-

Roberta e quel rovescio da sogno. Rivivi su SuperTennis le sue sfide

La Vinci si è ritirata nel 2018 giocando la sua ultima partita a Roma. La tv della FIT ripropone alcuni dei match più belli della tarantina, ex top ten

di Angelo Mancuso | 06 aprile 2020

Quella della Vinci, 32 anni di Taranto, è un po’ la storia di Calimero, protagonista del Carosello tanto amato dai bambini di qualche decennio fa. Un pulcino piccolo e nero che si impone di fronte alla forza bruta delle muscolose valchirie del tennis. La sua grazia ed eleganza, il rovescio slice, i sapienti tocchi a rete (una rarità tra le donne) spesso e volentieri hanno disarmato le più potenti rivali svestendole dell’aurea di orco in gonnella inavvicinabile. E come d’incanto Calimero diventava un gigante, nonostante i suoi 163 centimetri. “Se vorrei essere più alta? Sì a volte me lo sono detta - ha spesso raccontato - perché mi potrebbe aiutare a servire meglio e qualche punto in più alla battuta aiuta eccome. Così come avere più muscoli. Però mamma e papà mi hanno fatta così…”. Per tutta la settimana SuperTennis, per la serie “Robert Vinci - Il rovescio da sogno”, ripropone agli appassionati alcuni dei match più belli della tarantina. Giusto restare a casa per l’emergenza coronavirus. Ma c’è modo e modo di farlo scegliendo gli appuntamenti giusti in tv. Lo sport fa una pausa, ma ecco il miglior modo per riempirla.

TOP TEN

Roberta ha salutato il tennis nel maggio 2018 giocando la sua ultima partita a Roma in un “Pietrangeli” strapieno: è lì che ha deciso di chiudere la sua straordinaria carriera a 35 anni. Vincitrice di 10 tornei WTA in singolare, è la prima e finora unica tennista italiana ad aver vinto almeno un torneo in tutte le superfici di gioco: cemento, terra rossa, erba, veloce indoor. Il suo ingresso tra le top ten nella primavera del 2016 del ranking WTA è stata la chiusura del cerchio per una generazione di tenniste che hanno regalato all’Italia una gloria senza precedenti. Con il raggiungimento di questo traguardo, le Magnifiche Quattro del tennis italiano hanno tutte giocato almeno una finale Slam e conquistato un posto tra le prime dieci. Per rendere la portata dell’impresa, della storicità del momento, basti pensare che in un secolo di storia l'Italia non aveva mai vissuto niente di simile. Per trovare un po’ di gloria, bisognava scomodare figure quasi dimenticate come Annelies Ullstein (poi Bossi, poi Bellani) oppure Maud Levi Rosenbaum. Donne che hanno avuto a che fare con l’Italia soltanto dopo un matrimonio. Poi in meno di 10 anni abbiamo raggiunto tutto. Da quando Flavia Pennetta ha centrato le prime dieci nell’agosto 2009, è come se fosse caduto un Muro di Berlino tennistico. Ma al di là del muro non c’era la libertà, bensì quei risultati che abbiamo sognato per anni: due titoli Slam, quattro Fed Cup e tanti altri trionfi.

L'IMPRESA CON SERENA

Per anni la Vinci era stata considerata una doppista prestata al singolare, buona per lo spettacolo e per fare gruppo in Fed Cup. Eppure il suo talento era stato scovato molto presto, quando era ancora una bambina. Michelangelo Dell’Edera, oggi direttore dell’Istituto Superiore “Roberto Lombardi”, l’ex scuola maestri, fu il primo a intuirne le qualità, poi a 13 anni ha lasciato la nativa Taranto per spostarsi al Centro Tecnico di Roma. Era ancora una ragazzina quando finì sotto l’ala protettrice di Sandrine Testud. Insieme a lei, si tolse lo sfizio di battere Martina Navratilova in doppio (Us Open 2001). Poi è cresciuta, ha imparato a camminare con le proprie gambe. Alcune scelte di vita l’hanno portata a Palermo, città di cui si è innamorata (ora vive a Milano). Poi si è infortunata tra il 2007 e il 2008 ed è dovuta ripartire dalle 200esima posizione WTA. Francesca Schiavone e Flavia Pennetta infilavano già i primi exploit, poi nel 2008 è esplosa la grinta d Sara Errani. Lei rimaneva lì. Ma poi è maturata, ha imparato a vivere da professionista e ha trovato il coach perfetto in Francesco Cinà. Il doppio con Sara Errani, nato casualmente in un match di Fed Cup a risultato acquisito (Francia-Italia del 2009 a Orleans) ha gonfiato la sua autostima. Hanno completato il Career Grand Slam, sono salite al numero 1 WTA e nel frattempo, fatto ancor più strabiliante, Roby migliorava anche in singolare fino a quella indimenticabile sfida nel settembre del 2015 agli US Open dove ha centrato una incredibile finale, coronata dalla clamorosa vittoria su Serena Williams. Nella finale tutta tricolore si è arresa all’amica di una vita Flavia Pennetta, pugliese come lei. Ma il match sull’Arthur Ashe Stadium contro Serena lanciata verso il Grande Slam, lei che dopo una magia chiede l’applauso del pubblico americano, restano nelle pagine di storia del tennis. Non solo italiano.

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi