Bussolati: “Col tennis sempre nuove sfide anche a 80 anni”

Il torinese vincitore della medaglia di bronzo ai mondiali Super-Seniors di Umago si è avvicinato al circuito ITF solo dopo esser andato in pensione: “E’ davvero uno sport per tutte le età e aiuta a vivere meglio. Ho centrato l’obiettivo top 10, allora per il 2020 punto alla top 5”

di Gianluca Strocchi | 08 ottobre 2019

Mi ero ripromesso di entrare tra i top ten e quest’anno ci sono riuscito, per cui per il 2020 punto a migliorarmi ancora, mettendo nel mirino la top five”. Parole di un Fabio Fognini quanto mai ambizioso e intenzionato a spostare in alto l’asticella? Ebbene no. E’ la dichiarazione di intenti di Riccardo Bussolati, che di primavere alle spalle ne ha qualcuna in più del 32enne di Arma di Taggia, in questa stagione in grado di riportare l’Italtennis nel ristretto club d’elite del circuito ATP dopo quasi 41 anni dall’exploit di Corrado Barazzutti (nell’agosto 1978 salì fino alla settima posizione).
E’ infatti il 1939 l’anno di nascita del piemontese, protagonista ai recenti mondiali Super-Seniors di Umago, dove si è messo al collo la medaglia di bronzo nel singolare maschile Over 80, balzando così al settimo posto del ranking mondiale ITF. Davvero non male per chi, come Bussolati, alla racchetta si è avvicinato in maniera continuativa solo in età avanzata dopo aver praticato calcio nel periodo universitario (è laureato in fisica nucleare) ed esser poi stato assorbito dagli impegni di lavoro.

In pensione il primo approccio ai tornei ITF

Ho cominciato a giocare i tornei ITF quando ho compiuto i 75 anni, dopo essere andato in pensione con cinquant’anni di lavoro da dirigente Fiat alle spalle – racconta Bussolati riavvolgendo il nastro della memoria – Sono stato anche nel comitato direttivo dell’azienda torinese e  la mia carriera giravo il mondo in aereo, con più di 150mila miglia percorse all’anno, ero un ‘senatore’ Lufthansa… Il tennis rappresentava un momento di svago e così decisi di partecipare al torneo di Alassio, dove ho una casa: affrontai al primo turno Giovanni Argentini, che allora era campione del mondo in carica Over 75 e naturalmente persi. Però lui insistette per farmi andare ai Mondiali a squadre ad Antalya, dove ci piazzammo terzi e quel risultato mi diede una notevole spinta a livello di motivazione. In categoria Over 75 come best ranking sono arrivato numero 21 ITF, poi però lo scorso anno ho avuto qualche problema alla vista e mi sono operato di cataratta a un occhio. Questo per dire che il passaggio alla categoria Over 80 è stato rallentato dalla convalescenza, però una volta ristabilito mi sono rimesso in pista”.

“Il bronzo ai Mondiali è un’ulteriore motivazione”

I risultati non sono tardati ad arrivare: quarti nella prima uscita a Mentone a metà marzo, finale ad Alassio il mese successivo, semifinale a Milano Marittima in maggio, poi ancora finale a Poertschach (Austria), Bordeaux e Klosters (Svizzera), in agosto, un mese prima dell’appuntamento iridato.
Ero piuttosto soddisfatto del mio rendimento, che mi ha consentito di arrivare ai Mondiali in 12esima posizione nel ranking ITF dal 60esimo posto in cui mi ero ritrovato dopo il lungo stop post intervento. A Umago, da ottava testa di serie, ho sconfitto il danese Gaba, il tedesco Graf e il francese Bronny, per poi fermarmi in semifinale di fronte all’australiano
Bob Howes, giocatore molto forte e con tantissima esperienza internazionale in queste competizioni, basti pensare che è stato numero 1 al mondo tra gli Over 60, fascia d’età in cui la tecnica la fa da padrona sulle doti atletiche. Il bronzo è stata sicuramente una bella soddisfazione, ma anche uno stimolo per cercare di migliorarmi ancora ed eliminare quelle che possono essere le mie lacune nei confronti di avversari che sono stati professionisti del tennis. Ad esempio il cileno Pinto Bravo è un ex davisman del suo Paese, quindi potete immaginare che bagaglio di colpi e pesantezza di palla possa avere”.

