-

Ubaudi: 'Il padel crescerà ancora'

Il nuovo consigliere del Comitato piemontese con delega al padel spiega la sua visione di uno sport in costante espansione. Puntando a formazione e collaborazione, con l'obiettivo di formare giocatori giovani e competitivi

di | 27 febbraio 2021

“È la prima volta che mi avvicino al mondo della Federazione. Mi sono candidato come consigliere regionale perché da amministratore delegato di un circolo, giocatore con tessera Fit di padel e di tennis, istruttore di tennis e giudice arbitro, voglio dare il mio contributo per far crescere ulteriormente il nostro mondo». Con questo spirito propositivo Bruno Ubaudi inizia il proprio mandato da consigliere regionale Fit, il primo nella storia del comitato con delega al padel. 

“La Fit ha voluto introdurre questa figura perché il movimento del padel è in forte espansione, e ha ritenuto necessario avere all'interno del Comitato un riferimento per quel mondo”, aggiunge Ubaudi.

Consigliere, si è già dato delle priorità per questo mandato appena cominciato?

“Mi sto dedicando a imparare e a mettere ordine. Proprio perché questa figura non c'era prima, non è ancora definito il dettaglio dei compiti. Il mio primo intendimento è predisporre un organigramma in cui siano ben chiari responsabilità, compiti, riferimenti precisi per chi ne ha bisogno. Una delle prime iniziative che ho intenzione di portare a termine è creare tre livelli di competizione. Non invento niente di nuovo, prendo semplicemente quello che funziona in altri ambiti e cerco di replicarlo. Come l'Atp ha i Masters 1000 che sono pochi e selezionati, poi ci sono i 500 e poi quelli minori, allo stesso modo ritengo che si possa creare un circuito di livello, con 7-8 tappe diffuse su tutta la Regione, un secondo circuito, sempre di tornei collegati, ma per giocatori di terza categoria e poi un terzo per amatori per chi si è avvicinato al padel e sta cercando di far crescere il proprio livello. Potrebbe essere opportuno anche inserire un numero massimo di iscritti”.

Che momento è questo per il padel?

“Siamo nella fase in cui la domanda è molto più forte dell'offerta e quindi l'offerta si deve adeguare, c'è spazio per tutti. In un secondo momento, quello contraddistinto da una maggiore maturità, la qualità dell'offerta farà selezione”.

E che momento è per il padel regionale?

“Siamo abbastanza avanti, ma lontano dai primi in Italia: il Lazio è al momento irraggiungibile. Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia sono paragonabili come movimento e poi ci sono zone che si distinguono, a macchia di leopardo”.

Uno degli aspetti su cui lei punta molto è la formazione.

“Sì, perché il fatto è che non abbiamo ancora giocatori giovani, quelli che chiamo “nativi del padel”. A me piacerebbe prendere un bambino di otto anni, allenarlo per 4-5 anni come si deve e fare in modo che a 14 sia competitivo".

Un'altra parola che fa parte del suo vocabolario è collaborazione. Come pensa di declinarla da componente del Comitato regionale? 

“Mi piacerebbe attivare una modalità di aiuto ai circoli per favorire la condivisione di informazioni. Faccio un esempio: se un circolo ha bisogno di costruire un campo farà la sua ricerca, si farà fare dei preventivi, farà delle scelte, commettendo magari degli errori. Una volta finito, quella mole di conoscenze va persa e il prossimo che decide di realizzare un campo riparte da zero. Invece sarebbe utile avere una rete per consenta di poter attingere all'esperienza di chi ci è già passato”. 

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti