Italia-Corea del Sud a Cagliari: la Davis in un clima disorientante

Si è giocato a porte chiuse, solo gli accreditati hanno potuto assistere a un evento che vogliamo raccontare così lo abbiamo vissuto

di Riccardo Di Siena | 10 marzo 2020

Italia-Corea del Sud si è giocata a Cagliari: per la nona volta gli azzurri hanno disputato un incontro di Coppa Davis in Sardegna, per la sesta volta si è giocato nel capoluogo. Nelle precedenti occasioni sono arrivate solo vittorie. Oltre tremila persone erano pronte a tifare Fognini e compagni, ma qualcosa si è messo di mezzo: il temuto coronavirus. Il governo la sera del quattro marzo ha deciso di far disputare tutte le manifestazioni sportive a porte chiuse, a un giorno dall'evento. Solo gli addetti ai lavori hanno potuto assistere alle giornate di gara. Ci sentiamo di raccontare come abbiamo vissuto i due giorni della Davis, per la prima volta a porte chiuse.

VENERDÌ

Ore 11: sul campo 3 gli azzurri si allenano, si scaldano sotto gli occhi di Corrado Barazzuti, Diego Nargiso e Nicola Pietrangeli. Approfittiamo della presenza di Diego per chiedergli (in vista di un servizio per Supertennis) un suo ricordo della storica sfida del 1990 contro la Svezia che lo vide protagonista, nel doppio, insieme a Paolo Canè. Nargiso torna indietro nel tempo con piacere. Quell'anno a Cagliari successe qualcosa di unico: l’Italia eliminò la Svezia di Mats Wilander (ex n°1, all'epoca n° 10 ATP). Nel doppio Nargiso e Canè vinsero in tre set contro i temibili Gunnarsson e Jarryd; per Diego il pubblico fu fondamentale in quei giorni. Quel pubblico che invece sarà assente in questa occasione. Pietrangeli, invece, non riesce a farsi una ragione di quello che sta accadendo, non gli è mai successa una cosa del genere, non ci può credere. E teme per i prossimi importanti tornei.

Ore 12: prende il via la Davis. La sfida tra Italia e Corea del Sud ha inizio. Il centrale da 3300 posti si presenta tristemente vuoto per via del DPCM del 4 marzo 2020 relativo all'emergenza coronavirus. Sugli spalti sono presenti solo i giornalisti, gli staff e gli addetti ai lavori: tutti separati da due seggiolini vuoti e da file alterne. In tribuna autorità è seduto Nicola Pietrangeli mentre il presidente della Fit Angelo Binaghi ha salutato i fotografi dalla parte centrale della sesta fila della tribuna est. Nella stessa tribuna, verso la zona telecamere di ripresa televisiva, sono posizionati i giornalisti e i fotografi. Il clima che si respira è irreale, si sente una grande mancanza, ci guardiamo intorno disorientati. 

L'incontro di apertura della giornata, deciso dal sorteggio, prevede Fabio Fognini contro Duckhee Lee (251 ATP, ex 130), il primo giocatore della storia non udente a conquistare una vittoria a livello ATP. Il tennista di Sanremo (come Mager: due sanremesi in Davis) viene sostenuto dalla panchina, l'azzurro ha iniziato molto bene l'incontro che poi vincerà senza nessun problema. Fabio viene da un periodo di stop per un problema al polpaccio, ci dirà poi che la settimana in Sardegna gli è servita anche per allenarsi. La sua famiglia, i suoi figli e la moglie Flavia Pennetta sono con lui a Cagliari.

Appena dopo la fine del match un forte temporale si abbatte sul TC Cagliari; se ci fosse stato lo stadio al completo sarebbe stato un disagio, questo è stato l'unico magro vantaggio della situazione.

