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Piazza Italia, che belvedere

Il movimento azzurro allarga gli orizzonti spazio-temporali. Berrettini e Fognini le due stelle di un firmamento sempre più ricco e destinato a durare. Da Sinner a Musetti e Zeppieri non ci sono buchi generazionali

di Stefano Izzo | 29 febbraio 2020

Nel momento in cui alcuni luoghi simbolo del nostro Paese si svuotano, desertificati dalla paura spesso degenerata in psicosi di contrarre il Coronavirus, c’è una piazza che scoppia di salute. E’ Piazza Italia, sempre più frequentata e ancora più nobile. Il movimento tennistico maschile cresce, si moltiplica e allarga i propri orizzonti spazio-temporali. Riduttivo parlare di magic-moment azzurro perché, senza peccare di ottimismo (ma facendo comunque i doverosi scongiuri), il periodo d’oro sembra destinato a durare anni. Non è soltanto l’Italia di Berrettini e Fognini. Nella Top 100, nonostante l’uscita di Marco Cecchinato, continuiamo ad avere 8 rappresentanti, grazie all’exploit di Gianluca Mager a Rio. Il 25enne ligure, finalista in Brasile, per la prima volta in carriera ha infranto il fatidico muro, salendo fino alla 77esima posizione. In altre epoche storiche, ci saremmo affrettati a celebrare a dismisura il sanremese, fino a caricarlo di ingombranti aspettative. Mager, come è giusto che sia, può godersi senza eccessive pressioni la prima convocazione in Coppa Davis per la sfida di primo turno con la Corea del Sud. Lui come Stefano Travaglia.

MARGHERITA AZZURRA

Per l’appuntamento di Cagliari, Corrado Barazzutti si è potuto permettere di sfogliare la margherita azzurra senza gridare all’emergenza. Al di là del valore dei sudcoreani, questa Italia può concedersi il lusso di rinunciare al suo numero uno, Matteo Berrettini. Che si prenda il tempo necessario per guarire dal rognoso infortunio agli addominali, e torni più forte di prima. Può attendere anche la chiamata a furor di popolo di Jannik Sinner. Alzi la mano chi non avrebbe voluto vedere l’enfant prodige del nostro tennis subito vestito d’azzurro. Il giovane più precoce della recente storia tennistica mondiale entrerà presto nel club Italia, ma non è necessario bruciare le tappe. Che abbia anche Jannik il tempo utile per veder maturare il proprio talento. Così come può restare in Colorado a godersi la piccola Liv, Andreas Seppi. In tempi di magra, avrebbe fatto comodo l’esperienza del 36enne neopapà, capace poco meno di due settimane fa di spingersi fino in finale nel torneo di New York. E allora ecco che per una volta si accenderanno i riflettori su Lorenzo Sonego, giovane mai abbastanza sponsorizzato. L’incredibile ascesa di Berrettini, la consacrazione di Fognini, hanno in parte eclissato la stella del giovane torinese. La staffetta in Top 10 di Fabio e Matteo ha contribuito quasi a normalizzare il percorso di Lorenzo - ormai stabile tra i primi 50 al mondo - che in tempi non troppo lontani, avrebbe riempito le cronache alle nostre latitudini. Sonego farà da spalla a Fognini, che a Cagliari sarà l’alfiere del team di Barazzutti, più che competitivo nonostante le assenze.

PANORAMA SCONFINATO

E’ accaduto negli ultimi venti anni di avere giocatori che scaldassero i cuori azzurri e dessero la speranza che il lungo inverno fosse passato. Andrea Gaudenzi è stato numero 18 a 22 anni, Filippo Volandri ha scalato l’Atp fino alla posizione numero 25 nel 2007, al compimento delle 26 primavere. Ma raramente, attorno al giocatore di punta, si è visto forgiare un movimento così ampio. Nel 2013 abbiamo celebrato Fognini e Seppi, allora 26 e 29 anni, tra i top 20, mentre l’indomito Paolo Lorenzi ha stampato il suo best ranking di 33 Atp nel 2017 a 36 anni suonati.  Adesso ci guardiamo attorno, ed il panorama appare sconfinato. Fognini, a 32 anni, resta il capostipite di un movimento, sempre più in salute, che non presenta buchi generazionali. Il 23enne Berrettini ha già centrato l’impresa di giocare le Atp Finals, diventando anche il primo italiano nella storia a vincere un match nel Master di fine anno. Mai l’Italia, neanche ai tempi dei quattro moschettieri del 1976, aveva contemporaneamente due giocatori così avanti in classifica. Sonego ha 24 anni e confini ancora da esplorare. L’orizzonte si allarga, pensando a Sinner, 18 anni e un mondo davanti da conquistare. Difficile ipotizzare dove sarà arrivato Jannik tra meno di due anni quando toccherà a Torino ospitare per un lustro le Finali Atp. La speranza, se non la convinzione, è che dall’imminente ricambio generazionale che si annuncia anche dalle parti dei Big Three, gli azzurri possano trarne ulteriori benefici. 

CONCORRENZA E PAZIENZA

Concorrenza e pazienza. Questa le ricetta che ha acceso gli special al luna park Italia. I risultati dell’uno hanno fatto da traino per chi stava dietro. Una rincorsa continua che ha innescato un meccanismo al rialzo. Ingrediente fondamentale come la possibilità di togliere pressione ai più giovani, cui deve essere concesso il tempo necessario per rispettare le tappe di maturazione. Ecco perché si può guardare anche oltre Sinner con rinnovato ottimismo. Se Jannik un anno fa era stato il primo 2001 a qualificarsi per un torneo Atp, qualche giorno fa Lorenzo Musetti a Dubai si è preso il primato per quanto riguarda i classe 2002. Dalla storica vittoria all’Australian Open Junior 2019, il 18enne di Carrara ha proseguito nel suo naturale percorso di crescita che lo ha portato a diventare il miglior 2002 al mondo. Insieme a Giulio Zeppieri, rappresenta il futuro prossimo del tennis italiano. La new Next Gen per guardare oltre l’orizzonte. Piazza Italia è un gran bel vedere.

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