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La vita al TC Milano nei giorni dell’emergenza

Il direttore Martina Alabiso: “Situazione senza precedenti come grado di incisività sul nostro quotidiano. Siamo come una grande famiglia e sentiamo la mancanza di tutti coloro che ne fanno parte. E il pensiero che potrebbe non esserci il Trofeo Bonfiglio 2020 rende tutto ancora più difficile”

di Francesca Paoletti | 10 marzo 2020

Il ‘lockdown’, la mappa del contagio, la drammatica contabilità, gli appelli, le immagini surreali che hanno invaso i telegiornali e lo straordinario sforzo dei medici per contrastare la diffusione del coronavirus. ‘L’ora più buia’, la realtà sospesa e una quotidianità completamente stravolta. In Italia viviamo giorni di incertezza e timori; le drastiche misure delle ultime ore hanno interessato anche lo sport e i circoli sportivi, cambiando radicalmente le giornate dei dirigenti e le abitudini dei soci.

Il Tennis Club Milano ‘Alberto Bonacossa’, uno dei club più antichi e prestigiosi al mondo, non fa eccezione: i colori pastello della club house e il rosso mattone dei campi da tennis accentuano il vuoto che oramai da settimane caratterizza i vialetti e le strutture di questa istituzione dello sport nazionale, la culla del grande tennis italiano.  

Martina Alabiso, direttore del club, ci ha raccontato le surreali giornate in Via Arimondi e la convivenza forzata con l’emergenza coronavirus: “E’ una situazione senza precedenti – dichiara -. Avevamo già vissuto momenti di crisi, quello dovuto alla Sars ad esempio era stato impattante, ma non con questo grado di incisività sul nostro quotidiano”.

Come state vivendo – emotivamente - queste giornate? Che effetto fa vedere il circolo vuoto?  

Non è facile, siamo abituati a uno stile di vita costantemente impegnato. Milano è una città molto viva, offre mille opportunità e comprendere quanto fosse importante fermarsi non è stato immediatamente evidente a tutti purtroppo. Sappiamo di non essere un bene primario ma il TC Milano è una grande famiglia; chi frequenta il club difficilmente lo fa solo perché abbiamo dei campi in terra rossa meravigliosi (e le scappa un sorriso…), ma anche per una sensazione di appartenenza a una comunità che al momento non può vivere tutte le sue dinamiche, sportive o sociali che siano. Sentiamo la mancanza di tutti coloro che fanno parte di questa grande famiglia”. 

Come siete organizzati al momento?

Sono consentiti esclusivamente gli allenamenti di professionisti e atleti olimpionici. I nostri professionisti al momento sono impegnati all’estero, al loro rientro abbiamo studiato con il nostro medico un protocollo da seguire per consentire loro di allenarsi in tutta sicurezza”.

Quando è iniziata a cambiare la vostra quotidianità?

La prima ordinanza della Regione Lombardia è arrivata il 23 febbraio scorso e riportava ‘la sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico, nonché la chiusura di tutti i luoghi di aggregazione privata e pubblica’ al fine di poter contenere il contagio. Abbiamo risposto in maniera stringente informando tutti i nostri soci della necessità di chiudere la struttura”.

Cosa ha pensato quando è stata ufficializzata la cancellazione del torneo di Indian Wells?  

Il mio primo pensiero è stato ovviamente per il Trofeo Bonfiglio; per noi gli Internazionali d’Italia juniores sono un momento di grande orgoglio e pensare che potrebbe non esserci l’edizione numero 61 renderebbe questo 2020 ancora più difficile”.

C’è un aneddoto che le piacerebbe raccontare relativo a queste giornate? 

Più che un aneddoto è una constatazione; questa situazione ci ha portato a una necessità di confronto con le altre realtà milanesi simili alla nostra, confronto mai avvenuto in precedenza perché la legge di mercato ci considera dei competitor. Negli ultimi venti giorni invece, sia io che il Presidente (Elena Buffa di Perrero, in carica dal 2 dicembre 2016, ndr), ci siamo interfacciate con i nostri omologhi di altri circoli decine di volte, al fine di trovare insieme la soluzione che tutelasse la città, il nostro lavoro, la salute dei nostri soci e dei nostri atleti. Abbiamo fatto squadra e unito le forze e per questo vorremmo ringraziare tutte le strutture con cui abbiamo condiviso l’emergenza”.

In che modo lo sport - e il mondo del tennis in modo particolare - può aiutare il Paese a rialzarsi da questo incubo?  

Io credo fermamente che la strada sia quella del rispetto delle regole, rispetto degli altri e confronto tra chi opera nel mondo sportivo, specie su tematiche così importanti come la salute”.

Se la sente di lanciare un messaggio di forza e speranza ai dirigenti degli altri circoli d’Italia che stanno vivendo la vostra stessa situazione?  

Purtroppo questa emergenza toccherà trasversalmente tutta la penisola e l’impatto economico sarà rilevante soprattutto per le piccole realtà. La preghiera è quella di farsi guidare nelle proprie scelte dalle prescrizioni delle autorità e dal senso civico. L’apporto del singolo è fondamentale per il bene dell’intero mondo sportivo. Auguriamo un grande in bocca al lupo a tutti per le prossime difficili settimane”.

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