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US Open: si lavora anche sull’ipotesi torneo a porte chiuse

Mentre da New York arrivano le sconvolgenti immagini delle fosse comuni per i morti da coronavirus Hart Island, isoletta al largo del Bronx, comincia a circolare l’ipotesi di far giocare gli US Open a porte chiuse rispettando le date di fine agosto

di Angelo Mancuso | 11 aprile 2020

Nella classifica dei luoghi più tristi della terra avrebbe diritto a un posto Hart Island, isoletta al largo del Bronx che ospita le fosse comuni di New York, dove è sepolto chi non ha amici né famigliari che ne reclamino le spoglie, o chi non può permettersi un funerale. Chi, insomma, non viene preso in carico da nessuna impresa funebre e finisce nelle fosse comuni. La Grande Mela è una delle città più colpite dalla pandemia da Coronavirus e tutti abbiamo negli occhi le immagini viste in questi giorni in tv: Hart Island accoglie un numero senza precedenti di cadaveri, in bare chiare tutte uguali: sono i morti di Coronavirus.
Intanto i tempi dello sport si sono mobilitati nella lotta contro un nemico invisibile. Dopo due monumenti del calcio come il Santiago Bernabeu di Madrid e il Maracanà di Rio de Janeiro, anche l’impianto statunitense di Flushing Meadows, teatro a New York degli sfide degli US Open di tennis, è sceso in campo cambiando mestiere riconvertendosi e diventando un ospedale per ospitare temporaneamente 350 posti letti e per preparare i pasti durante la pandemia. Dopo la cancellazione di Wimbledon, per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale (l’ultima edizione saltata risale al 1945), con lo stop dei circuiti per il momento fissato sino al 12 luglio, anche gli US Open, prossimo grande appuntamento della stagione, è in pericolo per l’emergenza sanitaria da COVID-19. Lo Slam a stelle e strisce è in calendario dal 31 agosto al 13 settembre prossimi, con le qualificazioni al via il 24 agosto.

Contrariamente a Wimbledon, gli US Open non sono assicurati contro le pandemie (Nelle casse dell’AELTC entreranno oltre 100 milioni di euro di risarcimento). Una cancellazione del torneo porterebbe alla federtennis americana una perdita di quasi 400 milioni di dollari. Proprio per questo secondo quanto riferisce il quotidiano britannico Daily Telegraph la USTA farà di tutto per non spostare sia la data sia la sede del torneo. Smentendo di fatto una voce che circola da diversi giorni, ovvero disputare lo Slam finale della stagione a Indian Wells durante tra novembre e dicembre. Mesi in cui a New York le temperature troppo rigide non permettono di giocare all’aperto, al contrario del deserto californiani, dove invece il clima sarebbe ideale. Secondo quanto trapela sempre dall’USTA, inoltre, il principale sponsor del torneo, la banca JP Morgan con sede a Manhattan, non gradirebbe il trasloco sulla Costa Ovest. Inoltre, sempre secondo il Daily Telegraph, un rinvio all’inverno degli US Open non è gradito dalle tv, su tutte ESPN titolare dei diritti del torneo, perché andrebbe a piazzare il torneo nel bel mezzo della stagione del football NFL, lo sport professionistico più seguito in tv negli States.

E allora lo scenario sul quale si starebbe lavorando e che metterebbe tutti d’accordo, ammesso che per fine agosto l’emergenza sanitaria sia almeno in parte superata, sarebbe quello di un torneo a porte chiuse. Comporterebbe la rinuncia alla biglietteria (700mila gli spettatori che durante le due settimane affollano Flushing Meadows), ma salverebbero almeno una parte degli incassi pubblicitari e la maggior parte di quelli televisivi. Come cadere in piedi.

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