Il primo a presentarsi per la conferenza stampa è Duckhee Lee. Il tennista compensa il proprio deficit uditivo con l'oralismo (legge le labbra e parla, anche se in maniera non perfetta); attraverso la traduttrice coreana gli chiediamo come si è trovato a Cagliari: "Qui è molto bello - ci dice - l'aria che si respira è molto pulita, da noi c'è molto inquinamento. In Corea del Sud tutti indossano le mascherine, è strano per me vedere che qui non succede". Poco dopo arriva Fabio Fognini il quale si dichiara soddisfatto del suo incontro, ma preoccupato per il proseguo della stagione. Per tale ragione ha annullato un impegno con uno sponsor a Milano; si recherà a casa sua in Spagna per poi andare, almeno spera, negli USA per giocare i master 1000 (Indian Wells è poi saltato per il coronavirus). Lo intervistiamo: "Ricordo molto bene il mio secondo incontro in Davis che giocai qui, contro la Slovacchia. Vinsi due singolari, il primo al quinto set."

E' stato poi il momento del debutto vincente per Gianluca Mager contro Ji Sung Nam (238 ATP). Dopo aver controllato il primo set l'azzurro parte sotto un break nel secondo. Il coreano con i suoi attacchi crea qualche problema. Il contro-break arriva all'ottavo game, il gioco più lungo dell'intera sfida, dopo 18 punti giocati e alla sesta palla break. Mager poi chiuderà l'incontro al terzo mach-point per 7-5. "Ero emozionato per l'esordio – ci ha detto nell'intervista post conferenza stampa - avrei voluto il pubblico, 3000 persone tutte per me non mi sono mai capitate. La Sardegna avrà un posto speciale dentro di me, la mia carriera ha preso il via anche grazie ai tornei del Forte Village e ora l'esordio in Davis”.

Il capitano Barazzutti ci lascia con il dubbio della presenza o meno di Fognini per il doppio, dice di non avere ancora deciso perché in caso di sconfitta Fabio dovrebbe giocare il singolare a seguire. Ma in fondo sentiamo che Fognini giocherà. Nel mentre sul centrale Bolelli si allena con Travaglia. 

La giornata è finita, ma domani si ricomincia.

SABATO

E’ la giornata finale: si gioca il doppio sul 2-0. Il capitano Barazzutti alla vigilia si era detto indeciso su chi schierare, ma arrivati al TC Cagliari abbiamo subito visto sul centrale Fognini e Bolelli scaldarsi; non ci potevamo esimere dal postare un breve video di loro due sulla pagina Facebook di Federtennis Sardegna.

L’accordatore della Davis è Pier Paolo “Jambo” Melis. Lo andiamo a trovare mentre lavora sulla racchetta di Bolelli, quello stesso telaio che aveva appena usato per scaldarsi: “Simone usa una tensione molto alta, 30 kg con un monofilamento molto rigido” ci dice mentre lo riprendiamo per Supertennis. Proprio in quel momento entra Bolelli: ci giriamo piacevolmente sorpresi, la tentazione di chiedergli qualcosa è forte, ma ci tratteniamo per rispettare il suo momento pre-partita.

Sono quasi le undici, è ora di andare sul centrale. Il clima non è cambiato rispetto a venerdì, ci sentiamo disorientati, una sensazione che aumenta quando le squadre entrano in campo. Pietrangeli questa volta ha deciso di sedersi nella tribuna, non lontano dal presidente della Fit Angelo Binaghi.

Inizia l’incontro, gli azzurri partono bene, subito il break. La Corea, con Nam e Song reagisce dal 2-0 si porta sul 2-3; i coreani in panchina si esaltano, ma sarà l’unico sussulto. Preoccupa Fognini: alla fine del primo set intervengono i sanitari per un problema alla schiena. Un collega dell’Ansa ci fa notare che già nel riscaldamento l’azzurro si massaggiava in quella zona del corpo. Per fortuna niente di grave. Il secondo set fila liscio con i coreani che conquistano un solo game. Una palla lanciata fuori dallo stadio dopo un errore e Fabio Foginini si prende l’ammonizione. L’Italia va a Madrid con un 3-0, come da pronostico. La squadra esulta al centro del campo, il coro è goliardico: “chi non salta è juventino”; scopriamo poi, in conferenza stampa, che si è trattato di uno sfottò verso Bolelli da parte di Fognini, interista “fanatico”. Non ci facciamo sfuggire il momento, scriviamo la notizia della vittoria sulla pagina Facebook di Federtennis Sardegna.

