A tu per tu con 'Jimbo' Moroni

Tra simpatici aneddoti e riflessioni sull’attuale situazione tennistica internazionale il tennista romano ha raccontato le sue sensazioni in un momento particolarmente difficile

di Gianluca Lalli | 21 marzo 2020

Tra simpatici aneddoti e lucide riflessioni sull’attuale situazione tennistica internazionale, Gian Marco Moroni ha raccontato le sue sensazioni in un momento particolarmente difficile tramite una diretta Facebook. Il tennista romano, attualmente numero 234 delle classifiche mondiali, è a casa della sorella Michela a Madrid in attesa di ricominciare l’attività agonistica, attualmente ferma dopo le disposizioni governative susseguitesi a causa della diffusione del virus Covid-19: tutte le competizioni Atp ed Itf, salvo ulteriori slittamenti di calendario, sono state sospese per le prossime 6 settimane.

 

Il tennista ai tempi del Coronavirus - “Ovviamente non posso giocare a tennis, sto evitando anche di andare a correre cercando di tenermi in forma con esercizi a casa. Mi intrattengo leggendo più che guardando serie tv, svario tra vari argomenti: mi piacciono romanzi, ma anche trattati su nutrizione e crescita personale”. La situazione di Moroni è sicuramente analoga a quella di centinaia di professionisti costretti a sospendere la propria attività in attesa di ulteriori sviluppi legati all’emergenza Coronavirus. L’inizio di 2020 era stato incoraggiante per Jimbo, reduce primo dello stop forzato dagli ottavi di finale raggiunti nel Challenger di Monterrey, in Messico, dove ha ottenuto due buone vittorie ai danni di Max Purcell e Federico Gaio prima di arrendersi all’australiano John-Patrick Smith. “Attualmente sono a Madrid a casa di mia sorella, qui ho seguito gli aggiornamenti ed ho ricevuto la notizia della sospensione poco prima di partire per l’Ecuador. Alla fine, parlando anche con altri tennisti, ho deciso di rimanere prima che arrivasse l’ufficialità delle 6 settimane di stop: la situazione è complessa, ma è stata la scelta migliore. Sfruttiamo il momento per stare insieme alle persone a noi più care, cosa che soprattutto a noi professionisti non capita spesso”. Nonostante sia costretto a lavorare solo sulla parte fisica, per giunta forzatamente all’interno delle mura domestiche, Jimbo si sta tenendo in forma come testimoniano le svariate stories quotidiane che lo ritraggono all’opera in esercizi posturali e atletici.

 

Da ‘Jimbo’ a ‘Bufalo’, soprannomi calzanti - “Il mio soprannome storico è ‘Jimbo’: da piccolo avevo i capelli come Connors, da lì amici e maestri mi hanno cominciato a chiamare così”. Ai tempi del C.T. Parioli e del rovescio bimane, poi modificato sapientemente da Bobo Meneschincheri e da Vittorio Magnelli, Gian Marco veniva spesso associato al tennista americano per via della somiglianza scaturita dai tipici capelli a caschetto. Sin dai primissimi passi della sua carriera, Moroni ha sempre dimostrato tenacia e grande spirito agonistico, caratteristiche tutt’ora riscontrabili nei match a cui prende parte. Sessioni di allenamenti di grande intensità ed un’innata propensione alla lotta, gli sono valsi col tempo invece l’appellativo di ‘Bufalo’: “L’ origine di questo soprannome è dovuta invece ai telecronisti sudamericani che commentavano Ronaldo ‘il fenomeno’, la cui ferocia nell’attaccare la porta veniva spesso paragonata a quella di una mandria di bufali. Il mio coach Oscar Burrieza, vedendomi le prime volte, mi ha dato questo nomignolo per l’intensità che mettevo nei miei allenamenti: da lì è partito tutto”.

 

L’allenamento ad Acapulco con Nadal e le criticità a Bangkok - Nonostante la delusione di non essere entrato nel torneo messicano, Moroni ha avuto la possibilità e l’onore di allenarsi con il pluri-campione spagnolo: “Nonostante avessi qualche linea di febbre, ho sfruttato l’occasione: di certo scambiare qualche palla con un tennista così non capita tutti i giorni”. Un allenamento insolito e particolare, condito da un episodio che ha fatto sorridere lo stesso Nadal: “Il mio allenatore, spagnolo come lui, mi aveva avvisato della sua intensità sin dai primi scambi dell’allenamento: devo averlo preso troppo sul serio, ho cominciato a tirare ‘catenate’ sin dai primi colpi stupendo lo stesso Rafa. E’ stato un episodio divertente di una giornata che non dimenticherò mai”.

Di certo meno piacevole la situazione vissuta invece durante il Challenger di Bangkok, torneo disputato in condizioni critiche e che ha costretto al ritiro diversi giocatori, compreso Jimbo: “Nel terzo set del match contro il thailandese Trongcharoenchaikul ho avuto dei crampi su tutto il corpo che mi hanno costretto al ritiro. Mi hanno portato via in barella, ero completamente bloccato a causa dei 35 gradi ed il 90 per cento di umidità. Le condizioni erano impraticabili: ho avuto bisogno di più infermieri e dell’aiuto del mio coach per riprendermi dopo diversi minuti”.

 

Parola d’ordine per il futuro? ‘Equilibrio’ - La seppur breve carriera di Moroni è stata già caratterizzata da diversi alti e bassi. Gian Marco ha spesso alternato prestazioni sontuose, come il primo sigillo Atp ottenuto nel primo turno del torneo di Gstaad ai danni dell’ex numero 5 del mondo Tommy Robredo, a match incolori che ne hanno condizionato l’ascesa nella seconda parte di 2019: “La prima vittoria Atp è indimenticabile, la annovero tra le più belle della mia carriera: ho battuto agilmente un giocatore ostico come Tommy, che nei primi due precedenti mi aveva battuto. Ero molto rilassato e sono riuscito a gestire la partita nel migliore dei modi, a differenza di altre volte dove mi sono fatto prendere dalla fretta. Ora devo ritrovare quella tranquillità che ha caratterizzato la mia carriera under, trovare il mio equilibrio senza pormi obiettivi di ranking”. Un lavoro che prosegue incessante sotto la guida del suo coach e mentore Oscar Burrieza, con il quale si sta focalizzando anche sugli aspetti meramente tecnici da migliorare: “Attualmente sto lavorando molto sul servizio, sulla torsione delle spalle per aiutarmi ad alzare intensità e percentuali. Nell’ultimo periodo mi sono focalizzato sulle migliorie da apportare al mio tennis su cemento: ho allungato la stagione sul duro investendo molto, ed onestamente sento di aver trovato molta più consapevolezza su questa superficie”.

 

 

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