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Fabio: “Spero che Flavia torni a giocare”. Successi e flop dei grandi rientri – 2

Prendendo lo spunto dalle parole di Fognini che spera in un rientro della Pennetta nel circuito, andiamo a ripercorrere alcuni grandi rientri della storia del tennis

di Angelo Mancuso | 25 marzo 2020

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, canta Antonello Venditti in uno dei suoi successi più amati. Flavia Pennetta di nuovo in campo quasi cinque anni dopo il suo ritiro? “Io gliel’ho già detto che un pensierino deve farcelo”, ripete spesso Fabio Fognini. Lo ha detto anche qualche giorno fa dalla sua casa di Arma di Taggia, dove con Flavia, il piccolo Federico e la nuova arrivata … in questi terribili giorni dell’emergenza coronavirus. Per il momento è solo un’idea tra marito a moglie. “Ora non c’è una come Serena Williams prima di diventare mamma, che dominava tutto. Ora se la giocano tutte e in tante sono tornate, come Clijsters”, ha aggiunto il ligure. La 38enne brindisina al momento, però, non è tanto convinta: “Devo dire che mi piace molto allenarmi a casa e per il momento mi basta”.
Flavia è uscita di scena da protagonista assoluta nel giorno più importante della sua carriera, quando il 12 settembre 2015 conquistò il titolo agli US Open battendo in una storica finale tutta italiana l’amica di una vita e compagna di squadra nei trionfi in Fed Cup Roberta Vinci. Durante la premiazione stupì il mondo annunciando il ritiro.
Risalire la china dopo esser stati fuori dal tennis che conta è impresa ardua e faticosa. Ci sono riusciti in pochi e in poche nel passato. Chi tornando da infortuni e vicissitudini gravi, chi tornando dalla maternità. Andiamo a ripercorrere alcuni grandi rientri della storia del tennis. Oggi la seconda puntata, a domani con la terza.

HINGIS: UNA CARRIERA VOLUTA DALLA MADRE

Altro fenomeno di precocità del tennis mondiale la svizzera ha vinto cinque tornei dello Slam prima dei 20 anni diventando la più giovane numero della storia a 16 anni e 5 mesi nel 1996. Quando Martina scese sul pianeta terra e si concesse agli sguardi curiosi degli umani aveva 11 anni ed 8 mesi. Correva l’anno 1992 e dominò il Trofeo Bonfiglio lasciando alle sue avversarie il disagio che può assalire chi non ha nemmeno avuto il tempo di rendersi conto di quanto sia accaduto, perché dopo trenta, quaranta minuti il match era andato. Quando Melanie Molitorová, ex tennista professionista, era in attesa della sua prima figlia sapeva già che l’avrebbe chiamata Martina, in onore della Navratilova, così come già aveva deciso che sarebbe diventata una giocatrice di tennis dopo averla trascinata su un campo da tennis del circolo di Kosice. O meglio una campionessa. Sforzi pagati puntualmente: nel 2001 la prima operazione alla caviglia destra, poi di nuovo nel maggio 2002. Nove mesi dopo l’annuncio del ritiro a soli 22 anni. Nei primi otto anni della sua carriera ha conquistando 40 tornei ed è stata in vetta al ranking WTA per 209 settimane. E’ rientrata nel 2006 vincendo a Roma e chiudendo la stagione in settima posizione nella classifica mondiale. Quindi una serie di prestazioni altalenanti, tra qualche squillo (il titolo nel 2007 a Tokyo) e diversi infortuni. Nel novembre 2007 l’annuncio choc del suo test positivo alla cocaina a Wimbledon e la squalifica di due anni. Pur professandosi innocente non ha fatto ricorso contro la squalifica e ha annunciato il definitivo ritiro.

SELES E IL DRAMMA DELL’AGGRESSIONE

Rientrare dopo un infortunio è un conto, ma aggiungere lo stress psicologico di aver subito un’aggressione su un campo da tennis è tutta un’altra storia. Monica aveva solo 19 anni e già otto titoli dello Slam in bacheca, quando il 30 marzo 1993 venne accoltellata in campo al torneo di Amburgo (stava giocando contro la Maleeva) da Gunther Parche, uno squilibrato fanatico tifoso di Steffi Graf. Fu attaccata alle spalle: la ferita era poco profonda, quella psicologica fu devastante. Guarì in poche settimane, ma rimase lontano dai campi per più di due anni. Rientrò nell’agosto 1995 e perse solo un mese dopo contro la rivale di sempre Graf la finale degli US Open. L’anno dopo però tornò protagonista trionfando agli Australian Open, il suo quarto e il suo ultimo Slam. Un successo ancor più siginficatico perché proprio in quei giorni stava affrontando la notizia che suo padre e coach Karoly aveva un tumore. Morì due anni dopo. La Seles intanto era diventata cittadina statunitense e contribuì alle vittorie in Fed Cup nel 1996, 1999 e 2000.

NAVRATILOVA SENZA TEMPO

Martina con Chris Evert ha dato vita ad una delle rivalità più avvincenti della storia del tennis. Quando è uscita dal Centre Court di Wimbledon per l’ultima volta nel 1994 a 38 anni, ha lasciato un’immagine che ha fatto il giro del mondo, divenuta indelebile: si è fermata raccogliere qualche filo d’erba da portare con sé. Si è ritirata quell’anno, salvo poi ripensarci e rientrare sei anni dopo, nel 2000 (aveva 44 anni), quando è entrata a far parte anche della prestigiosa Tennis Hall of Fame. Nel 2003 in coppia con l’indiano Leander Paes ha vinto l’unico titolo Slam che mancava alla sua collezione, il doppio misto agli Australian Open, per poi ripetersi a Wimbledon a 46 anni. Nella stagione seguente ha vinto un incontro di singolare a Wimbledon a 47 anni e 8 mesi diventando la più anziana vincitrice di una partita nell’era Open. A meno di due mesi dai 50 anni, il 21 agosto 2006, agli US Open al fianco del connazionale Bob Bryan sconfisse nella finale del doppio misto i cechi Kveta Peschke e Martin Damm salutando il tennis giocato con l’ennesimo titolo Slam. In totale ha conquistato 59 prove del Grande Slam (18 in singolare, 31 in doppio e 10 in doppio misto).

(continua)

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