L’assenza del pubblico ci ha permesso di cogliere quello che i giocatori si dicevano in campo. E’ stato interessante sentire Fognini e Bolelli che si accordavano per decidere se dovevano scambiare o meno la posizione, se la risposta alla seconda doveva essere lungolinea o incrociata. Bolelli rispondeva sempre al compagno “come vuoi”. Barazzutti incitava gli azzurri e li invitava a non avere fretta.

La corrispondente per Sardegnadies ci fa notare che l’arbitro è la nota “super pretty umpire”, la serba Meljovic Veljovic, così definita da Eugenie Bouchard in un recente twitt durante gli ultimi Australian Open. La sua avvenenza, infatti, non è passata inosservata.

Finito l’incontro è l’ora delle interviste: prima il presidente della Fit Angelo Binaghi e poi quello del TC Cagliari Giuseppe Macciotta. Nel volto del presidente federale, che prima è andato a complimentarsi con gli azzurri negli spogliatoi, si coglie il rammarico per una situazione che non dipende certo da lui: "Delle due battaglie ne abbiamo vinta solo una - ci dice - probabilmente la più importante perché ci consente di andare a Madrid per giocarci le nostre carte. La Davis tornerà a Cagliari". Le occasioni saranno però meno, per via della nuova formula. La tradizione vincente continua, sono ora nove le vittorie degli azzurri a cui dobbiamo aggiungere le due delle azzurre: undici vittorie su undici, in Sardegna si vince sempre.

La Davis quindi tornerà, non subito ma tornerà. Macciotta, nel raccontarci il dispiacere con il quale ha vissuto la situazione che si è venuta a creare, ci dice che c'è la possibilità che arrivi al TC Cagliari un evento importante, Davis a parte. Quale? Bella domanda…

Lo spettacolo tornerà a Cagliari con un altro evento importante prima della prossima Davis. Quale? Bella domanda…

Bolelli e Fognini entrano in sala stampa (posizionata sotto un gazebo nel campo da padel). Torneranno a giocare insieme quando Fabio sarà disponibile. Fognini è preoccupato per l’ingresso negli USA e per i tornei europei che potrebbero essere a rischio, non manca infatti molto tempo alla stagione sulla terra. Andrà a Barcellona e da lì in America. Gli azzurri sono consci che la squadra è forte, ma a Madrid sarà tutto da giocare. Bolelli spera che l’organizzazione migliori, “Il clima - dice - non è quello della Davis tradizionale, il format è nuovo e va rodato". Fognini aggiunge: "Gli orari mi auguro che vengano rivisti, dovrebbero evitare di far giocare sino a tarda notte”.

Mentre aspettiamo di intervistare Bolelli per la TV dietro di noi vediamo Flavia Pennetta che gioca a palla con il figlio, la lasciamo tranquilla nel suo momento familiare. Con Bolelli ci soffermiamo sull'alta tensione che desidera per le sue corde, ci dice: “mi piace sentire bene la palla. Jambo (Pier Paolo Melis, l'accordatore della Davis, n.d.r.) qui ha giocato in casa, è molto bravo”.

Intanto sul centrale avviene l'esordio anche per Stefano Travaglia il quale demolisce Yunseong Song per 6-0 6-1, fissando sul 4-0 il risultato finale. Ad assistere alle fasi finali del match ci sono anche Bolelli e Fognini; la foto dei due azzurri con la tutta dell'Italia e sullo sfondo il centrale e il quartiere di Castello non ce la facciamo di certo sfuggire. Chiudiamo le interviste proprio con Travaglia: “Ricorderò Cagliari per sempre, l’esordio in Davis non si dimentica; – ci racconta – la Sardegna mi ha anche permesso di iniziare il mio percorso come professionista con i tanti tornei che ho giocato al Forte Village”. Proprio quei tornei che per la stagione pre-estiva sono stati appena cancellati.

L’aria di smobilitazione inizia subito dopo. I giornalisti e i fotografi iniziano a lasciare il circolo, ci salutiamo senza strette di mano, qualcuno si da l’arrivederci per gli IBI di Roma. L’Italia ha vinto: andrà a Madrid a giocarsi la conquista della coppa. La tradizione vincente in Sardegna continua, ma è mancato qualcosa, qualcosa come 3000 persone.

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