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Morosini, il giudice che in campo… condanna tutti

Il magistrato romagnolo, dal ’93 in servizio al Tribunale di Palermo, ha vinto a 55 anni un torneo di 4ª categoria a Cattolica: “Come aver fatto centro in una lotteria. Il tennis è una straordinaria valvola di sfogo. A riaccendere in me la passione sono stati il suo aspetto di socialità e SuperTennis”

di Gianluca Strocchi | 08 settembre 2019

Il diritto è il suo pane quotidiano, in tutti i sensi, però non se la cava poi così male neppure col rovescio o il servizio, per non parlare della smorzata. Già, perché Piergiorgio Morosini, di professione magistrato – dal 1993 in servizio al tribunale di Palermo – ha appena vinto un torneo di quarta categoria con quasi cento iscritti sui campi del Circolo Tennis Cerri di Cattolica, sua città di origine, dove ha trascorso un paio di settimane di ferie estive. E c’è riuscito all’età di 55 anni, mettendo in fila uno dopo l’altro una serie di avversari ben più giovani di lui.

“Il torneo? Come vincere la lotteria”

Se devo essere sincero mi sono sentito come uno che ha vinto una lotteria, in un misto di incredulità e felicità. Deve essersi trattato di una congiunzione astrale favorevole se pensiamo che in semifinale ho sconfitto un 23enne e in finale addirittura un giocatore di 21 anni”, afferma con un sorriso e un filo di compiacimento Morosini, che come giudice per le indagini preliminari nel corso degli anni è stato titolare nel capoluogo siciliano di numerosi processi contro la mafia ed estensore di sentenze nei processi ai capi storici (Riina, Provenzano, Brusca e Bagarella tra gli altri), occupandosi di infiltrazioni di Cosa Nostra nella sanità, negli appalti per le opere pubbliche, nella politica e nella giustizia.

Racchetta in stand by per oltre vent’anni

Mi sono avvicinato al tennis a 10 anni e ho continuato a giocare fino al momento in cui la mia professione mi ha portato a fare una scelta di vita diversa – racconta il giudice, dal 2014 membro del Consiglio Superiore della Magistratura - Basti pensare che avevo vinto l’ultimo torneo nel novembre del 1991, a 27 anni. Poi per oltre venti anni non mi sono più iscritto ad alcun torneo, solo tre anni fa ho deciso di riprendere a giocare con continuità, anche perché il clima a Palermo consente di farlo all’aria aperta tutto l’anno e ciò mi permette di fare un po’ di movimento e tenermi in forma dal punto di vista fisico considerando il tipo di lavoro sedentario che svolgo. Nell’agosto del 2017 ho provato a fare di nuovo un torneo, passando tre turni, e questo mi ha fatto tornare la voglia. Nella passata stagione ho disputato sei tornei e da Nc sono passato 4.1, però non pensavo di tornare a vincerne uno… Devo dire che riesco a giocare 4-5 volte a settimana, di solito al mattino dalle 7.30 alle 8.30, prima di andare in ufficio, o alla sera dopo le 20. Certo, sapendo che mi sarei iscritto alla competizione durante le ferie, ho cercato di arrivare il più preparato possibile all’appuntamento”.

“Ho un debole per Nadal”

In effetti, nell’occasione Morosini ha mostrato una forma fisica invidiabile, non risentendo nel match clou delle fatiche sostenute in semifinale. “Sono un giocatore che fa della regolarità la sua arma, non sono certo un tennista brillante, ed è con il rovescio che costruisco di solito i miei punti, potendo anche contare su una buona smorzata”, l’autodescrizione del magistrato-tennista.
Pronto a confessare un amore incondizionato per Rafa Nadal. “E’ il mio campione preferito, certo riconosco le doti di fuoriclasse di Federer e Djokovic, ma la serietà e la determinazione dello spagnolo sono per me qualcosa di ammirevole, anche nonostante i numerosi infortuni. Tra i cosiddetti Next Gen mi piacciono Zverev e Tsitsipas e tra gli italiani in particolare Matteo Berrettini, grande protagonista agli US Open, e Marco Cecchinato, che ho avuto anche modo di vedere allenarsi in qualche occasione dal vivo al Tc Palermo Due”.

“Il tennis è fattore di riequilibrio interiore”

Proprio la frequentazione del club del capoluogo siciliano ha contribuito a riaccendere la scintilla della passione di Morosini per la racchetta. “Devo riconoscere che l’elemento della socialità connesso a questo sport è stato importante, mi ha fatto per certi versi ritornare indietro nel tempo. Così come nel mio caso il giocare a tennis costituisce una valvola di sfogo fondamentale, un prezioso fattore di riequilibrio interiore rispetto allo stress e alle tante responsabilità di questa professione, senza vincoli di età. Ed è il motivo per cui mi sento di consigliarlo in primis a tutti quelli che per motivi di lavoro fanno vita sedentaria o si trovano carichi di pressioni e tensioni. Inoltre a riavvicinare tanti della mia generazione o anche più giovani a questo splendido sport è stato il canale SuperTennis, trasmettendo in chiaro, praticamente a qualsiasi ora incontri di torneo o altre competizioni: quella della Federazione Italiana è stata davvero un’idea vincente in termini di promozione”.

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