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Un'Italtennis da 10 e lode

Abbiamo selezionato le migliori imprese azzurre dell'ultimo ventennio. Dalla prima Fed Cup nel 2006 alle imprese di Fognini e Berrettini nel 2019 passando per l'epoca d'oro delle nostre ragazze

di Stefano Izzo | 28 marzo 2020

Quando ti rubano il presente ed un pezzo di futuro, puoi trovare nel passato la forza per andare oltre e convincerti che sì davvero… andrà tutto bene. I ricordi, così come la speranza di uscirne quanto prima, sono e devono restare immuni alla peste del nuovo millennio. Un millennio che dal punto di vista tennistico ha già regalato tanto all’Italia e, ne siamo certi, ha tenuto il meglio in serbo per quando la pallina potrà tornare a rimbalzare.
In attesa di tornare a scrivere altre pagine storiche, abbiamo selezionato le 10 istantanee più belle per i nostri colori dall’inizio del secolo ad oggi.

17 settembre 2006 - L’Italia vince la prima Fed Cup
Tutto ha inizio da qui. La vittoria nella finale contro il Belgio di Justine Henin è il prologo all’età dell’oro del tennis azzurro femminile, che vedrà i suoi effetti diluiti per un intero decennio. A Charleroi ci sono Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, e Roberta Vinci, future protagoniste dell’epopea tricolore. E c’è anche Mara Santangelo nel quartetto scelto da Corrado Barazzutti per contrastare il team belga, imperniato su Justine Henin. Con la numero 1 al mondo in campo si parte dal 2-0 Belgio, anche se prima Pennetta e poi Schiavone vendono cara la pelle. Non si può sbagliare, non ci sono bonus. Ci si mette anche il forfait di Flavia nell’ultima giornata per problemi al polso a complicare i piani di Barazzutti. Tocca a Mara Santangelo tenere a galla l’Italia contro Kirstens Flipkens, già battuta anche dalla Schiavone. Il quarto sudatissimo punto arriva in rimonta con la tennista di Latina, padrona del campo dopo aver perso il primo set al tiebreak. Anche il doppio Vinci/Schiavone contro Henin/Flipkens inizia in salita. L’arena di Charleroi è una bolgia, ma le azzurre non si perdono d’animo e ribaltano l’inerzia della finale fino a quando il ginocchio della Henin cede sul 2-0 Italia nel terzo e decisivo set. Il fischio finale è solo anticipato. Dalla finale mondiale di Berlino a Charleoroi il po-po-po-po-po diventa una colonna sonora senza soluzione di continuità. Dopo quella del calcio, l’Italia è campione del mondo anche nel tennis. La prima volta per la squadra femminile, ma è soltanto l’inizio. Succederà ancora, e ancora e ancora una volta. 2009 a Reggio Calabria e 2010 a San Diego sempre in finale contro gli Usa e poi a Cagliari nel 2013, avversaria la Russia.



PARIGI: TRE ANNI STORICI

5 giugno 2010 – Francesca Schiavone regina al Roland Garros
Il bacio di Francesca Schiavone alla terra rossa del Philippe Chatrier resta uno dei gesti più puri e spontanei scolpito nella memoria. L’australiana Samantha Stosur si è appena arresa 64 76, la milanese corona il sogno di una vita alla soglia dei 30 anni. Quello che viene definito il mondiale su terra è suo. E’ il primo Slam vinto da una tennista italiana, che aveva iniziato quell’avventura parigina a fari spenti, da numero 17 della Wta. Sotto i suoi colpi cadono in serie Kulikova, Ferguson, Li Na, Kirilenko, la numero 3 del ranking Wozniacki, Dementieva e nella finale tra outsider, la Stosur appunto. Il Roland Garros parla italiano: era successo soltanto con Nicola Pietrangeli (1959 e 1960) e Adriano Panatta (1976). Il trionfo parigino traghetta per la prima volta Francesca tra le Top 10, al numero 6 della Wta, nessuna giocatrice era mai arrivata così in alto.

4 giugno 2011 – Francesca Schiavone in finale al Roland Garros
La Leonessa non è tipa da pancia piena. Un anno dopo si torna sul luogo del delitto per rinnovare la storia. Schiavone affronta Parigi da campionessa in carica, tanta consapevolezza in più e un obiettivo: dimostrare che la vittoria del 2010 non era stata frutto del caso. Fino ai quarti è una volata e quando l’incantesimo sembra interrompersi, Francesca si rialza dalla stessa polvere che aveva baciato un anno prima. Sotto 61 41 contro la russa Pavlyucenkova, riesce a ribaltare un match incredibile, chiudendo con un doppio 75. In semifinale supererà 63 63 Marion Bartoli ed anche i 15 mila sugli spalti a fare il tifo per la beniamina di casa. La striscia di 13 successi di fila sulla terra parigina si interrompe soltanto sotto lo striscione del traguardo rappresentato dalla cinese Li Na, che diventerà la prima asiatica a vincere una prova dello Slam.

9 giugno 2012 – Errani in finale al Roland Garros
Parigi atto III è firmato Sara Errani. Scattata dai blocchi con il pettorale numero 23 Wta, Sarita mette in riga una ad una Dellacqua, Oudin, Ivanovic, Kuznetsova e Kerber. Il passepartout verso la gloria è ancora una volta il match contro Samantha Stosur, che dovrà inchinarsi 75 16 63 alla bolognese, diventata la seconda italiana di sempre a raggiungere una finale dello Slam. A Parigi dovrà accontentarsi di alzare la coppa nel doppio, in tandem con Roberta Vinci, mentre nella finale del singolare sarà costretta ad arrendersi 63 62 a Maria Sharapova, che con quella vittoria tornerà in cima al ranking.


