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Wheelchair

Una bella storia

Per raccontare la storia del movimento tennistico in carrozzina italiano occorre partire dalla California e da un giovane sciatore di free style che risponde al nome di Brad Parks. Sembra un paradosso che proprio uno sciatore per giunta nello “stato del sole e del surf” abbia gettato le basi di quello che oggi è un movimento planetario e che nulla ha in comune con neve e montagne.
In un lasso di tempo relativamente piccolo perciò il tennis in carrozzina è riuscito a coinvolgere migliaia di atleti a tutte le latitudini e tale crescita ad oggi non conosce alcuna sosta.

Ho incontrato Brad nell’edizione 2009 della World Team Cup a Nottingham in occasione del 25° anniversario di questa imponente manifestazione.
“Il Padrino” era stato invitato dalla federazione internazionale proprio in occasione dell’anniversario per ricevere un premio alla carriera e stava guardando una delle tante partite di quella giornata. La mia curiosità mi spinse a chiedergli se in quel lontano 1976 avesse mai immaginato di assistere un giorno a tutto ciò. Brad in maniera molto semplice rispose: “Absolutely not, but it is what I dreamed about!”.

In Italia il tennis in carrozzina è approdato all’incirca nel 1987, quando un gruppo di ragazzi paraplegici toscani che praticavano il tennis tavolo (Enrico Rindi, Massimo Porciani, Alessio Focardi e Silvano Biagi), conobbero Giovanni Cantaffa, un calabrese emigrato in Svizzera. Un giorno, dopo una seduta di allenamento sul tavolo di legno verde, il Cantaffa portò i quattro amici con sé su un campo da tennis vero e proprio.
Inizialmente increduli sulla reale possibilità di giocare a tennis, i ragazzi toscani rimasero tanto colpiti da quell'esperienza da decidere che una volta tornati in Italia ci avrebbero provato anche loro.

La nuova attività si diffuse con grande rapidità nel nostro Paese e oggi il tennis in carrozzina conta almeno 170 giocatori agonisti, di cui più di un quarto frequenta assiduamente il circuito internazionale con buoni risultati, e altrettanti non agonistici. Oltre che per la qualità e l’elevato numero di atleti, l'Italia si distingue nell'organizzazione di eventi mondiali. Ogni anno ospita infatti dodici tornei internazionali (alcuni dei quali tra i più importanti al mondo) un circuito di tornei nazionali con 11 tappe e master finale, il circuito Kinder + sport junior wheelchair ed una lunga lista di stage, raduni territoriali, esibizioni e quant’altro.

Nel tennis, a differenza di quasi tutti gli altri sport per disabili, si distinguono solo due categorie: la categoria Open, nella quale possono gareggiare tutti coloro in possesso di una disabilità agli arti inferiori (al suo interno si divide in maschile, femminile e Junior), e la categoria Quad, riservata a coloro che oltre a possedere una disabilità agli arti inferiori ne posseggono anche agli arti superiori che non ha differenziazioni di genere.
Per quanto riguarda le regole, l'unica differenza con il tennis dei normodotati è la possibilità di colpire la palla anche al secondo rimbalzo, mentre per tutto il resto non esistono altre differenze di sorta.

Il tennis in carrozzina è uno degli sport in più sensibile espansione e sui quali la Federazione Italiana Tennis investe molto, sia per la spettacolarità del gioco che per il crescente numero di praticanti. Ciò, si spera, porterà in futuro anche un miglioramento della situazione per quanto riguarda gli impianti.