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Marco Cossu in campo nel TPRA in carrozzina

Tra i fighters del circuito amatoriale, in Sardegna, anche il primo atleta in carrozzina, 32 anni, birraio nella vita: “E’ una valida soluzione per mettere partite nelle braccia, la consiglio anche ad altri. E perché non pensare alla possibilità di schierare un tennista in carrozzina anche in un campionato a squadre?”

di Gianluca Strocchi | 29 settembre 2019

Ha voluto essere uno dei “fighters” in campo e con la sua carrozzina sta sfidando tennisti normodotati. Marco Cossu ha disputato giovedì il primo match del torneo TPRA al Tennis Club Ghilarza, dove tornerà poi in campo martedì per il secondo impegno. Non si può certo dire, insomma, che non sia inclusivo il circuito amatoriale organizzato dalla FIT, teatro del primo confronto di questo genere in Italia, con su una metà campo le regole di gioco tradizionali e dall’altra quelle del wheelchair, con il doppio rimbalzo quindi. “E’ poi questa l’unica differenza fondamentale tra il tennis giocato in piedi e quello in carrozzina”, puntualizza l’atleta sardo, 32 anni compiuti il 10 settembre, il primo però a non voler enfatizzare troppo tale primato. “Altri prima di me hanno palleggiato con giocatori normodotati, da Fabian Mazzei ad Alberto Corradi, a Luca Arca, probabilmente c’è stato solo meno clamore mediatico rispetto a questa mia prima partita. Ma rispetto al loro livello io gioco a tennis da pippa…”.

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“Esperienza che consiglio anche ad altri giocatori in carrozzina”

Ma come si è arrivati a questo match (terminato 60 60, ma il risultato è davvero la cosa che conta di meno in questo caso) comunque originale? “Io ho iniziato a giocare a tennis una decina d’anni fa grazie ad Alberto Corradi, un vero e proprio esempio e non solo per noi sardi – racconta Marco – il fatto è che Sassari dista un’ora di auto da dove vivo io e quindi questo spostamento a un certo punto è diventato un problema, per cui a fine 2011 ho iniziato a frequentare il circolo di Ghilarza. Sono arrivato a disputare anche alcuni tornei internazionali ITF di wheelchair in Italia, ad esempio a Forlì, poi però mi sono dedicato alla formazione per diventare birraio e non ho avuto più il tempo per girare per tornei. E così quando ho scoperto il TPRA, mi sono informato se potevo partecipare e l’ho trovato una valida soluzione per mettere partite nelle braccia, soprattutto a costi ben più sostenibili rispetto alle trasferte per i tornei wheelchair. Mirco Usai, maestro del mio circolo, dove ora faccio anche parte del direttivo, mi ha proposto di fare qualche incontro e ho accettato. E’ stata una bella esperienza, che consiglio anche ad altri giocatori in carrozzina, non importa se si esce sconfitti”.

“Possiamo giocare anche con normodotati”

Nelle parole di Marco trapela tutto l’entusiasmo per l’opportunità che gli ha concesso il circuito TPRA. “Qualche tempo fa, raccogliendo l’invito degli organizzatori di una Giornata dello Sport, al Tennis Club Macomer avevo giocato con una ragazzina promettente, che tirava davvero forte e mi aveva preso a pallate… Quel che più conta, comunque, è far vedere che è possibile per un tennista in carrozzina giocare con un normodotato. Qualche difficoltà possiamo presentarla anche noi nei loro confronti, ad esempio il fatto di non fornire riferimenti dalla posizione dei piedi per la direzione dei colpi”.

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La proposta inclusiva per un campionato a squadre

Un esempio concreto di inclusione, che Cossu (dopo aver conseguito la qualifica di birraio a Padova sta ora cercando di far partire un’attività nell’isola, dove “la birra artigianale è ancora poco conosciuta”) non vorrebbe rimanesse episodio isolato. Anzi, visto che il coraggio non sembra davvero mancargli, lancia anche una proposta stimolante, su cui vale la pena riflettere. “Mi piacerebbe nel prossimo futuro vedere una competizione a squadre, magari n campionato regionale, che contempli la possibilità di schierare in una partita anche un tennista in carrozzina. E’ una semplice idea, a mia, lascio a chi di dovere le verifiche a livello regolamentare – conclude Marco - su un’eventuale fattibilità”.

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