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Verso le Universiadi – Camilla Abbate

La giocatrice bolognese, due anni dopo la partecipazione a Taipei, è uno dei quattro tennisti in campo a Napoli dal 5 luglio: “Rappresentare l’Italia è sicuramente una grande emozione e un motivo d’orgoglio, oltre che un’opportunità unica per chi all’attività sportiva unisce l’impegno nello studio”

di Gianluca Strocchi | 25 luglio 2019

I campi del Circolo Tennis Napoli ospiteranno dal 5 al 13 luglio i match validi per le XXX Universiadi estive. Con l’intervista a Camilla Abbate iniziamo la presentazione dei quattro atleti-studenti che rappresentano l’Italia, qualificati in base ai risultati dei campionati nazionali universitari andati in scena a fine maggio al CT L’Aquila

Libri, racchette, passione e tanto entusiasmo. E’ il mix di ingredienti con cui Camilla Abbate, punto di forza del Cus Bologna e dell’Alma Mater Studiorum, si appresta ad affrontare – per la seconda volta, dopo l’esordio due anni fa a Taipei - le Universiadi. La 21enne emiliana (è nata a Bologna il 10 dicembre 1997) ha staccato il pass per la XXX edizione, in programma a Napoli dal 3 al 14 luglio – le sfide sui campi del Circolo Tennis, sul lungomare, da venerdì 5 a sabato 13 - con il secondo posto ai campionati nazionali universitari, disputati a fine maggio sui campi del Circolo Tennis L'Aquila “Peppe Verna”, dove il titolo individuale femminile è stato conquistato da Natasha Piludu (2.4). 

"CHE EMOZIONE RAPPRESENTARE IL PROPRIO PAESE" - “Sto vivendo con una certa trepidazione i giorni che mi separano dall’appuntamento, proprio perché si tratta di un evento speciale, in cui si respira davvero il clima olimpico - sottolinea Camilla, che frequenta il terzo anno della facoltà di Scienze Motorie - e di condivisione con tantissimi altri giovani di altre nazioni, all’insegna dello sport. Abbiamo la possibilità di venire a contatto con coetanei di culture diverse e questo è un notevole arricchimento sul piano personale. Rappresentare l’Italia è sicuramente una grande emozione e un motivo d’orgoglio, oltre che un’opportunità unica per un universitario che all’attività sportiva unisce l’impegno nello studio. Quest’anno poi le Universiadi si svolgono nel nostro Paese e quindi c’è tanta voglia di fare bene e tenere alto il Tricolore. Nel mio caso, inoltre, papà è originario di Napoli e molto probabilmente parenti e amici si mobiliteranno in quei giorni per fare il tifo per me…”

L'ESPERIENZA DEL 2017 A TAIPEI - Memore anche di quanto accaduto nel 2017 in Estremo Oriente – eliminazione al primo turno in singolare, seguita dalla conquista del torneo di "Consolation" vincendo quattro partite - la 2.3 tesserata per il Circolo Tennis Bologna preferisce mantenere un basso profilo per la sua seconda partecipazione. “C’è da dire che il livello della competizione è alto, sicuramente superiore a un 15mila dollari ITF, direi paragonabile almeno a un 25mila se non qualcosa di più. A Taipei, ad esempio, la prima testa di serie era attorno alla 100esima posizione mondiale, poi c’era una tennista vicino al numero 200 Wta e altre con classifica mondiale. Io, che a Catania avevo conquistato lo scudetto universitario in singolare e il secondo posto nel doppio, persi in due set contro una tennista inglese piazzata attorno alla 500esima posizione mondiale, testa di serie numero 11 e che poi è arrivata ai quarti. Per tale ragione il primo obiettivo che mi pongo è quello di esprimere il miglior tennis possibile ed essere competitiva, mettendo il cuore in ogni punto. In campo, come sempre, venderò cara la pelle, ma intendo godermi a fondo ogni momento di questa esperienza unica senza che il fissare eccessive aspettative possa finire per non farmela apprezzare appieno. Come ho detto, mi ritengo privilegiata e quindi desidero approcciarmi alle Universiadi in questo modo”.

"SESSIONE DI ESAMI E QUALCHE TORNEO" - Anche perché in questo periodo c’è da far fronte anche agli impegni con l’Alma Mater Studiorum. “Già, siamo in sessione d’esami, ne ho appena sostenuto uno e un altro mi attende nelle prossime ore, comunque sto disputando qualche torneo Open in regione per mantenere l’abitudine alla competizione in vista dell’appuntamento che mi attende a inizio luglio”, ammette la studentessa bolognese. “Il tennis è stata la più grande passione della mia vita e avrà sempre una parte importante, ma adesso sto dando priorità al mio futuro, non solo sportivo. Quindi, dopo aver frequentato il liceo linguistico con indirizzo francese, sto affrontando con determinazione questo percorso di studi, con un tirocinio universitario e l’intento di ottenere il diploma di primo e poi di secondo grado”.

"A NAPOLI GIOCO IL DOPPIO CON LA PILUDU" - Senza però mettere da parte la racchetta, con cui è stato amore a prima vista fin da bambina. “Ho cominciato a circa 7 anni, per puro caso, i miei non sono particolarmente appassionati di tennis, ma mi sono ritrovata con una racchetta in mano e mi sono divertita. Mi piaceva giocare, tutto qui. Poi a 10 anni, visto che ero bravina, ero coordinata e mi muovevo bene mi hanno proposto di provare con l’agonismo, ai Giardini Margherita e la cosa mi è piaciuta fin da subito, perché ero e sono molto competitiva. Le sfide mi eccitano. Fino a 14-15 anni ero tra le prime dieci in Italia, poi sono un po’ calata, ma ho continuato ad allenarmi seriamente, con i maestri Massimiliano Trevisan e Antonella Serra Zanetti, che considero coloro che mi hanno fatto diventare una tennista. Da quando frequento a tempo pieno l’università ho ridotto l’attività agonistica, specie quella internazionale. Sono ancora tesserata per il Circolo Tennis Bologna e a breve dovrò decidere se disputare o meno il prossimo campionato di A2, in autunno, in base alla disponibilità che mi viene richiesta. Prima però voglio concentrarmi sulle Universiadi: ho un ottimo rapporto con il Cus Bologna e ci tengo a rappresentarlo nel migliore dei modi. A Napoli giocherò anche il doppio con Natasha Piludu, chissà che non possiamo toglierci qualche soddisfazione, anche se non sarà facile. In gara ci saranno le americane, tenniste di valore e abituate alle competizioni fra college, e poi qualche Paese per motivi di prestigio o altro schiera delle vere e proprie professioniste - conclude con un sorriso sarcastico Camilla Abbate - che all’università sono solo iscritte e lezioni o libri non sanno cosa siano”.

 

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