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Sudamerica, la terra promessa per gli azzurri

Nei tornei sul rosso oltreoceano, in pieno inverno, i tennisti italiani hanno sempre avuto una buona tradizione

di Stefano Izzo | 15 febbraio 2020

Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori… e terraioli. Anche se la storia recente ha scalfito lo stereotipo cucito addosso ai giocatori di casa nostra, in grado di esprimersi al top soltanto sulla terra. Soprattutto le nuove generazioni stanno virando verso la superficie veloce, adattandosi all’evoluzione dei calendari che propongono sempre meno tornei sul rosso. In questo periodo per trovare appuntamenti ATP sulla cara vecchia terra, bisogna volare in Sudamerica, regione che in passato ha regalato ricche soddisfazioni ai nostri giocatori. Ricordiamo un Filippo Volandri in semifinale a Vina del Mar nel 2005, torneo cileno sparito dai radar dell’Atp dal 2014, anno in cui trionfò Fabio Fognini. L’ex tennista toscano ha seminato risultati importanti anche tra Argentina e Brasile. Finale (persa con Carlos Moya) e semifinale a Buenos Aires nel 2006 e 2008, altra finale a San Paolo nel 2012 (sconfitto da Nicolas Almagro). 

UN RED CARPET ALL'ITALIANA

Fognini, che per la prima volta è rimasto in Europa in questo periodo dell’anno rinunciando alla gira sudamericana, nel 2013 è arrivato fino in semifinale ad Acapulco, appuntamento messicano che dal 2014 ha cambiato pelle passando al cemento. Fabio non sarà, quindi, a Rio de Janeiro, torneo che lo ha celebrato finalista nel 2015 (dopo il successo in semifinale su Rafa Nadal) e semifinalista due anni fa, sconfitto prima da David Ferrer e poi da Fernando Verdasco. Il ligure ha iscritto il proprio nome nell’albo d’oro dell’altro seeding brasiliano, San Paolo 2018, che a partire da quest’anno sarà sostituito dall’Atp 250 di Santiago del Cile. Fognini aveva sfiorato il colpaccio anche a Buenos Aires nel 2014, battuto ancora in finale e sempre David Ferrer.

L’impresa nella capitale argentina è riuscita Marco Cecchinato un anno fa: la vittoria in finale sul “peque” Schwartzman ha consegnato al Ceck il terzo titolo in carriera. Baires ha portato fortuna anche a Paolo Lorenzi, protagonista nel 2016 fino alla sconfitta in tre set nei quarti con Rafa Nadal, e pure ad Alessandro Giannessi, partito dalle qualificazioni e giunto fino al secondo turno nel 2017, portando punti pesanti per l’imminente ingresso in Top 100. E a San Paolo nel 2015 ha vissuto la pagina più bella della sua carriera Luca Vanni: dalle qualificazioni fino alla finale (resterà l’unica a livello Atp per il tennista toscano) persa con l’uruguaiano Pablo Cuevas. Una favola da tramandare ai nipotini.

 

DA RIO A SANTIAGO

E allora occhi puntati sullo swing sudamericano. Dopo la fugace apparizione a Buenos Aires, ritroveremo Lorenzo Sonego e Marco Cecchinato a Rio de Janeiro, ATP 500 al via lunedì con la speranza di trovare in tabellone anche Salvatore Caruso, Ganluca Mager, Alessandro Giannessi e Federico Gaio. Non ci sarà di sicuro Matteo Berrettini, costretto a rinunciare all’Open brasiliano ancora a causa dei problemi ai muscoli addominali che già lo hanno tenuto fuori a Buenos Aires. Il numero uno azzurro è nell’entry list di Acapulco, torneo che dal 2015 è passato però dalla terra al cemento. La stagione su terra proseguirà a Santiago del Cile, tappa che va a sostituire l’appuntamento di San Paolo. L’Open cileno, un Atp 250, torna nel calendario 6 anni dopo l’ultima volta a Vina del Mar che, come ricordato, fu appannaggio di Fognini prima di chiudere i battenti nel 2014. Annunciato in tabellone Cecchinato, mentre Caruso dovrebbe partire dalle qualificazioni: che possa essere un nuovo inizio.

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