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Coronavirus e circuito ATP, il pensiero di Diego Nargiso

“Giustissimo cancellare Indian Wells ma sono contrario a congelare i punti. Per ora giocare a porte chiuse è l’unica soluzione”.

di Alessandro Rocca | 11 marzo 2020

Dopo la cancellazione di Indian Wells, aumenta l’incertezza su quelle che saranno le decisioni in merito al regolare svolgimento o meno dei prossimi tornei a partire da Miami. Per ora il presidente dell’Atp Andrea Gaudenzi ha confermato che il calendario del circuito rimarrà invariato ma l’emergenza Coronavirus potrebbe far cambiare improvvisamente gli scenari. Ne abbiamo parlato con Diego Nargiso, ex davisman azzurro, che lo scorso weekend ha vissuto in prima persona l’atmosfera surreale di Cagliari.

Diego partiamo dalla due giorni di Coppa Davis. Tu eri a Cagliari per il commento tecnico della diretta di Italia-Corea, sfida disputata a porte chiuse in ottemperanza del decreto governativo. Raccontaci quali sono state le tue sensazioni

"Non avevo mai vissuto un clima così particolare per una sfida di Coppa Davis. Ricordo che nel 1988 ai giochi olimpici di Seoul giocammo in un ambiente blindato ma in quel caso le motivazioni erano di natura politica, erano legate infatti alla tensione tra le due Coree e stiamo parlando di una sfida che si giocò comunque con il pubblico. A Cagliari invece ho percepito gli incontri come se fossero sessioni importanti di allenamento, a tratti sembrava di essere a commentare quei match che vengono giocati in orari assurdi in alcuni tornei davanti a pochissimi spettatori.  Personalmente poi all’interno del circolo e dell’impianto mi sono mosso cercando di concentrami sulle nuove disposizioni da rispettare come la distanza interpersonale".

Dopo il caso di positività al Covid 19 nella Coachella Valley, gli organizzatori hanno deciso di cancellare il torneo di Indian Wells. Come valuti questa scelta?

"E’ stata una decisione giustissima. In questo momento penso ci si debba fermare. La salute delle persone viene prima di tutto, anche del nostro meraviglioso sport. Tutti coloro che scendo in campo ma anche gli accompagnatori, i coach, i fisioterapisti, i preparatori non possono prendersi dei rischi. Il tennis professionistico in questo senso amplifica il rischio di contagio visto che ogni settimana i protagonisti del circuito prendono aerei per volare da una parte all’altra del mondo e cambiano alberghi di continuo. Ci sono momenti in cui occorre fermarsi davanti a cose più grandi di noi".

Dopo la cancellazione di Indian Wells, gli organizzatori del Miami Open hanno dichiarato che monitoreranno di continuo la situazione ma a quanto pare il torneo si svolgerà regolarmente. Cosa pensi accadrà nelle prossime settimane visto che poi dopo il cemento americano si tornerà in Europa?

"Per evitare rischi di contagio sarei favorevole ad una sorta di quarantena per giocatori, per i membri dei vari team, per gli organizzatori, per tutti coloro che viaggiano nel circuito, in modo da controllarli e tornare a giocare eventualmente solo in quei posti in cui non sono stati riscontrati casi di persone positive al coronavirus. E per tutto il periodo di emergenza giocherei a porte chiuse se non si vuole sospendere il tour".

Proprio oggi è arrivata la decisione del ministro dello sport francese che impone un massimo di mille persone coinvolte per tutti gli eventi sportivi organizzati sul territorio nazionale fino al 15 aprile. Avremo quindi peri primi giorni un torneo di Montecarlo con presenze decisamente ridotte

"Non so se sia la scelta giusta, io sarei per un Masters1000 di Montecarlo a porte chiuse con l’accesso consentito solo a giocatori, allenatori, fisioterapisti e organizzatori precedentemente controllati magari anche attraverso il tampone o gli esami del caso. A quel punto blinderei il torneo dove nessuno entra e nessuno esce. Le mie sono soltanto delle proposte ma penso che se decideranno di giocare il torneo di Miami credo che avremo prima o poi anche nel circuito il primo caso di positività al Covid 19 e a quel punto il tour si fermerà per davvero. Non escludo che già in Florida si possa giocare a porte chiuse anche se c’è sempre da considerare la gestione complicata degli sponsor che investono sui tornei".

In attesa di capire se e come il calendario Atp sarà modificato, la cancellazione di Indian Wells ha già innescato la questione relativa all’assegnazione dei punti. Quale soluzione pensi si debba adottare?

"Sono contrario all’idea di “congelare” i punti di Indian Wells. A mio avviso se si giocherà regolarmente a Miami, sarebbe opportuno far scadere i punti di Indian Wells in Florida e quelli di Miami a Montecarlo e così via e poi nelle settimane di off season far scadere quelli dell’ultimo evento stagionale. Credo che congelare i punti o toglierli sarebbe comunque sbagliato in entrambi i casi, è il campo a dover decidere l’assegnazione.
In questo senso un’altra opzione sarebbe quella di recuperare Indian Wells in un altro periodo dell’anno o trasferire i punti del torneo californiano su un altro torneo di un’altra categoria, ad esempio un torneo 500 che in via del tutto eccezionale assegna i punti di un 1000".

Pensi che l’emergenza coronavirus condizionerà pesantemente la stagione tennistica a tal punto da rendere impossibili le valutazioni sul rendimento e sulle prestazioni dei giocatori?

"Oggi non sappiamo quando si riprenderà a giocare. Di sicuro la cancellazione di Indian Wells è già un fattore che incide sulla stagione. Ora però è impossibile fare previsioni, siamo in una situazione senza precedenti".

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