiudicarsi il singolare maschile nel campionato universitario. Sta attorno al numero 500 delle classifiche mondiali e frequenta l'Università della Carolina del Sud. Quest’anno ha ricevuto una wild card per Wimbledon. Mi piace un sacco giocare i campionati a squadre, hanno molto seguito, pubblico, c’è un’atmosfera particolare durante le partite, forse per il fatto che si giocano prima i tre doppi, e poi i sei singolari, sempre in contemporanea. La vittoria più bella? Sicuramente quella con il francese Arthur Rinderknech (oggi numero 373 al mondo n.d.r.), eravamo sotto 2-3 nella finale di Confederence, io ho portato il punto del 3-3 poi il mio compagno ha vinto 7-6 al terzo il suo incontro e siamo diventati campioni per la seconda volta. Una gran bella soddisfazione.”

AL CAMPUS

“La sveglia suona già alle sette, un’ora più tardi dobbiamo essere in classe per le lezioni, si va avanti sino a mezzogiorno, un veloce spuntino poi dalle 13 siamo in campo per gli allenamenti. Tre ore e mezzo, di solito divise tra sedute di tennis e atletica, verso le otto di sera c’è la cena, dopo, se hai voglia, puoi fermarti a studiare, c’è un tutor che ti aiuta a recuperare gli argomenti che non hai capito bene o ti segue nella preparazione di prove ed esami. Ti rimane ben poco tempo libero, ogni tanto facciamo una capatina a Menphis che sta a due ore di macchina di distanza, ma più di tanto non si può fare. Durante la stagione che va da gennaio a fine maggio, si gioca tutti i week end, tornei individuali e tornei di college. E torni sempre a casa la domenica tardi. Il lunedì spesso devi recuperare quello che magari ti sei perso nel fine settimana. E non si gioca solo durante la stagione ufficiale, si comincia prima sfidando altre università, il più delle volte di un’altra Conference. Sono incontri importanti perché servono a costruire la classifica.” 

IL TENNIS

“Mi considero un giocatore aggressivo, d’attacco. I miei colpi migliori sono il servizio e il diritto, ma ho lavorato molto per migliorare i miei punti deboli. Mi piace giocare sulla terra, ma le mie caratteristiche si adattano bene anche al veloce. Trasmetto molta energia, sono sempre carico, però come giocatore mi sento maturato. Mi capita ancora di arrabbiarmi, non ho perso un certo carattere, però riesco a gestire meglio le mie emozioni, soprattutto nei momenti più importanti di un match. Diciamo che mi sento più libero. Queste partite mi hanno sicuramente aiutato, ho imparato ad affrontare la pressione, il pubblico.”

LA FAMIGLIA

Un talento scritto nel dna, e non poteva essere diversamente. Il papà Piero è stato un ottimo giocatore e oggi è maestro al Ct Rovereto, il fratello Giacomo ha raggiunto il numero 704 delle classifiche Atp. Un altro esempio molto importante per Giò. “Io e mio fratello non ci vediamo molto, ma ci sentiamo spessissimo. E’ una persona che stimo molto e con la quale ho un ottimo rapporto. Mi dà parecchi consigli, mi aiuta quando ho qualche dubbio. Adesso insegna alla Milano Tennis Academy con Ugo Pigato, è molto preso da un bel progetto, però quelle poche volte che siamo entrambi a Rovereto giochiamo sempre insieme. La famiglia mi manca, la sera mi piacerebbe fare una telefonata a casa, sentire i miei genitori, ma con il fuso orario è un bel problema perché quando sono le ventidue in America, in Italia sono le quattro del mattino.” 

IL FUTURO

“Al futuro non ho ancora pensato, anzi non voglio pensarci. Mi sento molto legato alle mie origini trentine, ho ancora tanti amici qui, ma voglio finire questo percorso che potrà darmi sicuramente diverse opportunità. Sono consapevole di poter far bene, lo scorso inverno ho giocato e vinto due tornei Open a Rovereto e Verona. Adesso il mio unico obiettivo però è finire l’università, laurearmi, poi la prossima estate proverò a giocare nel circuito Itf.” La domanda più scontata: c’è un sogno anche nel tuo cassetto? “Beh, il più bello sarebbe quello di calpestare un giorno l’erba di Wimbledon da giocatore professionista. Il massimo.” Già che altro. 

 

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