Dalla Valle e un compleanno senza tennis e sorrisi

Enrico ha spento 22 candeline nella sua casa di Ravenna, dove a causa dell’emergenza Coronavirus può svolgere solo esercizi atletici: “Ora penso a rimanere in salute e mi auguro che tutti ragionino allo stesso modo. E quando si potrà tornare a competere lo farò con uno spirito diverso”

22 marzo 2020

Ha spento proprio ieri – sabato 21 marzo – 22 candeline, ma è stato sicuramente un compleanno “strano” per Enrico Dalla Valle, senza tanti sorrisi né festeggiamenti, e soprattutto senza tennis, situazione tutt’altro che normale per chi della passione per la racchetta ha scelto di farne un lavoro. Già, perché l’emergenza Coronavirus sta cambiando la vita a milioni di persone (senza dimenticare il dramma delle vittime), compresi gli atleti. Il circuito professionistico è stato sospeso fino al 7 giugno, decisione senza precedenti se non durante le guerre mondiali, con tutte le incognite del caso sul quando potrà ripartire, mentre le restrizioni entrate in vigore per contrastare la diffusione del contagio impediscono o quasi l’attività sportiva anche a chi è stato definito come atleta di interesse nazionale. “Almeno una volta al giorno mi sento in videochiamata con il preparatore atletico e mi dedico ad una serie di esercizi – spiega il giovane ravennate - sfruttando il fatto che abitando un po’ fuori città ho a disposizione un giardino con spazi aperti dove poterli svolgere senza problemi, all’aria aperta. Ci sarà tempo per lavorare sulla parte tennistica, considerando lo stop almeno sino al 7 giugno. Adesso nei miei pensieri c’è solo il rimanere in salute e mi auguro che tutti quanti ragionino allo stesso modo: con questo virus non c’è da scherzare e il solo fatto che si tratti di una pandemia dovrebbe metterci tutti all’erta”.

“Ho scoperto per caso che tutti i tornei erano cancellati”

Al momento del primo annuncio di sospensione del tour per sei settimane - giovedì 12 marzo - Dalla Valle si trovava a Monastir per disputare un torneo Future da 15.000 dollari, dove era la seconda testa di serie ma in cui ha dato forfait al secondo turno. “Sinceramente c’era preoccupazione e fino all’ultimo ero stato indeciso se partire o meno, decidendo in extremis di acquistare il biglietto aereo – riconosce il romagnolo - a differenza di altri ragazzi del Piatti Tennis Center che hanno preferito restare in sede. Alla luce di quel che stava accadendo in Italia io ogni giorno chiedevo informazioni al direttore del torneo in Tunisia e venivo rassicurato sul fatto che non ci fossero problemi. Dopo aver vinto il primo turno, andando a guardare on line gli appuntamenti della settimana successiva come facciamo di solito noi giocatori, ho scoperto che erano tutti cancellati. E così dopo averci pensato un po’ su qualche ora ho deciso di ritirarmi, dando priorità assoluta alla mia salute e cercando un volo per rientrare. Mi è dispiaciuto sul momento visto che cominciavo ad avvertire le giuste sensazioni sul campo e dentro di me ero convinto di poter arrivare in fondo al torneo, però a mente fredda sono convinto sia stata la scelta giusta. Anche perché nella giornata in cui è arrivata la notizia dello stop si è scatenato il caos generale: capisco che non fosse semplice, però credo che la situazione potesse essere gestita da chi di dovere in maniera differente”.

“Resto a casa e mi attengo alle disposizioni”

Anche il ritorno a casa in effetti non è stato dei più agevoli. “Non c’erano più collegamenti diretti disponibili per l’Italia e così ho volato su Nizza e ho raggiunto Bordighera, fermandomi lì qualche giorno con la speranza che con la vicinanza a Montecarlo dove fanno base tanti giocatori, anche Jannik Sinner ad esempio in questi giorni, fosse possibile allenarsi. Invece così non è stato, anche perché con la diffusione del contagio da coronavirus anche in territorio francese sono state introdotte importanti restrizioni. La struttura e i campi a Bordighera devono rimanere chiusi in ottemperanza al Decreto del governo e allora a inizio settimana sono rientrato a Ravenna, dove mi attengo strettamente a quelle che sono le disposizioni delle autorità in un momento così particolare”.

“Lavorato tanto durante la off season”

Chiuso in maniera brillante il 2019, con la finale alle Red Bull Next Gen Finals a Milano, andate in scena in parallelo all’evento Under 21 che ha visto trionfare Jannik Sinner, puntava molto su questa stagione per un ulteriore salto di qualità Dalla Valle, che dopo sette anni e mezzo trascorsi nel centro federale di Tirrenia la scorsa primavera ha optato per il Piatti Tennis Center. “Eravamo consapevoli che all’inizio avrei faticato e i risultati avrebbero tardato un po’ ad arrivare, quindi non sono preoccupato - sottolinea Enrico, attualmente numero 420 del ranking mondiale - . A dicembre mi sono tolto quattro denti del giudizio tutti insieme e ho cominciato un po’ a rilento la preparazione off season, nella quale abbiamo cambiato moltissime cose rispetto al passato. Abbiamo lavorato tantissimo, come mai prima personalmente, e sono convinto che sia la strada giusta. Non a caso, a Monastir cominciavo ad avere riscontri positivi sul piano del gioco…”.

“TORNERO’ IN CAMPO CON UNO SPIRITO DIVERSO”

L’attuale emergenza sanitaria, sempre più di portata planetaria, rende impossibile una benché minima programmazione. “Riprenderò a giocare sulla terra, era già nei piani dopo Monastir, con l’intenzione di alzare il livello e disputare tornei challenger compatibilmente con la mia classifica. Nelle prossime settimane faremo il punto della situazione con Cristian Brandi, il mio principale punto di riferimento ora che Stefano Napolitano si è operato e Paolo Lorenzi ha deciso di fare base negli Stati Uniti. Di sicuro ci vorrà ancora tempo prima di tornare alla normalità, visto che se in Italia in questi giorni siamo vicini al picco del contagio, in altri Paesi sono più indietro di qualche settimana. Mi auguro che il circuito riparta quando non ci saranno più rischi per la salute e si possa svolgere con tranquillità il nostro lavoro, perché devo riconoscere che le ultime settimane prima dello stop sono state davvero difficili anche sul piano psicologico. Gli altri guardavano noi italiani con aria strana, con diffidenza, quasi fossimo degli ‘untori’. E questo mi ha fatto riflettere non poco. Non vedo l’ora di tornare a competere e quando sarà possibile sono certo che scenderò in campo con uno spirito e una consapevolezza diversa dopo questa esperienza – conclude il ravennate – dando meno per scontate certe cose”. 

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