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Bergamo: Borg jr esce ma emoziona. Giustino salva 4 match point

Una discreta partita, contro un avversario (ancora) fuori portata, segna l'esordio tra i professionisti di Leo Borg. Il figlio di Bjorn raccoglie quattro game e si dice soddisfatto. “Il mio livello non è così distante da questo”. E giura di non aver mai visto giocare il padre. Già quattro azzurri agli ottavi: ok anche Arnaboldi, Brancaccio e Vanni

19 febbraio 2020

Luca Vanni, Raul Brancaccio, Andrea Arnaboldi e Lorenzo Giustino hanno centrato l'ingresso negli ottavi di finale del "Trofeo Faip-Perrel", torneo challenger da 46.600 euro di montepremi in corso sul green-set del PalaNorda di Bergamo.Il 34enne di Castel del Piano numero 446 Atp, ha rifilato un 63 64 al francese Tristan Lamasine, numero 220 Atp e decima testa di serie: prossimo ostacolo per il toscano il vincente del match - in programma mercoledì - tra il francese Enzo Couacaud, numero 208 Atp e settimo favorito del seeding, ed il croato Viktor Galovic, numero 262 del ranking mondiale. Il 22enne di Torre del Greco, numero 377 Atp, si è invece aggiudicato con un doppio 64 il derby tricolore contro Matteo Viola, numero 217 Atp e nona testa di serie, e si giocherà un posto nei quarti con il turco Cem Ilkel, numero 199 del ranking mondiale. Il 32enne canturino, numero 292 Atp, ha battuto in rimonta per 26 62 63 il francese Constant Lestienne, numero 201 Atp e sesto favorito del seeding, che un paio d'anni fa gli aveva dato una delle più grandi delusioni della sua carriera battendolo nell'ultimo atto a Portorose (fino a oggi, unica finale Challenger per il lombardo). 
Lestienne gioca un tennis strano, inusuale, in cui alterna palle potenti e colpi senza peso, con rotazioni atipiche e improvvise palle corte. È difficile trovare il giusto ritmo contro di lui, anche se non è dotato di particolare potenza. Arnaboldi ha avuto bisogno di un set per prendere le misure, poi ha trovato il suo miglior tennis in svantaggio di un set e un break. A quel punto ha intascato cinque giochi di fila, peraltro con una serie di giocate molto spettacolari. È stato un match ad alto tasso tecnico, lontano dai ritmi forsennati del power-tennis odierno. Un Arnaboldi in gran spolvero volava sul 4-1, poi bastava un attimo di deconcentrazione per rimettere in partita il francese. Sulla palla break, il giudice di sedia Nicholas Stellabotte dava per buona una risposta di Lestienne, valutata "out" da Arnaboldi. L'azzurro la prendeva malissimo, ma era eccezionale nel rimanere concentrato e strappare ancora una volta il servizio al francese. Il matchpoint, chiuso da una volèe a campo aperto dopo uno scambio infinito, profumava di liberazione per il lombardo: prossimo ostacolo il ceco Zdenek Kolar, numero 219 Atp e 11esima testa di serie, che ha stoppato 76(2) 26 64 Andrea Vavassori, numero 281 Atp.

In serata, nell'incontro che chiudeva il programma di giornata, Lorenzo Giustino, numero 154 Atp e primo favorito del seeding, entrato in gara direttamente al secondo turno, ha rischiato grosso contro il croato Nino Serdarusic, numero 296 Atp, finendo per spuntarla con il punteggio di 67(10) 63 76(7) dopo aver annullato anche quattro match-point. I circa 200 spettatori rimasti fino all'ultimo (quasi mezzanotte) sono tornati a casa soddisfatti, poiché hanno assistito a scambi al fulmicotone e tante soluzioni interessanti. Davvero un bello spettacolo, grazie ai campi in Greenset che hanno reso ancora più giocabile il fondo del Pala Agnelli. Giustino ha perso un primo set infinito, in cui aveva recuperato un break di svantaggio e vinto un game-maratona di 18 punti, seguito da un tie-break in cui ha sciupato tre set-point. Il secondo filava via liscio, mentre il terzo era una battaglia: forte della sua potenza, Serdarusic cercava di comandare con il dritto, mentre il campano (i cui fondamentali sono decisamente più equilibrati) gli cercava il rovescio, accettando un match di corsa e sacrificio. Si arrivava al 6-5 Serdarusic, quando l'italiano gli annullava un primo match-point con un passante di rovescio al termine di uno scambio di oltre 20 colpi. Il tie-break era ancora più emozionante: avanti 3-1, Giustino commetteva due gravi ingenuità che regalavano il sorpasso a Serdarusic, accompagnato a Bergamo da Goran Prpic, ex grande giocatore croato degli anni 80-90. Sul 6-4, il croato aveva due match-point consecutivi. Nel momento del bisogno, Giustino alzava il livello e se la cavava per un soffio (un pizzico di fortuna sul punto del 6-6, con un pallonetto di Serdaruric fuori di pochi centimetri), poi intascava gli ultimi tre punti e tirava un bel sospiro di sollievo. Negli ottavi, giovedì, sfiderà il giovane francese Hugo Gaston, classe 2000, numero 248 Atp e 15esima testa di serie. 

In mattinata primo turno amaro per Francesco Maestrelli (senza ranking), pure lui wild card, che ha ceduto per 62 46 62 al polacco Daniel Michalski, numero 435 Atp, e per Julian Ocleppo, numero 310 Atp, reduce dalla sua prima finale challenger a Bengaluru, sconfitto per 62 64 dal ceco Pavel Nejedly, numero 460 Atp, ripescato in tabellone come lucky loser. Proprio Nejedly sarà l’avversario di secondo turno di Filippo Baldi, numero 243 del ranking mondiale e 16esima testa di serie (“bye” all’esordio).

