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Il ruggito della Leonessa: Parigi ai suoi piedi. Rivivi le emozioni su SuperTennis

Sulla tv della FIT, alle ore 21, quell’indimenticabile pomeriggio del 5 maggio 2010. Viene riproposta la finale del Roland Garros che vide protagonista Francesca Schiavone

di Angelo Mancuso | 30 marzo 2020

Superfluo addentrarsi in annosi dibattiti sul fatto se sia stata la più forte o meno tra le tenniste azzurre. Di sicuro è stata l’apripista di un miracolo italiano. E forse neppure miracolo è la parola adatta, perché l'epopea che portato in cima al mondo il nostro tennis femminile (dopo di lei Flavia Pennetta. Roberta Vinci e Sara Errani) è fondata sul lavoro, sul sacrificio. Oltre che, naturalmente, sulle qualità tecniche. Grazie Francesca, dunque, per le emozioni e le sfide leggendarie che ci hai regalato. Al di là degli 8 titoli vinti (l'ultimo a Bogotà a 37 anni la passata stagione), delle 4 Fed Cup alzate al cielo, del n.4 del ranking raggiunto nel 2011: mai nessuna azzurra così in alto. Perché il mondo della Schiavone è ben più complesso dell'incredibile successo a Parigi, quando il 5 giugno 2010 è diventata Nostra Signora dello Slam. Qualcuno aveva baciato la terra rossa, qualcun altro ci si era tuffato. Qualcun altro ancora ci aveva dipinto un cuore grande così. Ma nessuno l’aveva mangiata, come ha fatto lei. Sono trascorsi 10 anni e stasera SuperTennis ci farà rivivere le emozioni di quell’indimenticabile pomeriggio: appuntamento alle ore 21. Un modo per sorridere in uno dei periodi più bui della nostra storia, con l’emergenza coronavirus che attanaglia tutti noi sconvolgendo abitudini e normalità.

LA LEONESSA

Forse c’era davvero un solo modo di entrare nella storia, senza aspettarselo. Ed era attraversarla, reincarnare il meglio che ti ha mostrato mentre la guardavi passare anno dopo anno. Appena presa la coppa intitolata a Suzanne Lenglen, presa in braccio come si fa con un bambino, Francesca non trovava parole da dire. In quell’indimenticabile pomeriggio di 10 anni fa sul “Philippe Chatrier” le ha cercate tra le emozioni che si affollavano veloci: “Ho visto tutte le finali di questo torneo, so che cosa dicono i grandi campioni, ma io adesso devo dire qualcosa e non so cosa”, disse quasi scusandosi. Forse non ha imparato le parole guardando, però ha imparato come si affronta una finale da campioni: senza un tremito, ruggendogli contro, come ha fatto di recente per sconfiggere un brutto male. La “Leonessa”, così l'hanno soprannominata. E non a caso. Il suo tennis, la varietà dei suoi, il coraggio di seguire un rovescio a una mano a rete, hanno fatto innamorare persino l’esigente pubblico parigino.

GLI INIZI

Viene da una famiglia modesta e ciò ne accresce i meriti. Nel 1951 suo nonno emigrò a Milano perché aveva trovato lavoro presso l'ATM, l'azienda trasporti milanese. Arivava da Manocalzati, un paesino di 3.000 anime in provincia di Avellino. Con lui il figlio Francesco, 11enne, futuro papà di Francesca dopo essere convolato a giuste nozze con la signora Luiscita. Pure lui ha lavorato presso l'ATM. Sono gente semplice, gli Schiavone. Nessun background tennistico: abitavano nel quartiere Gallaratese. E' cresciuta in un immenso casermone che era il secondo condominio più grande d'Europa: oltre mille famiglie e tanti parchi giochi. Sin da bimba aveva un carattere competitivo, da maschiaccio per intenderci. Il colpo di fulmine con il tennis a 8 anni: a due passi c'era un piccolo club con 4 campi.

LA CARRIERA

Da quel piccolo circolo di periferia Daniela Porzio, ex n.1 d'Italia, la portò al prestigioso Tennis Club Milano. Poi la solita trafila con annessi gli studi di ragioneria. La notarono a Roma e venne convocata presso il Centro Tecnico di allora. Lì conobbe la Pennetta, compagna dei futuri trionfi, persino amica, nonostante l'ovvia rivalità. Ha giocato il suo primo match nel circuito nel 1999, quando ancora c'era la lira. Nel 2001, giovanissima, raggiunse i quarti al Foro Italico e disse: "Sono una bomba pronta a esplodere". Ha avuto ragione lei: il resto è storia nota. Oltre allo storico titolo del Roland Garros, 70 Slam giocati: è l'unica italiana ad aver raggiunto almeno i quarti in tutti e 4 i Major.

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