Trungelliti conquista il 2° Firenze Tennis Cup

Una facile vittoria contro Pedro Sousa (un po' dolorante alla spalla) consegna all'argentino il secondo ATP Challenger. “Spero che possa essere l'inizio di una nuova carriera, adesso il mio obiettivo è stare bene fisicamente e giocare una stagione senza problemi fisici”. Tanto pubblico per la finale. Il direttore Carlo Alagna: “Settimana eccellente”.

29 settembre 2019

Il travolgente sorriso di Marco Trungelliti rimarrà la foto ricordo, l'immagine più bella della seconda edizione della Firenze Tennis Cup – Trofeo Toscana Aeroporti (46.600€). Dopo le furibonde battaglie dei giorni scorsi, l'argentino ha vissuto il match più semplice nella finale contro Pedro Sousa. È stato un 6-2 6-3 piuttosto agevole, quasi sempre senza storia. Per Trungelliti è il secondo Challenger in carriera dopo il titolo dell'anno scorso, sempre in Italia, a Barletta. Con gli 80 punti (e un assegno di 6.190 euro) risalirà al numero 167 ATP, ottima base per ripartire. Ha già dato forfait dal torneo di Barcellona e tornerà in campo tra qualche settimana, nelle qualificazioni di un torneo ATP (Mosca o Stoccolma, dipenderà dall'entry list). Sul Centrale del CT Firenze ha avuto qualche patema soltanto nel primo game, quando ha rimontato da 15-40. Un break immediato lo ha portato sul 2-0, poi un altro “strappo” al termine di un combattuto ottavo game fissava il punteggio sul 6-2. Nel secondo, una gran risposta di rovescio fissava il punteggio sul 2-0. In quel frangente c'era la reazione d'orgoglio di Sousa, che brekkava a zero e risaliva sul 2-2 (complice qualche errore di un Trungelliti forse troppo sicuro di sé). La partita prendeva la direzione definitiva nel sesto game, quando il portoghese commetteva due doppi falli, complice un piccolo problema fisico che gli impediva di servire al meglio. Dieci minuti dopo, Trungelliti poteva sollevare le braccia al cielo per la gioia di mamma Susana e del fratello Andrè, con lui a Firenze insieme a nonna Dafne (che però è rimasta in hotel per scaramanzia). “Con Pedro ci conosciamo bene, sono sempre partite difficili, credo che alla fine gli facesse un po' male la spalla perché serviva piano e questo mi dava tranquillità e agio per comandare lo scambio – ha detto Trungelliti – oggi c'era un po' di vento, situazione inedita per questa settimana, lui non ha giocato la sua migliore partita e io ho approfittato della situazione”.

 

UN DOLCE VIAGGIO DI RITORNO

Al netto dei problemi fisici del portoghese, Trungelliti conosceva la chiave per metterlo in difficoltà, avendolo battuto in 5 dei 6 precedenti. “So che tipo di tattica adottare, il problema – come sempre – è metterla in campo. Dipende anche dall'avversario, da come gioca, da come serve... diciamo che oggi l'ho seguita alla lettera”. Il successo a Firenze ha un grande valore simbolico, perché “lava via” una stagione difficile sotto tanti aspetti, non solo tennistici. E allora ci si domanda se può essere l'inizio di una nuova carriera. “Onestamente non lo so – dice l'argentino – per il momento, vorrei concentrarmi sulla salute. Vorrei stare bene, anche questa settimana ho rischiato di non giocare per il problema alla schiena. La prossima mi fermo, poi durante la preparazione invernale cercherò di lavorare nel miglior modo possibile per avere una stagione tranquilla, senza infortuni”Dopo le fatiche fiorentine tornerà a casa in macchina, nella sua residenza di Andorra. Era partito un paio di settimane fa per Biella, poi si è spostato a Firenze“Andorra-Biella sono 9 ore, per noi non è tanto – sorride Trungelliti – viaggio in sicurezza, non è un fastidio. Mi piace viaggiare in macchina perché mi dà la dovuta tranquillità durante i tornei. Sapevo che il viaggio di ritorno sarebbe stato più lungo, ma con il trofeo in mano sarà molto più dolce. Certo, se avessi perso sarebbe stato un problema...”. Durante la premiazione, aveva ringraziato il pubblico di Firenze, molto numeroso per questa finale (c'era anche lo storico presidente FIT Paolo Galgani, fiorentino, oggi quasi 84enne). “Talvolta nei Challenger arriviamo in fondo e non c'è nessuno a vederci. Invece in Italia il pubblico è molto numeroso e presente. Non ho visto la città perchè ero impegnato con il torneo, però posso dire che sia meglio così, perché significa che sul campo le cose sono andate bene!”.

 

ALAGNA: “SETTIMANA ECCELLENTE”

 

Un pizzico di delusione per Sousa: con sportività, non ha fatto allusione all'infortunio. “Forse ero un po' stanco perché ho iniziato il torneo giovedì con due partite, però Marco è stato molto bravo. In generale è stato una buona settimana, ovviamente volevo vincere ma devo pensare positivo. La finale è un buon risultato, la prossima settimana proverò a fare ancora meglio”. Intanto salirà al numero 115 ATP, non così distante dalla 99esima posizione conquistata lo scorso febbraio. Dopo la pioggia di inizio settimana, la Firenze Tennis Cup – Trofeo Toscana Aeroporti è terminata con un bel sole e un cielo azzurro che rappresenta un buon auspicio per il futuro del torneo. Grande soddisfazione per il direttore Carlo Alagna: “Sono mancati gli italiani nelle fasi finali, ma abbiamo avuto grandi partite e ottimi giocatori come Kohslchreiber e Haase, oltre a un fantastico vincitore e una bella vittoria del pubblico. È stata una settimana eccellente, l'appuntamento è all'anno prossimo per una terza edizione ancora più bella”.

 
 
 
 
 

 

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Caruso abbraccia Firenze. Per ora una stagione da 8

Firenze per agganciare i top-100. Nessuna scaramanzia, anche perché la matematica non è un'opinione. Arrivando in fondo alla Firenze Tennis Cup – Trofeo Toscana Aeroporto (46.600€, terra battuta), Salvatore Caruso sarebbe certo di raggiungere il traguardo sognato da ogni professionista. Appena sbarcato a Firenze dopo la buona parentesi all'ATP di San Pietroburgo, il siciliano ha approfittato del giorno di pioggia per fare il punto su un 2019 che gli ha regalato grandi emozioni, “che mi porterò dietro per tutta la vita”. Una classifica a due cifre sarebbe il perfetto coronamento. “La stagione non è iniziata nel migliore dei modi, ma ormai mi conosco: sono un diesel e il mio rendimento cresce quando gioco tante partite – racconta Caruso – la svolta è arrivata a marzo, quando ho giocato i tornei sul cemento americano. Mi sono trovato bene, ho alzato il livello e ho cambiato marcia. Poi ho proseguito su questa falsariga, dopo Parigi le cose sono ulteriormente migliorate ed è un peccato che mi sia dovuto fermare dopo Umago. Al rientro ho fatto un po' di fatica, ma già da qualche settimana ho ripreso a esprimere un buon tennis. Un voto? Per adesso direi 8, ma la stagione non è ancora finita. Spero che possa diventare un bel 10”. Caruso ha fatto emozionare l'Italia tennistica al Roland Garros, quando ha raggiunto il terzo turno dopo essere partito dalle qualificazioni, arrivando a sfidare Novak Djokovic sul campo Philippe Chatrier. È proprio l'esperienza parigina la “foto” che Caruso porta via più volentieri dal 2019. “Sono state due settimane splendide e durissime, fin dalle qualificazioni. Una volta entrato in tabellone ho dato il meglio, poi le sensazioni provate contro Simon e contro Djokovic me le porterò dentro per sempre”.

 

MALEDETTA CONTRATTURA

Lo scorso 19 agosto si è issato fino al numero 102 ATP. Si presenta a Firenze da n.112, quarta testa di serie, e farà il suo esordio contro il vincente di Napolitano-Alcaraz, uno dei match più attesi del primo turno. La sua scalata si è bloccata in estate per una contrattura di secondo grado all'adduttore. Una disdetta, perché arrivata durante il suo torneo più bello. Proprio quando sognava di vincere addirittura un torneo ATP, a Umago ha incassato il semaforo rosso del fisioterapista durante la semifinale contro Dusan Lajovic. “Avevo fastidio sin dal primo turno e ho fatto un mucchio di trattamenti sia al mattino che alla sera: agopuntura, massaggi... inoltre preferivo giocare senza la fasciatura contenitiva. Hanno fatto un grandissimo lavoro, ma sono arrivato al limite. Peccato, ma sono cose che capitano e vanno accettate. Va bene così, sono abbastanza sicuro che se avessi continuato avrei rischiato lo strappo e perso quasi tutta la stagione. Alla fine era una forte contrattura, è partita anche qualche fibra. Il rimpianto è stato soprattutto per Umago, perché avevo sensazioni fantastiche. Avevo come la sensazione di poter spaccare ogni palla che toccassi”. L'approdo di Caruso ai piedi del tennis “che conta”, peraltro con buone chance di entrarci, è anche merito di uno staff sempre più ampio. Il siracusano ha investito i guadagni per circondarsi di persone che contribuiscono alla sua crescita. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. “Io ho due colonne portanti: coach Paolo Cannova e il preparatore atletico Pino Maiori, lavoriamo insieme da 10 anni e senza di loro mi sentirei perso – dice Caruso – potendomelo permettere, ho aggiunto il fisioterapista Niccolò Liberati e cerco di portarlo in giro il più spesso possibile, perché siamo a fine stagione ed è un aiuto fondamentale per presentarsi al 100% in ogni singola partita, stare bene ed evitare qualsiasi tipo di infortunio”.

 

IL LEGAME CON FIRENZE

Proverà a fare grandi cose a Firenze, città che non gli ha mai portato troppa fortuna sul piano agonistico, ma con cui ha un bel legame. “Prima di tutto è splendida, adoro tornarci – dice – certo, se vinci diventa ancora più bella. Però con Firenze ho un legame speciale, me lo ha trasmesso coach Cannova che in passato ha lavorato per due anni proprio al CT Firenze e in questa città ha conosciuto sua moglie. Lo scorso anno sono arrivato a due punti dal successo contro Robredo, poi lui mi ha beffato con l'esperienza. Ma si può soltanto migliorare”. Proprio al CT Firenze, nell'importante torneo Under 18, Caruso ha giocato il suo ultimo torneo giovanile prima di tuffarsi nel professionismo. All'epoca perse nelle qualificazioni, era uno dei tanti, mentre oggi è tra le principali attrazioni del torneo. Una bella occasione per arrivare in fondo, poiché nella sua carriera è arrivato “soltanto” due volte in finale in un Challenger (Biella 2013, persa; Como 2018, vinta). “Ho parlato di questa cosa con il mio coach – conclude Caruso – purtroppo a volte mi capita di lottare più del dovuto in partite che dovrei vincere con maggiore facilità. Questo, talvolta, mi porta ad arrivare un po' “cotto” a fine torneo. Però mi piace sottolineare che quest'anno ho fatto cose buone nei tornei più importanti. E a Umago, senza il problema fisico, ho avuto la sensazione che potessi vincere il torneo. Per carità, può succedere di tutto, ma affrontare Balazs in una finale ATP non capita tutti i giorni. Però è vero: dovrei essere più cinico nei primi turni, come peraltro insegnano i big”.

Il bel successo contro Blaz Kavcic può rappresentare un punto di svolta per il 21enne di Ravenna, che da qualche mese ha lasciato Tirrenia per allenarsi al Centro di Riccardo Piatti. “Sono contento della mia scelta, mi sento maturato e sto facendo un lavoro di qualità”. La serietà di un ragazzo con grandi ambizioni. Passa anche Lorenzo Musetti, cinque italiani al secondo turno.

Nella sua giovane carriera, Enrico Dalla Valle aveva battuto soltanto tre top-300. Il dato statistico evidenzia il valore del (bel) successo contro Blaz Kavcic. A parte la classifica attuale (n.270) lo sloveno è giocatore vero, con esperienze forti alle spalle. Ok, è stato fermo sette mesi per un'operazione al ginocchio, ma nelle ultime settimane aveva evidenziato un discreto stato di forma. Invece il ravennate ha giocato un match quasi perfetto, imponendosi con un netto 6-1 6-3 e conquistando il secondo turno della Firenze Tennis Cup – Trofeo Toscana Aeroporti (46.600€, terra). Con una tattica aggressiva, ben pensata e ben realizzata, Dalla Valle ha vinto tutti i punti importanti e ha schivato gli unici momenti di difficoltà (una palla break cancellata sul 2-3 nel secondo, due consecutive sul 4-3). “Con il mio coach Cristian Brandi avevamo parlato molto della partita – racconta Dalla Valle – dovevo pensare soprattutto al mio gioco, anche in relazione al mio avversario, ma soprattutto a me stesso. Sono contento di come ho messo in atto il piano”. Dalla Valle ha raccolto molti punti attaccando lo sloveno sul rovescio, utilizzando con efficacia il dritto a uscire. “Il rovescio è il suo colpo migliore, ha soluzioni, ma attaccando bene sapevo che avrei potuto metterlo in difficoltà e fare il punto dall'altra parte. Quando mi sono reso conto che la tattica funzionava, ho proseguito” dice Dalla Valle, atteso da un match duro contro il portoghese Pedro Sousa (n.7 del tabellone). Il 2019 è una stagione cruciale per il romagnolo: dopo sette anni e mezzo presso il Centro FIT di Tirrenia, ha scelto di spostarsi presso il Piatti Tennis Center di Bordighera. A seguirlo per i tornei, l'ex Davisman Cristian Brandi. Quando gli chiediamo una differenza tra le due realtà, la risposta è istintiva: “Si lavora tanto e con grande qualità. A fine partita ero contento per il successo, ma Cristian mi ha subito preso sotto braccio e mi ha portato in campo a fare mezz'ora di allenamento, colpire tante palle e riflettere sulle cose che sono andate meno bene. Credo che sia la scelta giusta per il mio percorso: sono maturato, mi sono preso delle responsabilità”.

