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Verso le Universiadi – Gian Marco Ortenzi

Vinto il titolo nazionale alla sua prima partecipazione, il 19enne romano si appresta ad esordire nelle "Olimpiadi per atleti universitari": “Non vedo l'ora, sarà un'esperienza indimenticabile. Studio ingegneria meccanica ma il mio sogno è ancora quello di diventare un tennista professionista”

di Gianluca Strocchi | 02 luglio 2019

Si è presentato da “rookie” ai campionati universitari andati in scena a metà maggio e sui campi del Circolo Tennis L’Aquila ha messo in fila tutti, compreso in finale il bicampione in carica Alessandro Ceppellini, a cui ha negato il tris di scudetti con la feluca. Grazie a questo risultato Gian Marco Ortenzi (classifica 2.4) si appresta a un altro esordio assai stimolante, quello alle Universiadi estive, la cui 30esima edizione è in programma a Napoli dal 3 al 14 luglio: i campi del Circolo Tennis, sul lungomare, ospiteranno le sfide di singolare e doppio da venerdì 5 a sabato 13.

ORTENZI: “NON STO NELLA PELLE” - “Sono già tre-quattro settimane che non vedo l’ora arrivi il momento - confessa il giovane romano, classe 2000 – per poter finalmente vivere questa esperienza davvero unica. Sarà la mia prima volta alle Olimpiadi per gli universitari e quindi sarò particolarmente emozionato, specie per la cerimonia di apertura al San Paolo, anche perché in passato non ho mai avuto l’onore di difendere i colori dell’Italia in qualche competizione giovanile internazionale. Proprio per tale ragione, compatibilmente con gli impegni di studio, ho cercato di arrivare all’appuntamento nelle migliori condizioni possibili. Ho disputato due 15mila ITF, poi ho sostenuto due settimane di preparazione, per recuperare il livello che un po’ si perde facendo tornei: una di carico e l’altra dedicata ad affinare la condizione. Il gran caldo di questo periodo? Non mi spaventa, sono abituato ad allenarmi sempre nelle ore più soleggiate e con le temperature più alte”.

“HO PREFERITO IL TENNIS AL NUOTO, STUDIO INGEGNERIA MECCANICA” - L’amore per la racchetta è scoppiato presto in Gian Marco. “Ho iniziato fin da piccolino, ma il fatto è che ero più bravo a nuoto che a tennis. Eppure scappavo di nascosto per andare a giocare con la racchetta, fino a quando non mi sono potuto dedicare con tutto me stesso a questo sport con il consenso dei miei genitori. Ho sempre giocato al New Green Hill, a parte una breve parentesi di un paio di stagioni. E crescendo ho sempre portato avanti il doppio impegno, ovvero scuola, avendo frequentato il Liceo Scientifico dove mi sono diplomato, e tornei under 16 e 18, anche del circuito internazionale. Ora sono iscritto alla facoltà di Ingegneria Meccanica alla Sapienza. Però il mio sogno è ancora quello di diventare un tennista professionista”.

“DEL POTRO UN IDOLO PER LA CAPACITA’ DI SUPERARE I MOMENTI NO” - Ortenzi ha dei modelli non da poco nel circuito. “Oltre a un campione inarrivabile come Roger Federer, il mio idolo è Juan Martin Del Potro, soprattutto per il modo in cui affronta la vita e riesce ad affrontare i tanti infortuni e incidenti di percorso che il destino gli riserva. Sono sicuro che tornerà protagonista anche dopo questo ennesimo problema e l’operazione al ginocchio, del resto gli argentini sono gente tosta, abituata a soffrire”, spiega Gian Marco, prima di tracciare il proprio identikit di giocatore: “Credo che una delle mie qualità migliori sia quella di sapermi adattare alla superficie e al gioco del mio avversario, capendo il modo in cui posso dargli più fastidio. Preferisco comunque essere io a fare gioco, anche se non disdegno la fase difensiva”.

“A NAPOLI AVRO’ IL TIFO DELLA MIA FAMIGLIA” - Caratteristiche che gli consentono di esprimersi bene anche in doppio, come dimostra il successo colto lo scorso anno al torneo ITF under 18 "Città di Firenze" insieme al messinese Fabrizio Andaloro, battendo in finale gli azzurrini Flavio Cobolli e Lorenzo Rottoli. “Alle Universiadi farò il doppio con Ceppellini e credo anche il misto, e speriamo di poter cavarci qualche bella soddisfazione, anche se sappiamo che il livello dei partecipanti sarà alto. Noi però giochiamo in casa e avremo una motivazione in più, nel mio caso poi ci sarà anche la mia famiglia a tifare per me - conclude Gian Marco – visto che da Roma a Napoli sono meno di due ore di treno”.  

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