ERRANI E VINCI: QUANTI SUCCESSI

17 maggio 2014 – Sara Errani in finale agli Internazionali BNL d’Italia
L’Italia aspettava da ben 64 anni di celebrare una propria giocatrice nel torneo di casa. Sara Errani centra l’impresa raggiungendo la finale al Foro Italico davanti ai 10 mila del Centrale, in estasi quando la 27enne romagnola mette giù l’ultimo punto nella semifinale vinta 63 75 sulla serba Jelena Jankovic, 8 del ranking. Vittoria che aveva dato seguito all’impresa compiuta nei quarti sulla cinese Li Na, numero 2 al mondo. Il sogno si infrangerà contro lo strapotere di Serena Williams in una finale giocata a metà (63 60 il punteggio), per via di un infortunio alla coscia patito alla fine del primo set, che le costerà anche la finale del doppio sempre insieme a Roberta Vinci. Le lacrime di frustrazione di Sara durante la premiazione commuoveranno il pubblico romano che le tributerà comunque un enorme GRAZIE.


5 luglio 2014 – Sara Errani e Roberta Vinci conquistano anche Wimbledon
L’abbraccio sul prato di Wimbledon in rigoroso completino bianco sugella l’impresa mai riuscita nel tennis italiano. Iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro dei Championships. Le Cichis vanno oltre: battendo 61 63 in finale la francese Mladenovic e l’ungherese Babos, conquistano Londra e completano anche il Career Slam. Dopo Parigi e Us Open 2012, Australian Open 2013 e 2014, ecco Wimbledon a completare la collezione dei Major per il duo numero 1 al mondo in doppio.



BIG LITTLE ITALY A NEW YORK

Settembre 2015 – Pennetta e Vinci incantano New York
Ancora oggi ci si interroga se la vittoria di Roberta Vinci contro Serena Williams nella semifinale degli US Open rappresenti la più grande sorpresa nella storia del tennis femminile. “La sconfitta del secolo” per Serena, mai così vicina come quell’anno a completare il Grande Slam. Lo strapotere fisico e i muscoli della statunitense, indiscussa numero uno al mondo, neutralizzati dal puro talento e dall’acume tattico concentrati nei 163 centimetri dell’allora 32enne pugliese. Testa gambe e cuore per arrivare ad una finale inimmaginabile contro Flavia Pennetta, anche lei in grado di incantare New York con i successi nei quarti e in semifinale rispettivamente contro Petra Kvitova e Simona Halep, numeri 4 e 2 al mondo. Flushing Meadows eletta ad una sorta di Little Italy, che scomoda anche l’allora Premier italiano, Matteo Renzi partito dall’Italia per assistere alla finale delle due amiche pugliesi. Per entrambe è e resterà l’unica finale Slam in carriera. Vincerà Flavia 76 62, diventando così a 33 anni la seconda tennista italiana dopo Francesca Schiavone a trionfare in un Major. Nel corso della premiazione, la Pennetta annuncerà l'intenzione di ritirarsi dalle competizioni a fine stagione.


UN FABIO PRINCIPESCO

21 aprile 2019 - Fabio Fognini vince Montecarlo
Fabio Fognini raccoglie il testimone in famiglia da Flavia Pennetta e regala un’altra pagina storica all’Italia, aprendo il capitolo dei trionfi al maschile. La vittoria a Montecarlo, oltre mezzo secolo dopo il successo targato Nicola Pietrangeli, è la perla nella scintillante carriera di Fabio. E’ il primo Master 1000 vinto da un azzurro, che in finale non si lascia pregare per battere 63 64 il serbo Dusan Lajovic, dopo aver centrato l’impresa in semifinale contro Rafa Nadal, re indiscusso nel Principato e campione uscente. Trionfo storico, che di lì a poco catapulterà il 32enne tennista ligure in Top 10



BERRETTINI... TO BE CONTINUED

5 settembre 2019 – Matteo Berrettini in semifinale agli Us Open
Cinque set, quasi 4 ore di battaglia. L’urlo di Matteo Berrettini dopo la maratona vinta contro Gael Monfils 36 63 62 36 76 squarcia Flushing Meadows e, quando in Italia è già ora di dormire, attraversa l’Oceano. Il capolavoro, ultimato al quinto match point, consegna al 23enne romano un posto nelle semifinali degli US Open, 42 anni dopo Corrado Barazzutti. L’intensità e il pathos di quei cinque set sono raccontati al meglio da chi l’ha vissuta in prima persona: “Quando stavo giocando pensavo di essere all’interno di una delle più belle partite mai viste” racconterà Matteo a fine partita. E’ il risultato più importante nella carriera di Berrettini, che in semifinale dovrà fare i conti contro un Rafa Nadal ancora troppo forte a certi livelli ed in determinati palcoscenici. La semifinale di New York però sarà il vero trampolino verso le Atp Finals.

14 novembre 2019 - Matteo Berrettini alle Atp Finals
Da New York alle Atp Finals di Londra è ancora Matteo Berrettini in prima linea. 42 anni dopo Corrado Barazzutti, c’è di nuovo un italiano al Master di fine anno. La prima avventura tra i Maestri inizia con la dura lezione incassata da Djokovic e prosegue con la sconfitta meno netta contro Federer, che costa l’eliminazione. L’ultimo match del round robin contro un Thiem già qualificato però è tutt’altro che irrilevante. Matteo riuscirà ad imporsi 76 63, diventando il primo italiano nella storia a vincere un match al Master.


Tante ne abbiamo scritte di pagine storiche e molte altre ne abbiamo ancora da scrivere. Bisogna solo saper aspettare. E ripartire.

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