Da Torino agli Slam: così Giulia è arrivata a Wimbledon

In questa stagione la Gatto-Monticone, classe 1987, sta raccogliendo i frutti di quanto seminato nel corso della sua lunga carriera. E direttamente da Torino eccola per la prima volta sui palcoscenici dei main draw Slam

di Raffaele Viglione | 12 agosto 2019

A fine 2018, giusto in tempo per il suo 31esimo compleanno, si regalò un “best ranking” appena fuori dalle prime 200 al mondo. Per Giulia Gatto-Monticone quel traguardo sembrava essere la meritata gratificazione a coronamento di una carriera più che decorosa ai primi piani del circuito maggiore. A corredo del traguardo personale, per giunta, arrivò anche il titolo nazionale a squadre, conquistato da protagonista in campo con il Tennis Beinasco, a due passi da Torino.

Invece quello era soltanto un primo raccolto della buona semina fatta negli anni precedenti dalla piemontese classe 1987, in particolare dopo l’infortunio al polso sinistro nel 2016: un edema osseo che l’ha tenuta lontana dal campo per mesi, ma che – sopratutto - l’ha costretta a ripensarsi, insieme al suo staff, a livello tecnico, fisico e mentale.

Tutto nasce a Torino

Torino è sempre stata il centro del suo tennis e a Torino torna tra una trasferta e la successiva. Nel corso della sua carriera si è allenata in diversi circoli del capoluogo e dei paesi limitrofi. Da qualche anno la sua base è al Sisport, dove lavora anche Tommaso Iozzo, coach e compagno di vita che, forte di una preparazione specifica anche nelle neuroscienze applicate al tennis, ha aiutato Giulia Gatto-Monticone a crescere sotto il profilo della preparazione mentale, allenando parametri vitali come la tensione muscolare e la temperatura corporea, al fine di essere ancora più performante in partita. Anche grazie a questo approccio la piemontese continua a darsi obiettivi e a raggiungerli.
Un atteggiamento che, se non l’unico, è di certo il miglior modo per maturare senza invecchiare davvero.
È così che sono arrivate le prime vittorie su giocatrici Top 200 e già dal 2017 Giulia Gatto-Monticone è tornata a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro di tornei da 25.000 dollari, raggiungendo nel 2018 la semifinale nell’80.000 dollari di Olomouc, in Repubblica Ceca. Ma è negli appuntamenti del Grande Slam che ha dato dimostrazione di aver fatto un bel balzo in avanti, in primo luogo sotto il profilo di approccio al match. Prima del 2019 Gatto-Monticone vantava soltanto due partecipazioni nelle prove Major, entrambe legate alle qualificazioni degli Us Open nel 2011 e 2014, senza mai superare un turno. Quest’anno lo “score” è di tre su tre, in un crescendo di risultati e di sensazioni entusiasmanti. In Australia il cammino è finito al primo turno di qualificazione, ma a Parigi la piemontese ha centrato a sorpresa il “main draw”. Per riuscire a piazzare sull’erba di Wimbledon un acuto ancora più memorabile di quello parigino, è servito non solo che Gatto-Monticone facesse la propria parte, giocando splendidamente i tre turni di qualificazione, ma anche che il sorteggio ci mettesse del suo, consegnando alla torinese un primo turno sul Centre Court contro Serena Williams, davanti a 15.000 spettatori.

Tra le prime d'Italia

A riguardo di quel match, i ricordi sono tanti: “Ho mille immagini di Wimbledon; più di ogni altra, però mi è rimasta impressa la sensazione quasi di incredulità che ho provato durante il sorteggio a inizio partita, quando Serena era davvero a pochi centimetri da me. Per il resto, ero emozionata, ma non troppo e il pubblico del Centrale non mi ha affatto intimorita, anzi mi è stato d’aiuto”. Difficile quantificare le emozioni provate, più facile farlo con il ranking raggiunto, salito di pari passo con la consapevolezza che non esiste un tempo massimo per riuscire a esprimere il proprio miglior tennis.
Il muro della posizione n.150 nella classifica Wta è stato abbattuto e attualmente la torinese è tra le prime giocatrici d’Italia in quanto ad affidabilità in campo, prima ancora che in ossequio alla classifica.

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