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Martina Di Giuseppe: "E' giusto fermarsi"

La tennista romana era in procinto di partire per un torneo in Egitto. "Nessuno di noi fino a dieci giorni fa poteva aspettarsi qualcosa di simile"

di Lorenzo Andreoli | 13 marzo 2020

Mantenere la giusta lucidità quando molti intorno a te sembra la stiano perdendo. Rallentare, fermarsi se serve. Uno scossone forte, di quelli che provocano caos e paura. L’emergenza generata dal diffondersi del virus Covid-19 ha stravolto e continuerà a stravolgere nelle prossime settimane la vita di molti tennisti. Martina Di Giuseppe, reduce da un importante 2019 e pronta ad un 2020 ancora più lucente, ha analizzato la situazione con estrema maturità e grande senso civico.

“Nessuno di noi fino a dieci giorni fa poteva aspettarsi qualcosa di simile – racconta Martina – siamo davvero sconvolti. Teoricamente sarei dovuta partire per l’Egitto, avevo preparato la valigia e tutto quanto il necessario ma l’aria stava iniziando a diventare pesante. Nel momento in cui sono iniziate a circolare le voci sul nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle zone rosse ho deciso, insieme a Cristiana Ferrando e a Stefania Rubini, di restare a casa”.

"PROBLEMA SOTTOVALUTATO"

Una scelta sofferta ma ragionata. “È stata la miglior decisione che potessi prendere – prosegue la numero 194 del ranking WTA – ne sono convinta ogni giorno di più. In questo momento viaggiare è pericoloso per tutti, per noi e per le persone con cui veniamo a contatto. Questo è il motivo principale per cui ho deciso di firmare e condividere la petizione per cercare di fermare il nostro circuito il prima possibile. Tutto deve passare in secondo piano quando ci sono rischi concreti per la salute. Per troppe settimane il problema è stato sottovalutato ed ora che almeno in Italia ci si è resi conto di quanto sia divenuta sera la situazione ho la terribile sensazione che nel resto del mondo la percezione della cosa sia diversa”.

FERMARSI MA NON SEDERSI

Quella del tennista professionista è una vita vissuta alla massima velocità. Su e giù in giro per ogni angolo del globo, senza un attimo di tregua. “Pochi lavori al mondo costringono a viaggiare in continuazione. Lo sportivo, tennista nel mio caso, professionista è uno di questi. Non possiamo fare a meno di stare a contatto con decine di persone tutto il giorno, tutti i giorni. Aerei, centri sportivi, palestre, stadi, alberghi. Sono aree sensibili, sempre affollate e dall’altissimo rischio di contagio. Ora come ora dobbiamo starne alla larga, per il nostro bene e quello dei nostri cari. Sono felice che molti dei miei colleghi e delle mie colleghe la pensino in questo modo. È qualcosa che va oltre il buon senso, ci sono regole rigide da rispettare. Le disposizioni governative che vietano il nostro ingresso in determinati paesi sono giuste. Il tennis, però, offre da sempre pari opportunità. Impedire la circolazione solo a giocatori e giocatrici italiani o cinesi non è corretto. Dovremmo fermarci tutti ora”.

Nonostante tutto la tennista laziale rimane concentrata sui propri obiettivi in attesa che passi la tempesta. “Il mio lavoro prosegue nel rispetto delle direttive. Non devo e non voglio fermarmi, ci si adatta e si prova a fare il possibile. Il Tennis Club Parioli, come è giusto che sia, è chiuso. Avrò modo di continuare ad allenarmi firmando un’autodichiarazione ed è ciò che ho intenzione di fare. Per la parte atletica si può lavorare anche a casa rispettando programmi specifici. Se ci diamo da fare torneremo presto a sorridere. La fiamma del tennis è viva e non si spegnerà mai”.

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