Sempre al secondo turno sono in corsa Giulio Zeppieri, numero 368 Atp, e Roberto Marcora, numero 150 del ranking mondiale e secondo favorito del torneo, che mercoledì saranno protagonisti di un derby tricolore

Il piccolo Borg cade ma emoziona

Giornalisti. Telecamere. Troupe televisive. Elettricità nell'aria. Curiosità. Può bastare un cognome per scatenare tutto questo? Certo, se il soggetto in questione è Leo Borg, figlio del mitico Bjorn, vincitore di undici Slam tra gli anni 70 e 80, uno dei più grandi tennisti di sempre, un'icona, un idolo, un punto di riferimento per varie generazioni. Leo Borg non dimenticherà il Trofeo Perrel-Faip di Bergamo (46.600€, Greenset), teatro del suo primo match da professionista, ancora prima di frequentare le forche caudine del circuito ITF, che peraltro diventeranno il suo habitat nei prossimi mesi. La permanenza agonistica di Leo al Pala Agnelli è durata 45 minuti, il tempo di incassare un severo 6-3 6-1 da Chun-Hsin Tseng, detto “Jason”, due anni più grande di lui ma già con notevole esperienza. Col suo pressing da fondo, un tennis ad alta intensità, il taiwanese ha soffocato le trame tutto sommato semplici di Borg, la cui gestualità ricorda quella del padre soltanto nelle fantasie degli appassionati meno giovani.

Al contrario, la somiglianza fisica è impressionante. Osservandolo da vicino, si intuisce come mai lo abbiano scritturato per impersonare il padre nel film-cult “Borg vs. McEnroe”. Il piccolo Borg gioca bene, è legittimo aspettarsi una discreta carriera. Fino a dove, non si sa. “Mi piacerebbe diventare numero 1” ha sussurrato nelle risposte-standard confezionate ai giornalisti nella conferenza stampa organizzata nella pancia del Pala Agnelli. Fatto inusuale per un ATP Challenger, necessario se il soggetto in questione – appunto – si chiama Borg. Leo compirà 17 anni il prossimo 15 maggio, ma è già abituato all'interesse di pubblico e appassionati. Nei suoi occhi di ghiaccio non brilla la luce della curiosità, semmai c'è la consapevolezza che questa routine durerà per tutta la carriera. E allora tanto vale abituarsi. Senza neanche passare dagli spogliatoi, giusto il tempo di cambiarsi la maglia e fare un paio di foto con due giovani raccattapalle, eccolo in mezzo a taccuini e telecamere. “È stata un'esperienza molto positiva, mi sono divertito e me la sono goduta. È stata una buona performance” ha detto, alludendo soprattutto al primo set, in cui un solo break ha fatto la differenza. Nel secondo, Tseng gli è scappato via. 

"Papà, non l'ho mai visto giocare"

All'inizio è stato un po' difficile gestire i paragoni con mio padre, ma adesso è tutto ok” dice, come a sviare qualsiasi discorso riguardante il papà-campione. “Certo che abbiamo parlato prima di questa partita – continua – mi ha detto di godermi l'attimo, di divertirmi e non pensare alla vittoria o alla sconfitta”. Che poi sono i consigli di sempre, di un padre che sta a debita distanza da un progetto tecnico che trova sfogo presso la KLTK Academy di Stoccolma, laddove si trova la mitica Kungliga Tennishallen, storico impianto laddove papà si è imposto nel 1980. In Svezia è seguito da Rickard Billing, mentre in giro per il mondo c'è lo sguardo rassicurante di Marios Dimakos, tecnico greco dall'aspetto mite, empatico. Lo protegge senza opprimerlo, sembra davvero la persona giusta per accompagnarlo. Adesso torneranno in Svezia, poi di nuovo da queste parti per giocare un altro Challenger, a Pau, laddove usufruirà di una seconda wild card. “Credo che nel 2020 combinerò l'attività junior e professionistica. Tornerò a giocare tornei giovanili, ma spero di fare anche qualche punto ATP, giocando nei tornei Challenger e negli ITF”.

Quando gli si chiede cosa ha imparato da questa esperienza, risponde sicuro: “Che non sono troppo distante da questo livello”. Avrà tante altre occasioni, anche se non sembra baciato da chissà quale talento. Di lui colpisce la freddezza, una maturità inusuale per un ragazzo della sua età. Il ghiaccio si scioglie appena quando gli fanno il nome della madre, Patricia Ostfield, che – dice la leggenda – si mise a piangere quando Leo decise di giocare a tennis. “Avevo 6 anni, sinceramente non ricordo – dice, con l'occhio finalmente vispo – però adesso è super-contenta di quello che faccio e mi ripete di divertirmi”. Quanto al padre, sostiene di non averlo mai visto giocare. “In tutta la mia vita non è mai capitato di cercarlo su Youtube o rivedere una sua vecchia partita”. Al contrario, non ha dubbi nell'individuare il suo idolo in Rafael Nadal, per lo spirito con cui scende in campo e “La capacità di combattere su ogni palla”. All'inizio sembrava un po' scocciato all'idea di rispondere a tante domande, ma col passare dei minuti si è sciolto, sia pur rifugiandosi sui 2-3 concetti che ripete più volte, figli del desiderio di non fornire assist per approfondimenti e domande più o meno imbarazzanti. Ci vorranno ancora parecchi anni prima che possa abbassare le difese. Probabilmente dovrà rendersi conto quali sono i suoi limiti. Per ora è giusto che continui a sognare. 

Tabelloni e ordine di gioco

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