 

"Ho il livello per giocare i Challenger"

La nuova esperienza, tuttavia, non cancella i tanti anni trascorsi a Tirrenia. Dalla Valle tiene e ringraziare tutti, precisando che la scelta non è stata facile. “Nell'ultimo periodo le cose si erano complicate, facevo fatica sia dentro che fuori dal campo, non era come all'inizio, quando ci mettevo molto del mio. Ho certamente contribuito a creare la situazione mettendomi troppa pressione addosso”. Allora le parti si sono ritrovate, e con grande serenità è stata trovata la soluzione. “I rapporti sono buonissimi, sento spesso Umberto Rianna, oggi ero a pranzo con Filippo Volandri... “. Con i suoi 21 anni di età, Dalla Valle era uno dei “vecchi” del Centro “Però continuavo a fare le stesse cose di prima. Volevo più responsabilità, mi è stata concessa, ma c'era qualcosa che mi impediva di crescere. Io voglio i risultati, non stavano arrivando e non mi sentivo crescere”. La svolta sembra arrivata, anche se Enrico deve affrontare una nuova transizione: quella dai Futures ai Challenger. Dopo i tre titoli consecutivi in estate, ha ripreso a giocare con continuità nel circuito Challenger, ma i risultati non arrivavano. Prima di Firenze, il bilancio stagionale nel tour parlava di una vittoria e undici sconfitte“Credo che ci siano stati due periodi distinti – spiega – quando mi sono spostato a Bordighera ero ancora un po' spaesato, non avevo le conoscenze di oggi, ma ho voluto provare a giocare i Challenger perché la classifica me lo permetteva. Tuttavia sono arrivate un po' di sconfitte, anche in partite che potevo vincere. Poi ci sono state le vittorie Futures e una nuova transizione: mi aspettavo qualcosa di più, probabilmente ho sentito il “gradino”, pensavo di dover giocare sempre bene o fare cose eccezionali per vincere. Nei Futures avevo grandi certezze, mentre nei Challenger mi sentivo un po' come il 18enne che muove i primi passi nel professionismo. Tuttavia, sia io che il mio team crediamo che il livello ci sia. Mi ritengo pronto”. Osservando Dalla Valle, si percepisce un 21enne un po' atipico. È un ragazzo molto serio, focalizzato sul tennis, restio alle distrazioni.

 

Mettersi troppa pressione

Per sua stessa ammissione, si mette molta pressione. Non è il caso. “Infatti ci sto lavorando, con lo psicologo dello sport Lorenzo Beltrame e altre persone che mi seguono. Tutto parte dal carattere: io voglio sempre vincere, anche a carte. Voglio fare tutto nel migliore dei modi. Non sempre è un vantaggio: da piccolo, se avessi pensato di più al miglioramento che al risultato, oggi sarei più avanti sotto certi punti di vista. Non è possibile cambiare uno stato d'animo dal giorno alla notte, ma tento di rilassarmi e vedere il tutto in modo diverso. La pressione è normale: c'è chi la sente di più, chi la sente di meno. Combatterla non va bene: devo accettarla e andare avanti, rendermi conto quando arriva e affrontarla. So come fare, ma la strada è lunga. Questo è il mio carattere, ma credo che il duro lavoro possa portarmi dei risultati”. Il concetto di “lavoro” è ben presente nella testa di Dalla Valle. Trasmette l'impressione di vivere il tennis in modo rigoroso, quasi “scientifico”. “Magari al sabato scherzo di più, ma nel giorno di gara ho una visione diversa. Nel complesso sono un tipo tranquillo, dopo il match vado in camera e non sto a perdere tempo. Il tennis è il mio lavoro e voglio fare le cose per bene”. La chiosa finale è una mini-riflessione sulla sua crescita: “Se un anno fa avrei messo la firma per essere dove ora? Spero che il punto attuale non sia neanche l'inizio. Più che altro sono contento delle scelte e del lavoro che sto portando avanti. Non vedo l'ora di effettuare la preparazione invernale: punto molto sul 2020 e sul futuro, cambierò molte cose, faremo un lavoro mirato e spero di raccogliere i frutti del lavoro. La firma la metto per arrivare il più in alto possibile”.