Jacopo Vasamì: "Sogno il Roland Garros"

Jacopo Vasamì ha trascinato gli azzurri al trionfo in Nation Cup under 12: un’avventura indimenticabile per il mancino romano classe 2007, che si allena al Nomentano e sogna Parigi

di Matteo Mosciatti | 26 agosto 2019

“Sono entrato a rete, ho chiuso la volée e siamo saltati tutti per la gioia. Un’emozione indimenticabile, eravamo troppo felici”. È con queste parole che Jacopo Vasamì torna al pomeriggio di sabato 13 luglio, giorno della finale della Lampo Trophy Nation Cup under 12, in cui la sua Italia ha battuto la Gran Bretagna conquistando un titolo che mancava da 9 anni. All’Olimpica Tennis Rezzato, in provincia di Brescia, la squadra azzurra composta da lui, Andrea De Marchi, Yannick Ngantcha e capitan Luca Sbrascini si è resa protagonista di una cavalcata entusiasmante. Superata la fase a gironi, l’Italia si è imposta in semifinale sulla Bulgaria e in finale sui britannici, in una sfida equilibrata decisa al match tie-break del doppio di spareggio.

“Il capitano ci diceva la formazione la mattina, poco prima dell’inizio dei match, ma secondo me, nella sua testa, c’era dall’inizio l’idea di farci riposare a turno negli incontri del girone. Abbiamo vinto match complicati, meritando l’accesso in finale. Per il titolo dovevamo battere la stessa Gran Bretagna che ci aveva sconfitto all’ultima ininfluente sfida del girone, una squadra molto forte”.

Come in ogni thriller che si rispetti, al termine dei singolari la situazione è di parità, alla luce della sconfitta di Ngantcha e della vittoria di Vasamì: “Appena uscito dal campo ho iniziato ad avvertire la tensione per il doppio decisivo. Sapevo che il capitano mi avrebbe schierato, l’ho anche detto a mia mamma al telefono”.

E infatti Vasamì e De Marchi affrontano Bonding e Gusic-Wan: “Siamo partiti bene e ci siamo trovati 3-1 40/15 sul mio servizio. Ho gestito male quel momento, ci siamo innervositi e abbiamo perso il primo set 6-4. Nonostante la delusione non abbiamo mollato, siamo risaliti e con un secco 6-2 l’abbiamo portata al match tie-break. Quel cambio campo non è stato facile, sapevamo che la corsa al titolo sarebbe stata decisa da un paio di punti. Non contava ciò che di buono avevamo fatto i giorni precedenti, non contava l’ottimo set appena disputato”.

Il resto è storia: “In svantaggio per 2/4, abbiamo recuperato sino all’8/5. Poi 8/6, poi 9/6 e alla fine la mia volée. Incredibile, da brividi”.

Un’impresa agevolata dall’amicizia che lega Jacopo, Andrea (entrambi romani) e Yannick: “Siamo amici. Fuori dal campo scherziamo tanto, ci piace divertirci insieme. Poi però quando entriamo sul terreno del gioco prevale la concentrazione: è più facile esprimersi in doppio quando conosci bene il tuo compagno, abbiamo vinto anche per questo”.

Madre abruzzese e padre calabrese, Jacopo ha iniziato a giocare a tennis al TC Parioli, il circolo vicino casa: “Sono stato 4 anni lì, poi ho trascorso un anno al Vigna Clara e uno al Tennis Project. Dopodiché sono tornato al Parioli, in cui mi sono allenato altre 2 stagioni”. A quel punto la scelta di un nuovo trasferimento, nel circolo che oggi è quasi una seconda casa: “Mi hanno parlato molto bene di Fabrizio Zeppieri, così ho provato al Nomentano. C’è stato gran feeling da subito sia con Fabrizio sia con Federico Lucchetti: mi alleno bene e c’è un bel clima, mi piace stare in campo con loro”.

Preparazione atletica, invece, con Alessandro Cesario: “Il prof mi allena con ragazzi più grandi di me. Si fatica tanto, ma sono contento di lavorare in questo modo. Non mi pesano gli sforzi che faccio ogni giorno per migliorare da tutti i punti di vista”.

Analizzando il proprio tennis, Jacopo svela anche una abitudine mentale: “Spingo bene con il servizio, ma è con il diritto che prendo in mano lo scambio, muovo l’avversario e conquisto i punti. Dal punto di vista mentale mi è utilissimo il lavoro che svolgiamo con Sergio Costa ai raduni organizzati dalla FIT: durante i match uso le tecniche che mi ha insegnato e riesco ad esprimermi bene. Però devo migliorare fisicamente, a volte arrivo a colpire la palla ‘in emergenza’ e non la impatto come vorrei”.

L’esperienza in Nation Cup ha sviluppato nel mancino classe 2007 anche una curiosità: “Mi piacerebbe trascorrere qualche settimana all’estero per confrontarmi con i metodi di allenamento degli altri Paesi. A Rezzato sono rimasto affascinato dagli inglesi, che preparavano tatticamente le partite e usavano i tablet per studiare l’avversario anche ai cambi campo. All’estero ragionano diversamente da noi, vorrei saperne di più”.

Il tutto continuando a coltivare il sogno di diventare un top player: “Il mio idolo è Nadal, ma lo stile di gioco di Federer è unico. Adoro la sua capacità di giocare sempre con i piedi dentro il campo togliendo il tempo all’avversario. Il mio sogno? Vincere il Roland Garros, ma anche Wimbledon non sarebbe male…”.

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