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Salvatore Caruso: "e non finisce qui"

Dopo un 2019 indimenticabile, il tennista siciliano non vuole porsi limiti. Sogna una chiamata in Davis e la scalata ai Top 50

di Luca Fiorino | 09 marzo 2020

Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di spingersi oltre i propri limiti e correre il rischio di vivere i propri sogni. Esempio di autenticità e perseveranza, Salvatore Caruso non si è mai perso d’animo in questi anni investendo giornalmente su se stesso anche nei momenti più complicati. Nella passata stagione, il tennista siciliano si è ritagliato le prime grandi soddisfazioni della carriera centrando l’ingresso in top 100 e mettendo a segno le prime vittorie in un torneo dello Slam. Malgrado un inizio di 2020 balbettante in singolare, Salvatore si è reso protagonista in coppia con Federico Gaio a Rio De Janeiro dove hanno raggiunto a fine febbraio la loro prima finale in un ATP 500. Un risultato di prestigio arrivato a fari spenti e passato sottotraccia agli occhi di molti addetti ai lavori. “Abbiamo giocato un buonissimo tennis - rivela Salvatore -. Siamo stati in grado di battere coppie consolidate nel tour come Kubot/Melo e Pavic/Soares per poi lottarcela fino all’ultima goccia di sudore contro Granollers e Zeballos in finale. Purtroppo abbiamo poi perso ma il bilancio è stato più che positivo”. Promossi dalle qualificazioni, Caruso e Gaio hanno dimostrato un ottimo affiatamento. “Avevamo fatto bene anche nel circuito Challenger in passato - afferma il tennista di Avola -. Io e Federico ci siamo promessi di giocare più spesso insieme in futuro ma molto dipenderà dalle nostre programmazioni. Entrambi d’altronde siamo concentrati specialmente sul singolare. Coppa Davis? Perché no - confessa Caruso -. Oggi ci sono giocatori più validi di noi due nella specialità ma per la Nazionale farei qualsiasi cosa pur di esserci”.


TEMPO DI ANALISI

Il terzo turno al Roland Garros, la prima semifinale ATP ad Umago e tanti altri dolcissimi ricordi. Scegliere una fotografia del 2019 per “Salvo” non è affatto semplice. “Ho passato un’annata indimenticabile - rivela il sicilano -. Confesso che un po’ d’amaro in bocca per quella semifinale contro Lajovic in Croazia c’è ancora. Mi sono dovuto arrendere ad una contrattura di secondo grado all’interno di un primo set combattuto. Per mia fortuna mi sono fermato al momento giusto, avessi continuato a giocare avrei soltanto aggravato la mia situazione. Ne ho un po’ sofferto - continua Salvo - ma poi la prendi con filosofia. Con tutto il rispetto per Balazs, ci metterei la firma per avere un’ulteriore possibilità di quel tipo sapendo di affrontare l’ungherese in una finale di un ATP 250. È andata così, si va avanti”. Dal mese di aprile dello scorso anno, Caruso ha cambiato repentinamente marcia trovando una regolarità senza precedenti. “Settimana dopo settimana ho accumulato tante sensazioni positive e sono finalmente stato in grado di non arrestare la mia corsa. Cosa mi era mancato sino ad allora? La continuità, senza ombra di dubbio. Anche in passato ho avuto tra le mani occasioni d’oro senza poi riuscire stato a coglierle al volo. Adesso sono più consapevole delle mie capacità”.


FATTORE CANNOVA

I suoi punti di riferimento non li sposterebbe neanche di una virgola. Uno dei segreti di Salvatore Caruso risiede soprattutto nel rapporto instaurato con coach Paolo Cannova nell’ultimo decennio. Un sodalizio lungo e oramai storico, consolidatosi anno dopo anno, nel quale l’aspetto umano ha spesso prevalso su tutto il resto. “Nei momenti di difficoltà ti devi necessariamente legare alle persone che ti conoscono a fondo e vogliono realmente bene - dichiara Caruso -. Soltanto loro sanno come devono agire e quali tasti toccare per farti uscire dal tunnel negativo. Io di base ho sempre avuto allenatori con cui mi sono legato umanamente prima ancora che professionalmente. Paolo per me è la figura ideale ed è una persona con cui ho sin da subito trovato l’alchimia giusta. Non nascondo che delle volte, in alcuni attimi della mia carriera, ci abbia creduto più lui di me. Credo nelle persone e nei rapporti a lungo termine basati sulla stima e sulla fiducia reciproca. Non è un caso se anche Sonego o Berrettini abbiano ottenuto in questi anni grandi risultati affidandosi al loro allenatore d’infanzia”.








Vorrei leggere la mia classifica a due cifre, con la prima inferiore al 5 
Il traguardo della top 100 è uno degli step salienti nella carriera di ogni tennista. Salvatore Caruso, dopo la bella stagione appena passata, oggi guarda più in alto senza dimenticarsi di rimanere coi piedi per terra e con la testa ben focalizzata sui propri programmi. “Mi sto allenando intensamente con un focus principale sul servizio. Non ho lavorato tanto in off season a causa delle competizioni a squadre ma posso dire di essermi concentrato al massimo in quelle cinque settimane di preparazione. Miglioramenti? Devo rimanere più tranquillo in campo e vedere le situazioni di gioco in maniera più chiara acquisendo maggiore lucidità. Ambizioni di ranking? Preferisco non sbottonarmi troppo anche perché ponendosi obiettivi specifici si corre il rischio di raggiungerli e poi rilassarsi. Vorrei leggere la mia classifica a due cifre, con la prima inferiore al 5 (sorride, ndr). Vediamo che si può fare. Fino ad ora in questi due mesi non ho raccolto quanto avrei sperato in termini di risultati ma sono soddisfatto per alcune delle mie prestazioni. Guardiamo al futuro con positività”.

IL CALORE DA TUTTA ITALIA

Amato ad Avola, in Sicilia e in tutta Italia. Salvatore Caruso piace perché rispecchia i canoni della semplicità e per quel carattere genuino e disponibile che lo avvicina a tutti gli appassionati. “Ammetto di sentire il calore delle persone attorno a me e non posso che esserne lusingato. Il segreto? Nessuno, cerco di essere me stesso fuori e dentro al campo. Dove vado mi trovo bene con la gente e cerco sempre di trasmettere qualcosa di positivo a chi mi viene a vedere. Non per forza con il bel gesto tecnico, sia chiaro. Provo ad essere d’ispirazione mostrando la mia grinta sul rettangolo di gioco e quella voglia di arrivare su ogni maledetta palla come se fosse l’ultima. Una tenacia che magari ognuno può interpretare a suo modo e applicare in altri ambiti a seconda del contesto”.

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