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Roland Garros, Leconte: “No a porte chiuse, meglio rinviare al 2021”

Mentre L’Equipe valuta i danni per lo Slam francese, Leconte, finalista nel 1988, si dice contrario a un torneo senza pubblico come anticipato dal presidente della federtennis francese Giudicelli

14 maggio 2020

Nei giorni scorsi il presidente della federtennis francese Bernard Giudicelli aveva avanzato l’ipotesi di giocare il Roland Garros anche a porte chiuse. “Consentirebbe l’esecuzione di parte del modello economico, significherebbe salvare una parte del business, dai diritti televisivi e alle sponsorizzazioni. Questo aspetto non deve essere trascurato”, aveva sottolineato.

Lo Slam parigino potrebbe subire un ulteriore slittamento di una settimana rispetto alle nuove date inizialmente comunicate (20 settembre-4 ottobre). Il quotidiano transalpino L’Equipe riporta di come i danni al torneo francese siano enormi e che il torneo nell’eventualità si disputi senza pubblico (al momento la possibilità che si giochi a porte chiuse sembra la più probabile) perda addirittura il 50 % dei suoi introiti complessivi stimati in 240 milioni di euro. “Il torneo è il motore del tennis francese, quello che nutre e sostiene economicamente il nostro sistema. Abbiamo il dovere di proteggerlo”, aveva detto ancora Giudicelli.

Di parere opposto Henri Leconte, finalista nel 1988, contrario a giocare a porte chiuse: “Non avrebe senso, a che interesserebbe? Non agli sponsor e per i giocatori sarebbe difficile gareggiare. E’ soprattutto una decisione politica, la federazione comunque spera che tra qualche mese la situazione permetta di giocare con il pubblico. Altrimenti meglio cancellare il torneo e ripartire nel 2021”.

Una tesi sposata anche dal ministro dello sport Roxana Maracineanu qualche settimana fa: “Il Tour de France e il Roland Garros si disputeranno solo se ci sarà il permesso di avere il pubblico”, aveva dichiarato.


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