Un paio d’ore al mattino con la racchetta e palestra a giorni alterni

Già, perché al di là di quel che dice l’anagrafe il super-senior che si divide fra Pino Torinese ed Alassio è animato da una feroce determinazione a compiere altri progressi. “Io dalla mia ho la capacità di sapermi muovere bene sul campo, avendo praticato da giovane anche il calcio, per cui sono consapevole di dover mettere insieme altre armi per contrastare avversari dotati di trascorsi importanti e qualità tecniche eccelse. Quanto mi alleno? Ora che da pensionato il tempo non mi manca gioco a tennis quasi tutti i giorni, al mattino, un paio d’orette, tipo dalle 10 alle 12, dopo aver adempiuto spesso ai ‘doveri’ di nonno, avendo diversi nipoti, alcuni dei quali praticano tennis, uno in particolare è in procinto di partire per l’Australia per sei mesi. E curo anche la preparazione fisica, per cui a giorni alterni vado in palestra per un po’ di corsa sul tapis roulant e di pesi. In base alla mia personale esperienza posso confermare che il tennis è davvero uno sport per tutte le età, aiuta a stare bene e, come viene spesso ripetuto durante gli eventi ITF, allunga la vita di dieci anni”.

Ricerche mediche: il tennis allunga la vita

Il riferimento è alle recenti ricerche medico-scientifiche sui benefici che procura praticare uno sport con la racchetta. Già, perché se non sussistono più dubbi sul fatto che l’esercizio fisico regolare migliora la salute e aiuta a vivere più a lungo (diversi studi ne hanno individuato il legame) ora gli esperti stanno cercando di capire se esistano attività migliori di altre. Dopo una ricerca condotta su oltre 80.000 uomini e donne britannici che evidenziava come coloro che avevano praticato sport di racchetta tendevano a sopravvivere rispetto a chi correva, un gruppo internazionale di scienziati che aveva già esaminato la relazione tra jogging e longevità ha deciso di ampliare l’indagine includendo diversi sport con l’obiettivo di osservare le eventuali relazioni con la vita o la morte prematura. Per farlo hanno preso in considerazione i dati del Copenhagen City Heart Study, uno studio epidemiologico che tenta di tracciare la vita e la salute di migliaia di uomini e donne nella capitale danese. In particolare, i ricercatori si sono concentrati su 8600 partecipanti monitorati per circa 25 anni, controllando il registro nazionale dei decessi per vedere se e quando queste persone fossero morte, per poi come passo successivo analizzare le loro attività fisiche e la durata delle loro vite. Ebbene, il risultato è stato singolare e significativo al tempo stesso: andare in bicicletta e correre sono attività che allungano sì gli anni di vita, ma in modo nettamente inferiore rispetto a tennis, badminton e calcio. Con il ciclismo si acquistano in media 3,7 anni in più di vita, con la corsa 3,2. Ma niente batte il tennis: unico sport in grado di regalare 9,7 anni di vita in più. Segue il badminton con 6,2 anni in più e il calcio che ha aggiunto quasi 5 anni alle vite dei giocatori.

“Perché non l’agonismo per gli Over 80 in Italia?”

Secondo le ipotesi dei ricercatori, da verificare con ulteriori studi, l’aspetto sociale degli sport di racchetta, come il tennis, e degli altri sport di squadra, probabilmente amplifica addirittura i benefici dell’esercizio fisico.

La realtà quotidiana, però, dice che nella sua forte passione Bussolati trova qualche ostacolo. “Fatico a trovare persone con cui poter condividere il campo al mattino, quando nei circoli italiani c’è poca vita, probabilmente per una ragione di mentalità o culturale. A volte devo accontentarmi di palleggiare al muro, ma non è la stessa cosa che allenarsi con un partner. L’altro aspetto penalizzante dal mio punto di vista è il fatto che nel nostro Paese non è prevista la tessera agonistica per gli Over 80, questo mi impedisce di fare tornei e un certo tipo di attività, per poter arrivare nelle migliori condizioni di forma alle competizioni internazionali, a differenza di quel che accade per i miei coetanei di altre nazioni”.

“Dustin Brown il mio tennista preferito”

Un rammarico che comunque non impedisce al piemontese di cullare grandi ambizioni per il futuro. “Nella mia vita mi sono sempre basato su tre principali pilastri: la famiglia, il lavoro e lo sport, e da quando sono in pensione il tennis ha acquisito una parte importante, anche e soprattutto in termini di motivazioni. Per colmare il gap tecnico da chi mi è superiore prendo lezioni con maestri sul campo e guardo anche tanti video di campioni quali Federer e Nadal, mancino come il sottoscritto. Il mio preferito? Se devo essere sincero, Dustin Brown per il suo spettacolare gioco d’attacco, anche a me piace fare serve and volley. Quello che ritengo un vantaggio, legato alla mia forma mentis, è l’essere abituato a ragionare per obiettivi: nel 2019 puntavo alla top ten e l’ho raggiunta, quindi per il 2020 la prossima sfida è l’ingresso nella top 5 Over 80”.

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