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Cecchinato a Tuttosport: “Errori dopo Parigi 2018, ma ora ho un progetto”

Il tennista siciliano si è raccontato in una intervista parlando degli errori commessi dopo la semifinale al Roland Garros ma con lo sguardo proiettato al futuro

30 aprile 2020

La storica semifinale al Roland Garros nel 2018, numero uno d’Italia e best ranking Atp (16) ad inizio 2019: uno dei migliori interpreti sulla terra rossa, ma in continuo miglioramento anche sulle superfici veloci. Poi lo scivolone e l’uscita dai top 100 dopo circa due stagioni. Il tennis è fermo per la pandemia da coronavirus, ancra non è dato sapere quando il circuito si rimetterà in moto, ma Marco Cecchinato sta affrontando la quarantena con l’obiettivo di tornare protagonista. Intanto ha cambiato staff e coach trasferendosi a Vicenza e lo racconta in un’intervista a Tuttosport a firma di Roberto Bertellino: “La scelta è caduta su Max Sartori e sul preparatore atletico che segue anche Andreas Seppi. Ritengo che Sartori sia l’unico in grado di potermi riportare a buon livello, grazie alla sua grande esperienza, alla fiducia reciproca e alla conoscenza datata… Mi sto impegnato a fondo seguito dal coach. Un lavoro importante nel corso del quale ho provato sensazioni positive, cosa che non mi capitava da tempo. Avevo un po’ perso le motivazioni. A Vicenza abbiamo impostato il lavoro sull’ordine, tattico, tecnico e mentale. Dovevo ripulire, non tanto imparare. In un certo qual senso avevo bisogno di fermarmi per ripartire”. In questi giorni il 27enne palermitano è a Brescia e si allena fisicamente. “Ho una palestrina in casa e sono con la mia ragazza, Gaia. Faccio un lavoro fisico e di mantenimento e mi dedico anche un po’ alla cucina. Specialmente dolci, tiramisù, crostate e qualche pizza”.

Cecchinato ammette di essersi smarrito dopo l’impresa a Parigi di due stagioni fa, quando a distanza di 40 anni eguagliò la semifinale di Barazzutti del 1978. Un buon inizio di 2019 con il titolo a Buenos Aires, poi il buio. “Sono stati commessi dei piccoli errori, senza dubbio. Anche per quanto concerne la programmazione, come per esempio non andare a fare due tornei ATP, Stoccolma e Vienna) pur essendo in tabellone, e la trasferta sudamericana su terra d’inizio 2020 quando ero già in crisi di motivazione e fiducia. Ciò che mi autorizza a ben sperare è la presenza di un progetto, il cui sviluppo dipenderà da come si evolverà l’attuale situazione. Potrebbe anche essere difficile tornare in campo nel 2020. Vedremo e ci adegueremo ma la certezza è che le carriere si sono allungate e ritengo di avere ancora nove, dieci anni a disposizione per tornare a togliermi qualche soddisfazione”.

Quindi Marco parla degli obiettivi: “Tornare nei top 50 e poter riassaporare il gusto dei centrali più importanti al mondo, su tutti Roma e Parigi. Credo di averne la possibilità perché non ritengo un caso la semifinale Slam, le tre vittorie ATP, le semifinali su erba e cemento, il numero 16 del mondo come massima graduatoria raggiunta. Il sogno invece quello di giocare contro Federer prima che si ritiri, magari proprio sul rosso. Mi sono allenato tante volte con lui ed è un personaggio unico, non solo dal punto di vista tecnico”.

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