Gaio dalla gioia all'attesa, tra Madrid e l'Emilia

Il 28enne faentino attende la ripresa in Spagna, in attesa di poter tornare in Italia dove riprenderebbe gli allenamenti. Per lui, un ottimo inizio stagione con la vittoria nel Challenger di Bangkok e la finale in doppio nel 500 di Rio

di Cristian Sonzogni | 24 marzo 2020

La sua annata era cominciata con due squilli, un titolo Challenger a Bangkok (l'unico conquistato da un italiano nel 2020) e una finale in doppio nell'Atp 500 di Rio de Janeiro. Due risultati che avevano regalato a Federico Gaio fiducia e punti pesanti per i ranking. Poi, la doccia gelata della sospensione, che ha colpito tutti ma che colpisce ancora di più coloro che non navigano nelle zone alte delle graduatorie internazionali. Come il faentino, oggi numero 130 in singolare e 165 in doppio.

Sono a Madrid in questo momento – spiega il 28enne faentino – dove vive la mia ragazza. Ma conto di tornare in Italia appena sarà possibile, fosse per me già nel giro di una settimana o poco più. Lì potrei ricominciare gli allenamenti perché ho un spazio in giardino che potrei adibire a palestra, dunque sarebbe utile per riformulare una sorta di programmazione in vista del ritorno. Anche se oggi nessuno può sapere quando davvero si potrà tornare in campo”. Anche la Spagna è colpita duramente dall'emergenza, tanto da arrivare a chiudere praticamente l'intero Paese: “A Madrid tutti sono chiusi in casa, non si può nemmeno uscire a correre ed è giusto così. Credo che si sia seguito l'esempio cinese adottando, seppur con qualche ritardo, tutte le misure necessarie a contenere la pandemia”.

La ripresa, quando arriverà, sarà una sfida soprattutto fisica e mentale: “Senza dubbio – conferma Federico – perché ognuno avrà la sua reazione di fronte a questo problema così inatteso e così impattante. Bisognerà capire chi sarà riuscito a prepararsi meglio sotto il profilo atletico, in un tempo così lungo. E inoltre chi saprà tornare velocemente nel clima torneo, lasciandosi alle spalle tutto quello che è accaduto in precedenza”. Intanto, gli spostamenti nel calendario dei pro hanno già cambiato volto alla stagione, nella migliore delle ipotesi: “Mi spiace molto che sia stata cancellata in toto la stagione europea sulla terra, perché era il momento in cui mi sarei potuto esprimere al meglio. Ma sembrerebbe ci sia la volontà di recuperare qualche torneo, dunque mi auguro si possa tornare a giocare ancora sul rosso, prima della fine del 2020. Il Roland Garros? Uno Slam è sempre uno Slam, spostarlo è stata una decisione difficile ma sarebbe stato ancora più difficile cancellarlo del tutto. Ho seri dubbi invece che si giochi Wimbledon, visto che per ora nessuno ha parlato di un rinvio”.

Un passo indietro riporta a un avvio di 2020 fatto di qualche occasione mancata ma anche di tante belle vittorie: “A Bangkok è stata una settimana davvero perfetta. Nonostante condizioni durissime, con tanta umidità e palle veloci, sono riuscito ad adattarmi alla perfezione, mentre vedevo i miei avversari in difficoltà già dopo pochi game. Peraltro anche nelle settimane precedenti, pur senza ottenere vittorie, avevo espresso un buon tennis, dunque non è stato un risultato giunto totalmente inaspettato”. L'impresa più sorprendente, però, è arrivata in doppio, dall'Atp 500 di Rio de Janeiro: “Settimana anomala, per tanti motivi. Ho perso per due volte in singolare contro il portoghese Domingues, con match-point non sfruttati nel primo caso e tante chance mancate anche nel secondo. Però in doppio mi sono rifatto. Con Caruso ci siamo detti di provare, senza metterci pressione. Siamo entrati come ultima coppia delle qualificazioni, le abbiamo passate e poi siamo andati in crescendo. Il segreto? Non metterci a giocare un vero doppio con i doppisti puri, ma puntare più sulla forza e sui colpi di inizio gioco. Peccato per la finale, siamo stati a un passo dal titolo, ma è andata già benissimo così”.

Nello stesso torneo, Gianluca Mager ha raggiunto la finale in singolare. “E io sono felicissimo per lui – chiude Gaio – perché è la dimostrazione che ognuno di noi nella settimana buona può arrivare molto vicino ai migliori del mondo. Abbiamo vissuto dei giorni che ricorderemo, prima che tutto si fermasse per via dello stop al circuito”. Così, alla ripresa, ci sarà un Gaio più convinto e più sereno, in attesa di quella entrata tra i top 100 che ormai è sempre più alla portata: “Di quello che ho fatto negli anni scorsi – chiude Federico – non cambierei nulla, perché le scelte sono sempre frutto del momento in cui sei chiamato a farle, inutile parlare col senno di poi. Però mi rendo conto che a volte sono stato eccessivamente critico con me stesso. Adesso mi perdono e mi apprezzo di più, e questo non può che farmi bene”.

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