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Prof. Cauda: "Il tennis è a basso rischio contagio"

Abbiamo chiesto al direttore del dipartimento malattie infettive e coordinatore dell’emergenza Covid-19 del Policlinico Agostino Gemelli di Roma quali pericoli possano celarsi dietro l'attività amatoriale

di Livio D'Alessandro | 15 marzo 2020

Il DPCM dell’11 marzo ha limitato la mobilità degli italiani più di quanto non fosse già. Tra le attività di fatto azzerate ci sono quelle legate alla pratica dello sport. Hanno chiuso i centri sportivi, i circoli, le piscine, le palestre. Si sono fermati i campionati, i tornei, ogni tipo di gara e competizione. Anche lo sport amatoriale, quello fatto per hobby, è praticamente fermo. Eppure il tennis, giocato nel campo vicino casa, è una delle discipline che avrebbe le minori controindicazioni a essere praticato. Ce lo ha spiegato il professor Roberto Cauda, direttore del dipartimento malattie infettive e coordinatore dell’emergenza Covid-19 del Policlinico Agostino Gemelli di Roma.

“Il tennis si gioca a venti metri di distanza - sottolinea Cauda - Non c’è contatto, non c’è vicinanza. In singolare neanche a dirlo, ma anche in doppio è difficile che i due compagni arrivino a distanze inferiori al metro, basta evitare scambi di intesa come il ‘cinque’ o gli abbracci. Il Coronavirus si trasmette prevalentemente per via aerea, quindi il rischio zero non esiste. Mai. In nessun contesto. Ma possiamo dichiarare con certezza che nel tennis il rischio è davvero ridotto al minimo".


LE PALLINE

Ancora non è dato sapersi per quanto tempo le goccioline di saliva che cadono su una qualsiasi superficie siano contagiose. Molto dipende anche dal tipo di superficie, dalle condizioni atmosferiche, dal fatto che la stessa superficie sia all’aperto o al chiuso. Insomma, le variabili sono molteplici e di incerta interpretazione anche da parte dei più esperti.
Dunque, la superficie della pallina rappresenta un potenziale rischio per il contagio? “La pallina è un oggetto che rotola, rimbalza, scivola sulla terra, impatta contro la rete, contro la racchetta. Da un lato, quindi, non essendo un corpo statico, è agevolata nel liberarsi delle goccioline che dovesse raccogliere. D’altro canto però - prosegue il Prof. Cauda - è un oggetto con una superficie non omogenea, leggermente solcata, che favorisce la raccolta di queste goccioline. Inoltre i due giocatori toccano la pallina a distanza di tempo molto ravvicinata. Non solo, nel tennis professionistico anche i raccattapalle vengono in contatto con la pallina. Più mani, dunque, in breve tempo sullo stesso oggetto possono in effetti costituire un rischio, soprattutto se poi si mette la mano stessa sugli occhi o a contatto con la bocca”.

ASCIUAGAMANI E SPOGLIATOI

Per non parlare degli asciugamani. Grande argomento di discussione ancor prima dell’esplosione del Covid 19 e oggetto dei primi provvedimenti presi già a Cagliari in occasione della sfida di Davis tra Italia e Corea. Un tema, questo, sul quale Cauda si esprime in maniera abbastanza perentoria: “Quando si tornerà alla normalità, soprattutto all’inizio, nei primi periodi in cui gli strascichi dell’epidemia saranno freschi, è da escludere che il raccattapalle potrà passare l’asciugamano al giocatore. L’asciugamano deve essere assolutamente personale e gestito dalla persona che lo utilizza. L’asciugamano è un raccoglitore di goccioline di saliva e, perciò, un elemento a rischio contagio”.

Anche per quanto riguarda la fase successiva al match, quella dello spogliatoio, il Prof. Cauda ritiene che il tennis sia tra gli sport a rischio contagio più basso. “Un conto è riunire in uno spogliatoio 22 giocatori, come nel calcio, un conto è riunirne due o quattro, come nel tennis. Se si mantengono le giuste distanze, se ci si lava e ci si veste senza troppo indugiare, non ci sono problemi. Il tempo limite per stare in più persone dentro un ambiente chiuso, purché a distanza di un metro l’uno dall’altro, è considerato circa un quarto d’ora, quindi un tempo sufficiente per completare tutte le operazioni post match”.
Insomma, tutti noi appassionati di tennis abbiamo davanti un lungo periodo di astinenza da campo, ma quello che emerge dalla chiacchierata con il virologo è che, appena la serrata si allenterà, appena avremo la possibilità di tornare a muoverci un po’ più liberamente, ebbene, tra le varie discipline, il tennis è senza dubbio una delle prime che possono tornare ad essere praticate.

Commenti

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stecapi
15 marzo 2020

grazie per l'articolo che fa chiarezza sul nostro fantastico sport

 ivanoalbergo
15 marzo 2020

Forse l'articolo andrebbe pubblicato in altro momento perché adesso risulta poco educativo e fuorviante